Schiavismo crimine contro l’umanità: le Nazioni Unite danno ragione al Ghana
L’ONU ha approvato una risoluzione proposta dal Ghana per riconoscere i crimini legati allo schiavismo coloniale. Non porrà un vincolo giuridico ma è un precedente politico importante.
“Il più grave dei crimini contro l’umanità“. Così l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha definito lo schiavismo nella risoluzione adottata ieri su impulso del Ghana che, sostenuto da molti altri paesi africani, ha voluto dare un impulso al riconoscimento storico, politico e anche economico di tutti i danni causati dallo schiavismo e, più in generale, dal colonialismo. Il Presidente ghanese John Dramani Mahama aveva annunciato questa inziativa già diversi mesi fa e l’Unione Africana l’ha appoggiata in pieno, dichiarando il 2025 “Anno della giustizia per gli africani e le persone di discendenza africana attraverso le riparazioni”.
Anche se la risoluzione adottata dall’ONU non è legalmente vincolante, si tratta di un importante primo passo per il riconoscimento politico dei danni dello schiavismo. Significativo il fatto che gli unici tre Stati membri che hanno votato contro questa risoluzione siano stati Israele, Stati Uniti e l’Argentina di Milei. «Ora dobbiamo rimuovere le barriere permanenti che impediscono a tantissime persone di origini africane di esercitare i propri diritti», ha dichiarato il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres.
Come detto, non ci sono vincoli per nessuno in base a questa risoluzione, ma lo stesso Guterres ha applaudito il Ghana per l’audacia dell’iniziativa. Ad oggi solo l’Olanda, nel 2022, ha presentato le scuse ufficiali per tutti i crimini connessi allo schiavismo che ha perpetrato in epoca coloniale. Dal canto loro, Stati Uniti e Unione Europea – quest’ultima astenutasi al voto – hanno spostato il focus sugli aspetti giuridici, criticando l’iniziativa poiché foriera del rischio di alterare il significato della definizione di crimini contro l’umanità.
E adesso? La risoluzione sullo schiavismo adottata dall’ONU è la tappa di un intenso lavoro diplomatico di Mahama e di molti capi di Stato africani, con il coordinamento dell’Unione Africana. L’obiettivo è produrre una richiesta dettagliata di risarcimento, supportata da un lavoro di analisi storica prodotto da un team di esperti. Com’è ovvio che sia, eventuali richieste economiche alzerebbero notevolmente l’asticella del dibattito.
Come fa notare Nigrizia, testata con focus sull’Africa, “le relazioni tra Africa ed Europa sono già attraversate da tensioni e il tema delle riparazioni è visto da alcuni governi europei come rivolto al passato o suscettibile di strumentalizzazioni geopolitiche. Sul versante statunitense, l’attuale clima politico – segnato dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca – non sembra favorevole a iniziative che implichino riconoscimenti di responsabilità storica o impegni finanziari su questo terreno. Già in passato Washington ha evitato scuse formali; è difficile immaginare oggi un cambio di linea”.






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