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12:36 23 Febbraio 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

Un corteo di protesta ha salutato la chiusura delle Olimpiadi invernali, a Verona

Domenica, in occasione della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, un corteo “No Olimpiadi” ha sfilato a Verona per criticare gli impatti ambientali, la spesa pubblica e la sicurezza dei giochi.

Autore: Redazione
corteo protesta olimpiadi invernali verona
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Nel pomeriggio di domenica 22 febbraio 2026, mentre nell’Arena di Verona fremevano i preparativi per la cerimonia di chiusura delle olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, per le vie della città si è svolta la manifestazione nazionale di protesta promossa dalla rete “Olimpiadi No Grazie”. Della rete fanno parte alcune realtà locali assieme a sigle nazionali: Circolo Pink, Paratodos, Rete per la Palestina, Sanitari per Gaza, Rifondazione comunista.

Dopo le proteste che hanno accompagnato la marcia di avvicinamento all’evento, la cerimonia di apertura e lo svolgimento delle Olimpiadi, anche la cerimonia di chiusura è stata caratterizzata da un evento di protesta. Il corteo è partito da Porta Palio e si è mosso lungo le vie del centro in direzione dell’area Arsenale, restando ai margini del dispositivo di sicurezza predisposto per la cerimonia di chiusura dei Giochi in Arena. Le stime sulla partecipazione oscillano fra i 300 e i 500 partecipanti secondo la cronaca locale.

I motivi della protesta spaziano dall’impatto ambientale, ai costi pubblici, alle ricadute sociali dei giochi olimpici. La rete parla di «profonde contraddizioni» e contesta l’idea di Olimpiadi a «impatto zero», sostenendo inoltre che i costi complessivi abbiano superato i 7 miliardi. Gli organizzatori hanno contestato un evento che, «sconvolge i boschi», «versa cemento su suoli fragili» e «aggrava le disuguaglianze sociali».

«Siamo qui per difendere il nostro territorio dalla speculazione… e dal costo insostenibile richiesto per partecipare agli eventi», ha dichiarato a Reuters Giannina Dal Bosco, attivista di 76 anni. Mentre Francesca, 34 anni, da Vicenza ha detto: «Il paesaggio è stato sfigurato dalle nuove strutture olimpiche», aggiungendo che hanno costruito «mostri di cemento come la pista da bob» e che sarebbe stato meglio impiegare il denaro pubblico in opere per la sicurezza idrogeologica e piani per la casa.

Gli organizzatori hanno contestato anche l’impatto sulla città, con «zone rosse militarizzate» e una carenza di dialogo con i territori. Infine, parte della contestazione era rivolta a sponsor e questioni internazionali. Daily Verona riporta critiche rivolte a partner finanziari citati esplicitamente (tra cui Eni e Leonardo) e alla scelta di ammettere gli atleti di Israele; Reuters segnala anche simboli di solidarietà con la Palestina durante il corteo.

Per far fronte alla manifestazione, il Comune aveva comunicato in anticipo misure di viabilità e un quadro di aree a accesso controllato (“Zona Gialla”) attive nella giornata, spiegando l’obiettivo di contenere i disagi e gestire un evento ad alta esposizione. Ansa ha parlato di un corteo “blindato” da un imponente schieramento di forze dell’ordine, anche alla luce di timori di infiltrazioni violente dopo quanto accaduto a Milano all’inizio dei Giochi. Il corteo si è svolto pacificamente e non sono stati segnalati scontri o disordini.

Nelle stesse ore attivisti e attiviste di Extinction Rebellion hanno appeso uno striscione di 25 metri con su scritto “Fermare l’ecocidio” sul vecchio trampolino olimpico di Pragelato, per denunciare la distruzione degli ecosistemi alpini e gli enormi investimenti in impianti destinati all’abbandono.

“La sua realizzazione costò 35 milioni e oggi risulta in stato di abbandono da tanti anni”, si legge in un post sui canali social del movimento. “Mentre altre opere, come la pista da bob di Cesana – costata 110 milioni – verrà smantellata al costo di ulteriori 10 milioni, dopo essere stata sottoutilizzata per 5 anni e poi abbandonata. Come se non bastasse, diversi esponenti politici stanno tentando di portare in Piemonte alcune gare delle Olimpiadi invernali 2030 – previste nelle Alpi francesi -, mentre in quei territori i comitati locali protestano da mesi per l’assenza di consultazione della cittadinanza su un evento così impattante”.

Conclude XR: “Scriviamo una nuova fine a questa storia: per preservare gli ecosistemi, proteggere le montagne dalla speculazione e garantire uno sport che sia davvero sostenibile. Ribelliamoci insieme: per la Terra e per le generazioni future”.

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