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13:21 3 Ottobre 2025 | Tempo lettura: 3 minuti

Per restare entro i limiti planetari serve una rivoluzione dei sistemi alimentari: il nuovo report

Il rapporto della commissione EAT‑Lancet denuncia che i sistemi alimentari spingono il mondo oltre i limiti planetari e propone una dieta equa e salutare per persone e Pianeta.

Autore: Redazione
food system boundaries

Un nuovo rapporto denuncia che i sistemi alimentari globali stanno contribuendo in modo determinante al superamento di sette dei nove limiti planetari, aumentando i rischi ecologici globali e causando milioni di morti premature ogni anno.

Come soluzione, il documento propone una trasformazione radicale delle diete e delle politiche alimentari: più cibi vegetali, meno carne, giustizia sociale al centro. Se attuata su scala globale, questa transizione potrebbe dimezzare le emissioni legate al cibo e salvare fino a 15 milioni di vite l’anno, garantendo al tempo stesso equità, salute e sostenibilità entro i confini del pianeta.

I limiti planetari (planetary boundaries) sono soglie quantitative di processi critici del sistema Terra entro le quali l’umanità può operare con minor rischio di destabilizzare l’ecosistema globale. Sono in tutto nove, fra cui il clima, il ciclo dei nutrienti, l’uso del suolo, la biodiversità, l’acqua dolce. Se molte di queste soglie vengono superate, aumenta il rischio di cambiamenti irreversibili.

È di pochi giorni fa la notizia che ben sette dei nove limiti planetari sono ormai superati: tra questi, cambiamento climatico, perdita di integrità della biosfera, uso del suolo, uso idrico, cicli biogeochimici, nuove sostanze chimiche e – ultimo arrivato – acidificazione degli oceani.

Il report della Commissione EAT-Lancet mostra che il sistema alimentare interagisce direttamente con molti di questi limiti attraverso agricoltura intensiva, fertilizzanti, deforestazione, consumo d’acqua, emissioni di gas serra, perdita di biodiversità. Il rapporto suggerisce quindi che il contributo del cibo alle pressioni globali resti entro “quote” compatibili con i limiti planetari, introducendo il concetto di food system boundaries.

Nel dettaglio, per rendere il modello sostenibile e salutare, il rapporto suggerisce una dieta centrata su alimenti vegetali (cereali integrali, legumi, frutta, verdura, noci), con riduzione marcata del consumo di carne rossa, ma calibrata su contesti locali. La produzione globale di legumi dovrebbe quasi triplicare (+190 %), quella delle verdure aumentare di circa il 42‑48 %, mentre la produzione di carne dovrebbe essere ridotta di una forbice compresa fra il 22 e il 27 %.

Se le raccomandazioni fossero adottate su scala globale, si stima che le emissioni legate al sistema alimentare potrebbero calare della metà e si potrebbero prevenire fino a 15 milioni di morti premature l’anno.

Il report è stato pubblicato il 3 ottobre dalla EAT‑Lancet Commission, un gruppo interdisciplinare nato dalla collaborazione fra la fondazione norvegese EAT e la celebre rivista medica The Lancet, che mette insieme esperti in nutrizione, salute, agricoltura, ambiente e giustizia sociale per stabilire obiettivi per diete sane e sostenibili e come inserirle entro i limiti planetari in modo giusto per tutti. Alla sua stesura ha contribuito anche lo Stockholm Resilience Centre, che studia i limiti planetari.

Il rapporto non affronta solo gli aspetti ambientali, ma sottolinea l’importanza delle politiche alimentari. In altre parole, non basta che ciascuno di noi scelga di cambiare dieta. Il rapporto mostra chiaramente che lo spreco alimentare legato al consumo è quasi ininfluente, mentre la maggior parte dello spreco avviene nei processi di post-raccolta e (soprattutto) lavorazione. Dunque è necessario un sostegno politico, economico e normativo per modificare la filiera. Le politiche dovrebbero includere redistribuzione dei sussidi agricoli, tassazione dei cibi insalubri, regolamentazione del marketing e protezione dei produttori vulnerabili.

Il documento conclude che trasformare il cibo nei nostri piatti è un investimento sul futuro: può migliorare la salute umana, ridurre i costi sociali e ambientali e promuovere equità se si agisce con visione, scelte coraggiose e cooperazione.

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