Un’altra ombra sulle olimpiadi invernali: muore di freddo un vigilante a Cortina
La morte di Pietro Zantonini, deceduto a Cortina mentre sorvegliava lo stadio del ghiaccio, è l’ennesimo gravissimo fatto che condiziona le olimpiadi invernali che stanno per iniziare.
Si chiamava Pietro Zantonini il 55enne morto nella notte fra l’8 e il 9 gennaio a Cortina. L’uomo è deceduto durante il suo turno di guardia: faceva infatti il vigilante presso lo stadio del ghiaccio, uno degli impianti principali delle olimpiadi invernali, il cui inizio è previsto per il 6 febbraio e che si terranno fra la località dolomitica e Milano. La notte in cui Zantonini è morto le temperature hanno toccato i 10° sotto zero: condizioni di lavoro difficilmente sopportabili, per le quali il vigilante si era già lamentato nei giorni precedenti.
Al fine di chiarire cause esatte della morte ed eventuali responsabilità, la Procura di Belluno ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia. Pietro Zantonini svolgeva il suo lavoro in un gabbiotto riscaldato solo da una stufetta elettrica, da cui si allontanava ogni due ore per compiere giri di perlustrazione. La Fondazione Milano Cortina 2026, che ha ribadito l’impegno sul fronte della sicurezza, sottolinea di non avere responsabilità dirette sull’area interessata – la vittima lavorava per una società esterna.
Eppure proprio il gioco di appalti e subappalti è uno dei pilastri sui cui si fonda il sistema di scarico delle responsabilità che favorisce la mancata tutela della sicurezza sul lavoro. Se diamo uno sguardo ai numeri dei morti sul lavoro, l’anno appena concluso non fa ben sperare. Mentre la CGIL critica l’immobilità del Governo e del mondo imprenditoriale – “la sicurezza continua a essere considerata un costo e i lavoratori meri strumenti di produzione”, dice Francesca Re David è segretaria confederale –, le cifre parlano di 896 morti sul lavoro nel 2025, tre al giorno, con un leggero aumento (+0,7%) rispetto all’anno precedente.
“Il lavoro povero era quello di Zantonini e di tutte le altre lavoratrici e lavoratori precari, costretti alla giostra degli appalti, che gira per lo più per togliere, di quanti sono vittime di ridimensionamenti e tagli e si trovano a dover rinunciare al lavoro di sempre a un passo dalla pensione, di tutti i giovani che non riescono a fare un ingresso dignitoso nel mondo del lavoro, per i quali ottenere un posto fisso è come vincere la lotteria della vita. È in questo mondo, in questa società, in questa Italia, come si presenta oggi, che si continua a morire sul lavoro, a sacrificare al profitto la vita delle persone“, ha dichiarato la CGIL.
In questa tragedia nazionale si inserisce l’impatto delle olimpiadi invernali, molto elevato su diversi fronti. Dal punto di vista economico, ad esempio, desta sgomento la decisione di attingere, per una cifra di circa 43 milioni di euro, dal Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime di mafia, usura e agli orfani di femminicidio. Anche dal punto di vista ambientale non mancano le criticità: secondo il dossier Giochi Insostenibili, il 64% dei progetti di impianti realizzati per le olimpiadi invernali non ha mai avuto una valutazione d’impatto ambientale. “Le Alpi costituiscono uno spazio naturale e culturale sensibile, che non è adatto ad ospitare le olimpiadi invernali nella loro forma attuale”, sostiene a questo proposito il CIPRA.






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