La società civile si mobilita per salvare l’Imam Shahin dall’espulsione
Rinchiuso in un CPR e condannato all’espulsione in Egitto per “per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato”, l’Imam torinese Mohamed Shahin è sostenuto da associazioni e istituzioni civili e religiose.
La settimana scorsa l’Imam del quartiere torinese di San Salvario Mohamed Shahin è stato arrestato mentre portava i figli a scuola e portato in questura, dove gli è stato notificato un decreto di espulsione in Egitto. L’accusa è legata a generici “motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato”, anche se la questura del capoluogo piemontese aveva – su pressioni del ministro Piantedosi, a sua volta sollecitato da una deputata di Fratelli d’Italia – aperto un fascicolo per “fatti non costituenti notizie di reato” che poi era stato archiviato.
Il caso scatenante, le dichiarazioni di Shahin che definivano gli attacchi del 7 ottobre come un atto di resistenza. Dopo l’arresto l’Imam è stato rinchiuso del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Caltanissetta – dall’altra parte del paese rispetto alla città dove risiedono lui e i suoi familiari – e la sua domanda di asilo politico è stata rifiutata, nonostante le evidenti criticità del paese a cui è destinato – basti ricordare i drammatici casi di Giulio Regeni e Patrick Zaki.
Sono in tanti a essersi schierati a favore di Shahin, descritto come una figura fortemente impegnata nel dialogo interreligioso e nella costruzione di una cultura di pace, oltre che incensurato ed estraneo a problemi con la giustizia. Fra i primi a chiedere la sua liberazione il vescovo di Pinerolo Derio Olivero, che ha rivolto un appello pubblico. Il vescovo spiega che “l’Imam ha sempre lavorato per il dialogo e per la collaborazione. Dunque mi sembra strano e assurdo che ora rischi di essere espulso per delle opinioni espresse. In Italia c’è libertà d’opinione: possiamo essere contrari ma non possiamo condannare una persona semplicemente per le opinioni espresse”.
Insieme a lui molte altre fette della società si sono mobilitate. Dopo l’arresto si è svolto un sit-it davanti alla questura di Torino per protestare contro il provvedimento, considerato una repressione della libertà d’opinione. Anche la sindaca di Genova Silvia Salis è intervenuta, sottolineando che Shahin “rischia di essere deportato in Egitto, dove con ogni probabilità verrebbe perseguitato in quanto oppositore del regime di Al-Sisi e potrebbe perfino andare incontro alla pena di morte. Mohamed vive in Italia da 21 anni e ha due figli piccoli. È una figura stimata da chiunque lo abbia conosciuto, anche da persone con orientamenti politici molto diversi. Uomo di dialogo e di pace, da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani, attorno a lui si sta mobilitando una comunità ampia e trasversale, compresi molti cattolici”.






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