Giornata delle persone con disabilità: oltre le celebrazioni di facciata serve un nuovo modello
Oggi 3 dicembre è la Giornata internazionale delle persone con disabilità, un momento per riflettere sull’approccio politico e culturale a questa condizione.
Istituita dalle Nazioni Unite nel 1981, la Giornata delle persone con disabilità si celebra ogni anno per simboleggiare gli sforzi per la promozione dei diritti e del benessere delle persone con disabilità e ribadire il principio di uguaglianza e la necessità di garantire loro la piena ed effettiva partecipazione alla sfera politica, sociale, economica e culturale della società. Spesso tuttavia non è così. In Italia il riferimento normativo è ancora la legge 104, che risale al 1992, ovvero 33 anni fa. Un periodo di tempo molto lungo in cui sta cambiando l’approccio alla disabilità.
Il modello italiano ha una forte impronta assistenzialistica, mentre oggi attivisti e attiviste, associazioni e aziende che si occupano di diritti delle persone con disabilità e più in generale di accessibilità puntano molto l’attenzione sulla necessità di sviluppare le autonomie, sul tema del “dopo di noi” e su nuovi connotati da dare alle figure dei caregiver. A questo proposito Luca Trapanese – attivista e Assessore al Welfare del Comune di Napoli – sostiene che “la dimostrazione più forte che le istituzioni dovrebbero guardare alla disabilità con una prospettiva operativa, produttiva, generativa, non solo sociosanitaria.
È abbastanza netta la differenza di approccio anche in altri settori nevralgici per la vita delle persone con disabilità, come quelli della scuola e del lavoro. Rispetto al primo, se da un lato l’Italia è un esempio virtuoso, poiché da molto tempo – per la precisione dal 1977 – ha abolito le classi speciali, da un recente sondaggio risulta che il 27% degli insegnanti interpellati è favorevole alla loro ricostituzione. Questo si scontra anche con la figura dell’insegnate di sostegno, che recentemente il Governo ridisciplinata dal Governo con il DL 71 del luglio 2024, in senso peggiorativo secondo gli addetti ai lavori, con percorsi poco inclusivi per bambini e bambine con disabilità e poco professionalizzanti per gli insegnati.
La situazione non è tanto più rosea nel mondo del lavoro, con alcune eccezioni virtuose. È di pochi giorni fa la denuncia di un’ingegnera che ha visto respingere il suo curriculum poiché “la sua disabilità superava il 75%” – questa la motivazione. “Come categoria protetta, mi sto scontrando con una realtà durissima: aziende che preferiscono evitare, aziende che si spaventano, aziende che addirittura preferiscono pagare penali piuttosto che assumere chi ha reali difficoltà”. Di segno opposto l’iniziativa lanciata da Nico Acampora, fondatore del progetto di imprenditoria solidale Pizzaut, che proprio per celebrare la Giornata internazionale delle persone con disabilità ha annunciato l’assunzione di tre persone con autismo nella pizzeria.
“Per noi il 3 dicembre non è solo la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, ma è anche il giorno in cui celebriamo il valore della diversità e la potenza del lavoro e dell’inclusione. Queste assunzioni rappresentano un passo concreto verso una società più giusta e siamo particolarmente orgogliosi di vedere come altri 10 ragazzi autistici stiano terminando con successo il loro percorso alla PizzAut Academy, pronti ad affrontare il mondo del lavoro. Il loro impegno dimostra come l’autismo non sia necessariamente un limite all’occupabilità quando si offrono le giuste opportunità e il giusto supporto”, ha detto Acampora.
Infine non bisogna dimenticarsi di contestualizzare questa ricorrenza nello scenario globale attuale. Lo fa Marianna Lentini – sociologa, l’abbiamo intervistata qui –, che fa notare come “l’OMS stimi che a Gaza oltre 22.500 feriti abbiano subito lesioni life-changing permanenti, inclusi almeno 5.000 amputazioni, danni spinali, cerebrali e ustioni gravi che richiederanno cure riabilitative a vita. I bambini rappresentano una quota sproporzionata: UNICEF e Informare unH! confermano almeno 21.000 bambini con disabilità permanenti su 40.500 feriti minorenni. Queste cifre rischiano di crescere, poiché il 25% dei feriti necessita di riabilitazione immediata, ma il collasso sanitario rende molte lesioni temporanee permanenti”.






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