Dati sui pedoni uccisi: già 120 nel 2026. E ASAPS pubblica una drammatica statistica sui bambini
L’Osservatorio ASAPS pubblica i dati sui pedoni uccisi – il 9,4% in più rispetto al primo trimestre dello scorso anno – e il primo report sugli incidenti stradali con minori.
47 morti a gennaio, 29 a febbraio, 40 a marzo. Questo è il gelido conto dei pedoni uccisi sulle strade italiane nei primi tre mesi del 2026. Lo scorso anno sono stati 106 nello stesso periodo, il 9,4% in meno rispetto a quest’anno. Lo ha reso noto pochi giorni l’Osservatorio ASAPS, l’Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale, che periodicamente raccoglie, ordine e pubblica i dati sull’incidentalità e sulla mortalità in Italia.
Insieme alle statistiche più generiche, i report di ASAPS si concentrano anche su focus specifici, con numeri e raccomandazioni. Ad esempio, è stato rilevato un preoccupante numero di aggressioni per motivi legati alla circolazione: 227 nel corso del 2025, che hanno provocato 9 morti e 274 feriti. O ancora – e questo è un punto su cui l’associazione insiste molto, soprattutto in termini di prevenzione – sempre lo scorso anno si sono verificati 36 incidenti mortali – con 44 vittime e 23 feriti – su autostrade e superstrade per cambio gomme, veicolo in avaria, carburante esaurito o superstiti di un precedente incidente o semplicemente pedoni.
Il numero dei pedoni uccisi era calato fra il 2024 e il 2025, passando da 470 a 434. Per questo preoccupa la tendenza del 2026, una preoccupazione che è rafforzata da due ulteriori dati, che la stessa ASAPS sottolinea presentando il report: “Gli investimenti mortali avvenuti sulle strisce pedonali sono stati complessivamente ben 58 su 120 dal 1° gennaio. Tredici gli episodi di pirateria stradale da inizio anno, dove il conducente è fuggito lasciando a terra il pedone, senza prestare soccorso”.
Preoccupazioni condivise, fra gli altri, dal comitato promotore di Bologna 30, il provvedimento che il capoluogo emiliano ha adottato per abbassare il limite fisso su tutto il territorio cittadino a 30 km/h e che è stato impugnato da un gruppo di tassisti sostenuti da Fratelli d’Italia. A proposito della strumentalizzazione politica della campagna, il comitato scrive che “la Città 30 può essere un vero cambiamento nel modo di vivere la città e salvare ancora tante vite: basta sterili polemiche politiche“.
Ma il report più toccante è quello che riguarda le piccole vittime della strada ovvero i bambini fino a 14 anni di età. Riguarda loro il primo Rapporto storico ASAPS sugli incidenti stradali con minori: 29 vittime, con una prevalenza nella fascia 0-5 anni. Il calo del 14,7% rispetto all’anno precedente rappresenta un dato che, commenta l’associazione, “pur mostrando un miglioramento, resta drammatico e inaccettabile”.
Sulla scia di questi numeri, ASPAS e Assogiocattoli hanno lanciato un osservatorio permanente sulla sicurezza stradale delle persone più giovani. “L’obiettivo finale – dichiarano le associazioni – è la Visione Zero: zero vittime, zero famiglie distrutte, zero alibi”. Un obiettivo da raggiungere coinvolgendo tutti gli attori interessati, dalle famiglie alle istituzioni, dalle scuole alla polizia stradale.
I numeri sui pedoni uccisi forniti da ASAPS sono un ulteriore e importante elemento di riflessione sulla mobilità in Italia, paese con un tasso di motorizzazione ingiustificatamente elevatissimo e con un tasso di mortalità stradale del 51,4%, marcatamente superiore alla media europea del 44,8%. Alla sicurezza stradale si aggiungono problemi capitali come l’inquinamento, il congestionamento e la cementificazione derivata dal continuo ampliamento delle infrastrutture stradali. Parallelamente sono ancora globalmente insufficienti le proposte di trasporto pubblico, soprattutto su ferro. Un cambiamento è quindi necessario, sia dal basso, nelle abitudini delle singole persone, sia dall’alto, nelle politiche per la mobilità.
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