Danilo Casertano, il maestro di strada che di strada ne ha fatta. La lettera
Educatore e innovatore pedagogico, Danilo Casertano ha ricevuto una menzione al Premio Nazionale del Paesaggio del Ministero della Cultura per il lavoro sui Patti educativi di comunità svolto con il Comune di Valdobbiadene. Pubblichiamo una sua lettera.
Quando abbiamo incontrato la prima volta Danilo Casertano era il 2012. Faceva il maestro di strada con una passione fuori dal comune in un quartiere piuttosto malfamato di Ostia Antica; insegnava in una stanza che nel pomeriggio, dopo le lezioni per i bambini, ospitava il circolo bocciofilo per anziani, ma aveva già in mente di cambiare il sistema scolastico italiano. La sua Associazione Manes era nata pochi anni prima, nel 2009, attorno all’idea di una “scuola di tutti”, che fosse aperta, comunitaria, meno burocratica e più capace di riconoscere i talenti individuali.
Sono successe molte cose, da allora. Danilo è stato cofondatore dell’esperienza pionieristica dell’Asilo nel bosco di Ostia, così come dell’Asilo del Mare, contribuendo alla diffusione della outdoor education in Italia, ha lanciato piattaforme educative come Scuole Naturali e Scuole Sostenibili, è diventato consulente pedagogico e docente di Outdoor Education all’università LUMSA di Roma.
Nel frattempo ha iniziato a dedicarsi ai patti educativi di comunità, ovvero il tentativo di incidere sul sistema educativo nel suo insieme, collegando scuola, famiglie, territorio, natura e comunità locali.
Proprio il lavoro sui Patti educativi di comunità lo ha portato il 17 marzo 2026 a ricevere una menzione al Premio Nazionale del Paesaggio del Ministero della Cultura. Il riconoscimento è arrivato nell’ambito dell’esperienza sviluppata con il Comune di Valdobbiadene, dove il Patto educativo di comunità è stato inserito dentro un più ampio progetto di rigenerazione del patrimonio rurale e di costruzione di una cultura condivisa del paesaggio, capace di coinvolgere nuove generazioni, abitanti e persone con disabilità. Danilo ha ritirato il premio assieme al sindaco di Valdobbiadene Luciano Fregonese e ad Andrea Rossetto di Terre Srl.
Insomma, Danilo Casertano, con la sua capacità di sognare e il suo sguardo sistemico, è una delle persone che più ha contributo a sperimentare ed evolvere il sistema educativo nel nostro Paese negli ultimi anni. Ma oltre a tutto ciò, è anche un amico fraterno di molte persone del nostro staff. Così, quando Andrea Degl’Innocenti, direttore responsabile di Italia che Cambia, gli ha chiesto di commentare questa notizia “come se fosse una persona seria”, ha risposto con una lettera, che pubblichiamo integralmente:
«Caro Andrea,
tu mi chiedi di scrivere come se fossi una persona seria, ma le uniche persone serie che conosco sono i bambini e quelli fintamente cresciuti tipo te.
Oggi mi hanno invitato a una festa che si chiama premio del paesaggio italiano ci siamo visti alla Casa della Cultura del Ministero, ma il padrone di casa non c’era, cioè doveva esserci per consegnare il regalo al festeggiato ma poi ha avuto un imprevisto. Non so se sei mai stato al Collegio Romano, io ne avevo solo sentito parlare ma ti assicuro che è un bel posto dove organizzare una festa.
Ci siamo visti nella sala Spadolini, che a me ha risvegliato un sacco di ricordi anni ’80 e le vignette di Forattini, ma forse tu sei troppo giovane e non te le ricordi.
Mi accompagnavano il sindaco di Valdobbiadene, Luciano Fregonese — non so se hai mai sentito parlare del “sindaco che cammina”, è finito pure sul New York Times, in fondo cosa ha New York che la provincia di Treviso non abbia — e c’era pure il mio amichetto di scorribande paesaggistiche, l’architetto di Terre Srl Andrea Rossetto.
Un gruppo di donne meravigliose ci ha accolti e ci ha spiegato come sarebbe andata la giornata. Avrebbero prima raccontato un po’ di storie, potevano sembrare favole e infatti lo erano proprio, si sa che sono le uniche storie che hanno il potere di guarire e cambiare il mondo.
Ci hanno fatto viaggiare in tutta Italia: la tutela della macchia mediterranea, oasi in ospedale, museo del mare, tratturi, pecore, castagni, post industriale, post minerario, salvaguardia delle coste… tutte storie dell’Italia che cambia, di co-progettazioni tra enti pubblici e terzo settore, fondazioni, associazioni, umani che non dominano la natura ma la coltivano, la accarezzano, la rigenerano quando è stata violata, seminano dove si sta inaridendo, o per mancanza d’acqua o di cura.
Noi eravamo lì ad ascoltare rapiti e ci domandavamo quando ci avrebbero chiamato.
La sorpresa più grande è stata quando abbiamo capito che la nostra storia sarebbe stata raccontata e che avrebbe avuto una menzione speciale.
Come tutte le feste che si rispettino ci è stata data anche la merenda e tra un caffè e un pasticcino abbiamo cominciato a fare amicizia con gli altri bambini cresciuti e sembrava che ci si conoscesse da tempo, in fondo è facile sentirsi a proprio agio quando si gioca agli stessi giochi.
Nella seconda parte ci hanno chiamato e hanno letto la nostra storia:
C’era una volta un territorio fatto di colline, case antiche e sentieri dimenticati.
Un luogo bello, ma silenzioso, come se avesse perso le parole per raccontarsi.
Gli abitanti lo attraversavano ogni giorno, ma senza più vederlo davvero.
Un giorno accadde qualcosa di insolito.
Un saggio druido di nome Miro accolse due viandanti smarriti ma curiosi e gli insegnò a guardare le colline con gli occhi del Genius Loci.
Cominciarono a camminare insieme invitando i nobili del villaggio, ovvero i bambini. Cantavano, disegnavano mappe, si nutrivano del nettare del paesaggio.
Impararono a guardare i muri, gli alberi, le pietre come se fossero maestri.
Diventarono così custodi, interpreti, guide di un paesaggio che finalmente li riconosceva.
Questa storia si chiama Strada dei Bambini.
A proposito, non ti ho detto il festeggiato!
Alla fine abbiamo scoperto che il premio l’ha vinto la Magnifica Comunità della Val di Fiemme, ha mille anni ma se li porta benissimo: fondata nel XII secolo, questa “vicinia” gestisce circa 20.000 ettari di patrimonio boschivo, garantendo che le risorse non vengano sfruttate oltre la loro capacità di rigenerazione e che, dopo Vaia, ha dimostrato di saper risorgere ancora più sostenibile e felice.
Che dirti amico mio, è stata una giornata pazzesca e la notizia più bella l’ha data alla fine il prof. Paolo Castelnovi, che è un po’ il papà del premio: daranno vita a un soggetto giuridico che sarà una rete di associazioni ed enti, Paesaggi Attivi, perché le buone pratiche sono bellissime ma per cambiare il mondo bisogna metterle a sistema.
Ah, per concludere: il premio è come il Festival di Sanremo, chi vince va all’Eurovision del paesaggio che si chiama Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa».





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