Ciclone Harry, è partita una grande campagna di raccolta fondi per le cooperative di Sicilia e Calabria
Tra il 21 e il 23 gennaio il ciclone Harry ha colpito duramente Sicilia e Calabria, lasciando danni per oltre 2 miliardi di euro. Legacoop lancia una campagna di raccolta fondi.
Tra il 20 e il 23 gennaio il ciclone Harry ha investito diverse regioni del Sud Italia lasciando dietro di sé un bilancio pesantissimo. Secondo le prime stime, i danni superano i 2 miliardi di euro e oltre la metà di questa cifra riguarda la sola Sicilia. La seconda regione più colpita è la Calabria, seguita dalla Sardegna. Venti tempestosi, piogge torrenziali e mareggiate con onde alte fino a 12 metri hanno devastato tratti di costa, compromesso porti e infrastrutture, interrotto o rallentato linee ferroviarie e viabilità, costretto molte attività commerciali a sospendere il lavoro.
In Sicilia il quadro appare particolarmente complesso. A essere colpite non sono solo le famiglie che hanno visto le proprie case invase dall’acqua, ma anche interi pezzi del tessuto economico dell’isola. Le conseguenze riguardano il turismo e i servizi, ma soprattutto comparti già esposti come agroalimentare e pesca.
Sia in Sicilia che Calabria, molte attività legate a pesca e turismo vengono portate avanti da cooperative, che hanno subito danni sia diretti che indiretti. In molti casi sedi e strutture sono state distrutte o fortemente dannegiate: le piogge torrenziali e gli allagamenti hanno invaso magazzini, laboratori, depositi, uffici, stalle, impianti di lavorazione e abitazioni. Nelle aree costiere, le mareggiate hanno colpito porti, approdi, stabilimenti e locali vicini al mare, danneggiando beni, attrezzature e scorte. A questi costi si aggiungono le perdite legate all’interruzione delle attività.
Di fronte a questo scenario, Legacoop Nazionale ha attivato una campagna di solidarietà in favore delle cooperative che hanno subito i danni più ingenti, in particolare in Calabria e Sicilia. L’invito è rivolto alle cooperative aderenti a Legacoop e ai loro soci, chiamati a contribuire attraverso una raccolta fondi destinata a sostenere la ripartenza delle realtà colpite. La scelta si inserisce in una pratica già sperimentata in altre emergenze, con l’idea che la ricostruzione non possa essere affidata solo agli interventi pubblici, ma abbia bisogno anche di reti mutualistiche capaci di reagire in tempi rapidi.
A questa iniziativa aderisce anche ènostra, cooperativa energetica che fornisce energia rinnovabile ai propri soci e promuove un modello partecipato, etico e decentralizzato di produzione e consumo energetico. Già nel 2023, durante le alluvioni in Romagna, ènostra aveva sostenuto insieme a Legacoop la campagna “Un abbraccio ai braccianti”, a supporto delle cooperative agricole del territorio. Oggi rinnova quell’alleanza solidale in favore delle cooperative siciliane e calabresi, sottolineando come territori diversi siano sempre più accomunati da una stessa matrice: la crescente frequenza e intensità di eventi climatici estremi che colpiscono economie locali, lavoro e coesione sociale.
Secondo le analisi scientifiche di ClimaMeter, il ciclone Harry è stato reso più devastante dal cambiamento climatico. Le condizioni meteorologiche osservate alla fine di gennaio 2026 risultano associate a cicloni più intensi rispetto a eventi analoghi del passato. In particolare, la velocità del vento avrebbe registrato valori circa il 15% più alti e la forza dell’evento non sarebbe spiegabile con la sola variabilità naturale. È un elemento che invita alla cautela ma anche a una lettura più ampia: nel Mediterraneo i cicloni tendono a intensificarsi in un clima che cambia, aumentando il rischio combinato di danni da vento, inondazioni costiere e alluvioni improvvise, soprattutto nelle aree più fragili del Mezzogiorno.
L’attivazione delle reti mutualistiche è fondamentale non solo dal punto di vista economico, ma anche nel fornire un supporto emotivo e far sentire le attività e le persone colpite dal disastro meno sole. Tuttavia servono anche fondi più cospicui e strutturali. L’Unione Europea può intervenire con il Fondo di solidarietà, ma solo se l’Italia ne fa richiesta nei tempi previsti, ovvero 12 settimane dai primi danni (significa entro i primi di aprile). Bruxelles si è detta disponibile a supportare la procedura, ma l’iniziativa deve partire da Roma: senza una domanda formale del governo, né i fondi per emergenza e ricostruzione né l’assistenza operativa degli altri Stati membri possono essere attivati.






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