Le motivazioni dietro al grande sciopero ferroviario che inizia questa sera
Le sigle parlano di condizioni di lavoro stressanti e ritmi giudicati insostenibili e chiedono più tutele su sicurezza e manutenzione.
Dopo lo stop nel comparto aereo del 26 febbraio, da stasera si fermano i treni. Dalle 21.00 di oggi venerdì 27 alle 20.59 di sabato 28 è annunciato uno sciopero che può tradursi in cancellazioni e variazioni su Alta Velocità, lunga percorrenza e regionali, con fasce di garanzia e servizi minimi indicati dai gestori.
La protesta sui binari nasce da una somma di vertenze e sigle diverse, ma converge su alcuni punti: richieste di migliori condizioni di lavoro, critica a turni e ritmi percepiti come non sostenibili, domanda di più tutele su sicurezza e manutenzione, in particolare nel comparto merci. In un comunicato, CUB Trasporti e SGB parlano di carichi di lavoro “infiniti”, organizzazione e standard che, a loro giudizio, stanno comprimendo sicurezza e qualità del servizio.
Dal punto di vista degli orari di lavoro, secondo i sindacati il problema principale è l’insieme di turni, reperibilità, tempi di recupero e imprevedibilità tipici di un servizio 24/7, dove anche piccoli scostamenti (un guasto, un rallentamento, un cambio materiale) ricadono su personale “a catena” e comprimono riposi e vita privata. Nei profili più esposti (macchinisti e personale di bordo) pesano soprattutto i turni spezzati e le rotazioni con notti e mattine molto ravvicinate: se passi da un servizio serale a uno che parte all’alba, o fai più notti consecutive, il sonno rischia di diventare discontinuo e frammentato.
La letteratura sulla fatica nei macchinisti mostra che gli orari su 24 ore e la variabilità della programmazione sono fattori che aumentano rischio di sonno insufficiente e di affaticamento, con ricadute su attenzione e qualità del lavoro. Un problema non da poco in un è un ambito cosiddetto safety-critical in cui un errore, un guasto o una decisione sbagliata può avere conseguenze gravi: feriti o morti, incidenti rilevanti, danni ambientali o interruzioni di servizi essenziali.
Il tema dello stress lavorativo può sembrare un controsenso in un’epoca caratterizzata dall’automazione in cui, in teoria, dovremmo lavorare tutti di meno. In realtà c’è un effetto economico-organizzativo ampiamente trattato: se la tecnologia consente di far circolare più treni o di “spremere” meglio gli asset, le aziende tendono a usarla per aumentare produttività e offerta (più corse, maggior utilizzo dei mezzi), non necessariamente per ridurre i carichi individuali.
Questa mobilitazione si inserisce in settimane di alta tensione nel settore trasporti: rinnovi contrattuali, organici, turnazioni e sostenibilità del lavoro tornano al centro non solo nelle ferrovie, ma anche in aviazione e nel trasporto pubblico locale.






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