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11:45 2 Dicembre 2025 | Tempo lettura: 5 minuti

La finanza etica in Europa performa meglio di quella tradizionale

Secondo l’VIII rapporto sulla finanza etica in Europa, “Capitale comune”, appena pubblicato, la finanza etica porta risultati migliori di quella tradizionale per qualità del credito e impatto sociale.

Autore: Redazione
finanza etica

Nel 2023 le banche etiche e hanno gestito 79 miliardi di euro in attivi – nel 2018 era poco più di 51 miliardi – mantenendo un rapporto prestiti/attivi del 67,91%, rispetto al 60,9% dei grandi istituti europei e oltre il 70% dei prestiti erogati è stato destinato all’economia sociale. Ecco cosa emerge dall’ottavo rapporto sulla finanza etica in Europa, “Capitale comune”, presentato nei giorni scorsi da Fondazione Finanza Etica, dalla Fundacion Finanzas Eticas e da Federazione Europea delle Banche e Finanziatori Etici e Alternativi (Febea) al Parlamento Europeo.

Le banche etiche mostrano una forte qualità creditizia. Ma non è solo il rapporto prestiti/attivi a performare meglio nelle banche etiche rispetto agli istituti tradizionali: i crediti deteriorati, infatti, si sono attestati all’1,61%, contro l’1,89% delle banche tradizionali; il rendimento degli attivi (ROA) ha raggiunto lo 0,75%, superiore allo 0,64% delle grandi banche. Numeri, questi, che dimostrano quanto la finanza etica non sia solo socialmente responsabile, ma anche solida dal punto di vista finanziario: nel 2023 le banche etiche europee hanno rafforzato l’economia sociale, hanno mantenuto un’elevata qualità del credito e sostenuto progetti sociali e comunitari dimostrando come la finanza etica possa coniugare stabilità finanziaria e impatto sociale. “L’impatto etico può allinearsi alla sostenibilità economica”, si legge nel rapporto.

Le banche etiche sono finanziatrici chiave dell’economia sociale. Hanno, infatti, destinato oltre il 70% dei loro prestiti a cooperative, mutue, associazioni e fondazioni, contro il 19% delle grandi banche. In alcuni casi, fino al 93% dei prestiti è andato a microimprese spesso escluse dal credito tradizionale. L’economia sociale è sempre più riconosciuta per il suo contributo all’inclusione sociale, all’occupazione e allo sviluppo regionale.

Sostenendo queste organizzazioni, le banche etiche contribuiscono a creare posti di lavoro, promuovere investimenti locali e rafforzare la coesione sociale in Europa. L’economia sociale in Europa comprende 4,3 milioni di organizzazioni, con un fatturato di 913 miliardi di euro e 11,5 milioni di persone lavoratrici, pari al 6,3% della forza lavoro. Queste organizzazioni includono cooperative, mutue, associazioni e fondazioni che adottano modelli di governance democratica e reinvestono i profitti nelle comunità.

Secondo il rapporto, il 70% dei prestiti delle banche etiche ha avuto effetti positivi ambientali o sociali, rispetto al 19% delle grandi banche. Le banche etiche hanno inoltre mostrato maggiore diversità di genere nei ruoli dirigenziali – la percentuale di donne impiegate nelle banche etiche europee è il 56,12% contro il 47,11% dei grandi istituti e applicano criteri più rigorosi rispetto a investimenti in armamenti, combustibili fossili o aziende che violano i diritti umani.

Peru Sasia, presidente di Febea, la Federazione Europea delle Banche e Finanziarie Etiche e Alternative, ha dichiarato: “I dati di questa ricerca smontano il mito che la finanza etica sia una nicchia. Dimostrano che è possibile e già esiste un modello alternativo di intermediazione, basato su capitale di qualità, credito diretto alle famiglie e alle imprese, e valutazioni sociali e ambientali, che sta funzionando, producendo stabilità finanziaria e benefici concreti per la società. La ricerca evidenzia che l’attenzione all’economia sociale non è destinata a rimanere un fenomeno temporaneo o occasionale”.

“Sebbene la politica europea – prosegue Sasia – abbia recentemente rivolto l’attenzione ad altri fronti, in particolare competitività e Difesa, le ragioni strutturali che rendono l’economia sociale un fattore determinante per qualsiasi strategia di sviluppo dei Paesi europei richiedono attenzione e risorse, come indicato nel Piano d’Azione per l’Economia Sociale della Commissione e nella Raccomandazione del Consiglio europeo.”

Raccomandazioni per le politiche europee. Il rapporto propone diverse raccomandazioni per i decisori pubblici: sviluppare strumenti di capitale adatti a microimprese e cooperative invece di basarsi esclusivamente sul credito; semplificare e rendere accessibili le garanzie pubbliche; coinvolgere direttamente le organizzazioni dell’economia sociale nella definizione delle politiche finanziarie. Il rapporto avverte anche contro il rischio di etichettare come “sostenibili” settori dannosi come la produzione di armi, sottolineando che pace, coesione sociale e transizione ecologica devono essere al centro delle politiche di finanza sostenibile.

Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica, ha dichiarato che “il quadro che emerge è chiaro: la finanza etica è solida, in crescita e produce impatti concreti sull’ambiente, sulla società e sull’occupazione. L’Europa deve ascoltare questo attore se vuole orientare le proprie scelte verso coesione, sostenibilità e pace. Anche nel contesto della revisione delle politiche di coesione europee – che, non senza discussioni, accompagna il processo di definizione del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) dell’Unione Europea 2028–2034 – la questione delle condizioni per favorire lo sviluppo dell’economia sociale in Europa, anche attraverso la finanza etica, è destinata a occupare una posizione non marginale nell’agenda dei prossimi anni”.

E conclude: “L’economia sociale in Europa contribuisce sia alla crescita economica sia al progresso sociale, in termini di minore disoccupazione, riduzione della povertà e, più in generale, miglioramento della qualità della vita, in particolare per i gruppi più vulnerabili. Senza clamore, ha dimostrato di essere un fattore di sviluppo economico, inclusione sociale e resilienza territoriale. Pertanto, anche un approccio alle politiche orientato alla competitività non può ignorare l’importanza fondamentale della coesione sociale e degli attori che lavorano per difenderla e rafforzarla.”

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