Mentre Torino ribolle, un documentario vuole raccontare la storia di Filorosso, storico spazio occupato in Calabria
È online la campagna di raccolta fondi per realizzare un documentario su Filo Rosso, spazio occupato e autogestito nato 30 anni fa nel campus dell’Università della Calabria.
In un periodo in cui, in diverse città italiane, gli spazi sociali vivono un clima di repressione e delegittimazione, il gesto di di filmare e raccontare una storia di autogestione e resistenza che dura da 30 anni assume un significato e un’urgenza particolari. È anche da queste considerazioni che nasce “Filo Rosso. 30 anni di storie ribelli”, il documentario prodotto da Halibut Film – casa di produzione cinematografica indipendente con sede a Roma – che racconta la storia di uno spazio occupato e autogestito in Calabria, nato nel 1995 nel campus dell’Università della Calabria.
Per portare a termine il progetto, la produzione ha appena avviato una campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso con l’obiettivo è raccogliere 15.000 euro per chiudere il budget e completare il film.
Il documentario ricostruisce trent’anni di vita di Filorosso, uno spazio di aggregazione autogestito nato nel 1995 nel campus dell’Università della Calabria ad Arcavacata, quando un gruppo di studenti occupò laboratori dismessi trasformandoli in un luogo dedicato a creatività, arte e socialità. Il racconto, spiegano gli autori, intreccia memoria e presente seguendo anche l’archivio video raccolto negli anni e le voci di chi ha attraversato quello spazio, con un’attenzione particolare a due figure rimaste sul territorio.
Dal 2004 lo spazio ha assunto la forma e il nome di DAM (Dipartimento Autogestito Multimediale). Si tratta di quasi 200 metri quadrati gestiti dall’associazione Entropia, fondata due anni dopo quella occupazione e che ne ottiene l’assegnazione solo con l’arrivo del nuovo millennio. Il DAM è composto da una sala studio, una sala informatica, una sala stampa, una sala prove di teatro, danza e musica, una sala attrezzata per eventi socio-culturali, la postazione per una radio, un ufficio che è una sorta di centrale operativa, uno spazio di lavoro condiviso per volontari e tirocinanti, che grazie ai progetti passano da qui. Poi c’è un ingresso-bar, lo spazio dell’accoglienza, che da un paio di anni è anche un circolo Arci.
«Si tratta di una delle esperienze più incredibili che abbia mai incontrato in questi 20 di viaggi alla scoperta dell’Italia che cambia, di sicuro la più bella nel suo genere», ha commentato Daniel Tarozzi, fondatore di Italia che Cambia. «Uno spazio in continuo fermento, ricco di stimoli, all’interno di un campus universitario di eccellenza, a Cosenza».
La campagna di raccolta fondi ha anche ottenuto un sostegno tramite un bando della Calabria Film Commission e gode della collaborazione con Entropia APS e AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, con produzione esecutiva di Lago Film. Ha inoltre il patrocinio non oneroso dei Comuni di Cosenza, Cittanova, Rende e Cerisano.
L’intenzione, oltre al circuito festivaliero, è costruire un tour di proiezioni fuori dalle sale tradizionali, in collaborazione con UCCA APS e ARCI Nazionale, per raggiungere pubblici che di solito restano ai margini dell’offerta culturale. Gli autori pensano anche che raccontare spazi collettivi possa rafforzare legami, partecipazione e senso di appartenenza.
Per chi vuole contribuire, la campagna prevede ricompense (dai ringraziamenti nei titoli al link per vedere il film, fino a iniziative legate alle proiezioni) e, soprattutto, la possibilità di sostenere un racconto che prova a trasformare una storia locale in un racconto collettivo.






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