Nel parco nazionale Calilegua: la corte suprema “caccia” le compagnie petrolifere
La corte suprema argentina ha ordinato alle compagnie petroliffere operanti nel territorio del parco nazionale Calilegua di presentare un piano di abbandono delle attività estrattive e ripristino dell’ecosistema danneggiato.
Il parco nazionale Calilegua si trova in Argentina e dal 1979, anno della sua fondazione, è una delle più ampie aree dedicate alla protezione della foresta pluviale. Ciononostante, questa zona è sfruttata da anni dalle compagnie petrolifere per l’estrazione di petrolio, con un impatto significativo sull’ecosistema locale. Dopo anni di dispute – con episodi come la revoca delle concessioni nel 2015, poi annullata nel 2018 –, pochi giorni fa la vicenda è arrivata a un punto di svolta storico.
La corte suprema dell’Argentina infatti ha ordinato alle due multinazionali petrolifere JEMSE and Jujuy Hidrocarburos S.A.U., al Governo nazionale argentino e a quello locale dello Stato di Jujuy, dove si trova il parco nazionale Calilegua, di presentare un piano per la dismissione delle attività e di provvedere al ripristino dell’ecosistema danneggiato dalle operazioni di estrazione da un pozzo situazione della zona del Rio Colorado.
Il termine ultimo per compiere queste operazione è il 31 dicembre 2030. Insieme alla chiusura del pozzo in questione e al ripristino, la corte ha ordinato di conformarsi alla legislazione vigente dei parchi nazionali, di collaborare con il Governo locale per la parte relativa al ripristino e di sottostare alla supervisione diretta dell’ente parco.
Nella sentenza della corte viene sottolineato come le attività estrattive siano “manifestamente illegali” e compromettano il fragile ecosistema dell’area, che ospita specie come lo huemul e il giaguaro, rispettivamente classificati come vulnerabile e minacciato. Il giudice della corte Ricardo Lorenzetti ha sottolineato come rispetto agli interessi economici “la protezione dell’ambiente deve prevalere, per il benessere delle future generazioni”.





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