Crisi in Iran, umanitaria ma anche ambientale e sanitaria
I medici per l’ambiente prendono posizione sulla crisi in Iran puntando i riflettori sulla crisi ecologica e sanitaria.
La crisi in Iran continua ad aggravarsi. Dal 28 dicembre – giorno del “ritorno di fiamma” dei moti anti-regime, in realtà mai sopiti da anni – la risposta delle autorità alle manifestazioni contro la situazione economica del paese e la repressione del dissenso e della libertà di opinione è stata brutale. Fino a qualche giorno fa la fondazione del premio Nobel per la pace Narges Mohammadi parlava di almeno 2000 morti, mentre oggi il canale d’informazione iraniano con sede a Londra Iran International ipotizza fino a 12.000 morti.
Alla tragedia umanitaria, sociale e politica se ne affianca un’altra, su cui pone l’accento ISDE Italia, l’associazione dei medici per l’ambiente: “L’Iran è oggi colpito da una grave emergenza di salute planetaria, scarsità idrica, desertificazione, inquinamento atmosferico, degrado degli ecosistemi, insicurezza alimentare e impatti sanitari crescenti, in particolare sulle fasce più vulnerabili. Questi fenomeni non sono eventi naturali isolati, ma il risultato di scelte politiche, economiche e geopolitiche”, scrivono i medici.
Ma la preoccupazione dell’ISDE è destata anche dalle condizioni a cui sono sottoposti colleghi e colleghe in Iran: “La repressione del dissenso, la limitazione delle libertà civili e la criminalizzazione di attivisti ambientali, ricercatori e operatori sanitari compromettono la capacità di prevenire, monitorare e affrontare le emergenze sanitarie e ambientali. Senza trasparenza, partecipazione e libertà scientifica, la tutela della salute pubblica diventa impossibile. Segnaliamo con allarme persecuzioni e arresti di professionisti sanitari, ostacoli all’accesso alle cure per persone ferite durante le proteste, censura o manipolazione di dati ambientali e sanitari e repressione delle mobilitazioni popolari legate all’acqua, al lavoro e alla salute”.
La crisi in Iran ha dunque diverse facce: ambientale, politica, sanitaria. Di fronte a essa, ISDE prende una posizione forte e invita tutti a fare lo stesso: “Come medici e come cittadini, affermiamo che la salute è un bene globale e politico, non neutrale rispetto ai rapporti di potere; che non esiste Planetary Health senza diritti umani, pace e giustizia ambientale; che la protezione degli operatori sanitari, dei ricercatori e degli ambientalisti è una priorità etica internazionale.
In conclusione, i medici per l’ambiente avanzano diverse richieste indirizzate alla comunità nazionale e internazionale, alle istituzioni sanitarie globali e ai governi: garantire la tutela dei professionisti della salute, assicurare accesso alle cure e ai farmaci, promuovere trasparenza scientifica e ambientale, valutare sistematicamente gli effetti sanitari e ambientali delle scelte geopolitiche. “Il silenzio di fronte a queste violazioni non è neutralità: è corresponsabilità”, chiosa l’associazione.






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