Il paesaggio dell’informazione: Daniel Tarozzi in Salento tra giornalismo e biofilia
Il fondatore di Italia che Cambia dialogherà, fra gli altri, con Danilo Casertano, educatore e fondatore dell’associazione Manes e promotore di percorsi di educazione in natura.
Venerdì 9 gennaio a Botrugno (Lecce) Daniel Tarozzi, fondatore ed ex direttore di Italia che Cambia, è ospite della Scuola di Paesaggio per le Comunità “Il paesaggio che sono io” in un incontro pubblico dal titolo “Il paesaggio dell’informazione”. L’appuntamento è alle 18 nella Biblioteca comunale, al Palazzo Marchesale in piazza Indipendenza.
Al centro delle riflessioni ci sarà una domanda che ci riguarda da vicino: che cosa succede quando viviamo immersi in un overload informativo, tra narrazioni contrastanti, paure amplificate e speranze possibili? L’incontro proverà a mettere a fuoco come riconoscere ciò che è essenziale, come difendersi dal rumore mediatico e come costruire immaginari capaci di attivare partecipazione e cittadinanza.
Daniel Tarozzi ne parla insieme a Danilo Casertano, educatore e fondatore dell’associazione Manes e promotore di percorsi di educazione in natura: l’incontro è pensato come un’intervista aperta, con spazio per domande e confronto con il pubblico.
L’incontro fa parte della Scuola Giardinieri – Custodi del Paesaggio, condotta da Manes – Scuole Naturali, in collaborazione con l’IISS Egidio Lanoce di Maglie e con la partecipazione dell’Istituto Comprensivo Botrugno–Nociglia–San Cassiano–Supersano. Sempre nell’ambito di questo percorso il giorno successivo, sabato 10 gennaio, Tarozzi torna in aula con due ore dedicate alla biofilia e al design biofilico: dalle 9 alle 13, nella sala consiliare di San Cassiano, insieme a Sonia Barletta.
La cornice è quella del progetto “Il Paesaggio che sono io”, promosso dalle comunità di San Cassiano e Botrugno per costruire una infrastruttura culturale legata alla cura dei luoghi e alla rigenerazione sociale. In un’area segnata anche dalle ferite ambientali degli ultimi anni, come il disseccamento legato alla Xylella, queste iniziative provano a trasformare la crisi in apprendimento collettivo. Un modo per allenare lo sguardo, porre domande migliori, scegliere con più responsabilità quali storie e quali pratiche alimentare nella propria comunità.






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