Sanità allo sfascio: il Sindaco di Isernia dorme in tenda per protestare
Dal 26 dicembre Pietro Castrataro, Sindaco di Isernia, dorme in una tenda piantata davanti all’ospedale della sua città per protestare contro i tagli alla sanità.
Il Sindaco di Isernia Piero Castrataro è accampato da due settimane e mezzo davanti al Fernando Veneziale, l’ospedale della città che governa. Il motivo? I tagli previsti dal Piano Operativo Sanitario della Regione Molise, che si abbattono come una scure sulla struttura cittadina, le cui risorse sono già ridotte al lumicino. Da ortopedia a cardiologia, fino al pronto soccorso – dove sono operativi solo 4 medici sui 13 che dovrebbero esserci –, molti reparti funzionano a stento e non sono in grado di soddisfare le richieste.
Lo stesso Sindaco di Isernia ha chiamato a raccolta la cittadinanza per condividere la sua battaglia: domenica 18 si svolgerà una fiaccolata per chiedere maggiori risorse per la sanità locale. “Il progressivo ridimensionamento del numero delle guardie mediche – dice –, la riduzione dei servizi ospedalieri e il rischio di chiusura dell’emodinamica, presidio salvavita essenziale nelle emergenze cardiologiche, stanno indebolendo un diritto che deve restare universale: il diritto alla salute. Non è accettabile che l’accesso alle cure dipenda dal territorio in cui si vive. Partecipare a questa iniziativa è un atto di responsabilità civile, un atto necessario”.
Ma quello molisano non è un caso isolato. La sanità versa in condizioni critiche a livello nazionale. Dal 2020 stiamo assistendo a una costante erosione della spesa sanitaria, che se sei anni fa rappresentava il 6,3% del Prodotto Interno Lordo, nel 2028 arriverà al 5,8% in termini reali. Questo porta una grave inefficienza sui territori e costringe gli utenti a rivolgersi alla sanità privata o a rinunciare del tutto alla prestazione. Secondo Istat, nel 2024 il tasso di rinuncia ha raggiunto il 9,9% a livello nazionale, con punte del 17,2% in Sardegna. Il Molise occupa il quinto posto in questa graduatoria col 10,9% delle persone che rinunciano alle cure mediche.
Sul fronte delle assunzioni, la Confederazione Unitaria di Base sottolinea la gravità della situazione facendo notare che le assunzioni previste sono un decimo del necessario: 6.000 infermieri e 1.000 medici, a fronte di una carenza di circa 70.000 infermieri. In questo ambito l’Italia resta ben sotto la media OCSE con 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti contro 9,8 nel resto dell’area e 1,5 medici ogni 1.000 abitanti contro 2,4.






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