Plastica, trattato ONU in stallo: negoziati estesi di un giorno a Ginevra dopo il rifiuto di una bozza poco ambiziosa
Secondo le ONG il negoziato è ostaggio dei paesi produttori di petrolio e di plastica che non accettano di inserire limiti alla produzione nel testo.
Lo stallo sulle misure per fermare l’inquinamento da plastica ha costretto l’ONU a prolungare di un giorno le trattative per il primo trattato globale vincolante sulla materia che doveva concludersi il 14 agosto 2025. Il presidente dei lavori, Luis Vayas Valdivieso, ha annunciato che la plenaria sarà aggiornata al 15 agosto, per consentire ulteriori consultazioni dopo che la bozza di testo è stata respinta da decine di paesi .
Come spiega il Guardian, al momento il documento, elaborato sulla base delle poche aree di convergenza emerse in due anni e mezzo di negoziati (cinque round complessivi), non prevede limiti alla produzione di plastica né misure sui composti chimici utilizzati nei prodotti plastici — due dei nodi più divisivi del confronto. Una assenza di ambizioni che ha convinto diversi paesi ad annunciare che non lo avrebbero firmato.
Come abbiamo raccontato, il summit è spaccato in due blocchi distinti di paesi. Da un lato ci sono i cosiddetti paesi “ambiziosi” (oltre 100, inclusi UE, Kenya, Norvegia e numerosi Stati insulari del Pacifico) che chiedono tetti alla produzione e norme vincolanti su sostanze tossiche, definendo la bozza “inaccettabile”, “arrendevole” e ridotta a un accordo di mera gestione dei rifiuti .
Dall’altro il gruppo dei paesi che la stampa chiama “like-minded” (Arabia Saudita, Russia, Iran, Kuwait, EAU, Qatar e altri produttori di petrolio e plastica), che vogliono limitare il trattato al riciclo e gestione dei rifiuti, accusando il testo di “aver superato le linee rosse” e di andare oltre il mandato negoziale.
Secondo ONG e delegati di paesi favorevoli a limiti produttivi, la necessità di consenso sta “ammazzando” il processo, permettendo a una minoranza potente di bloccare le ambizioni della maggioranza. Greenpeace, il WWF e il Center for International Environmental Law denunciano il rischio di un accordo “a ogni costo” che non affronti la causa principale: l’espansione della produzione globale di plastica, oggi oltre 400 milioni di tonnellate l’anno, quasi metà delle quali destinate a prodotti monouso.
Uno studio pubblicato su The Lancet ha definito la plastica “un grave e crescente pericolo per la salute umana e planetaria”, con danni sanitari stimati in 1300 miliardi di euro annui, in particolare per neonati e bambini. Attualmente, il 46% della plastica finisce in discarica, il 17% è incenerito e il 22% mal gestito, trasformandosi in rifiuti dispersi .
Molti delegati hanno criticato apertamente la bozza: Panama ha parlato di “resa”, Tuvalu di rischio di “fallimento esistenziale” per le comunità insulari, il Regno Unito di “minimo comune denominatore”, mentre il Bangladesh ha denunciato l’assenza di una visione sull’intero ciclo di vita della plastica e sulle sostanze chimiche tossiche.
Con i ministri riuniti a Ginevra per il giorno extra di trattative, la posta in gioco resta alta: o un testo rafforzato che rifletta le richieste della maggioranza, o il rischio di rinviare sine die un accordo che, nelle parole di un delegato delle Figi, si sta negoziando “sull’orlo di un’emergenza planetaria”.






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