Stefano Passerotti torna al Singapore Garden Festival: “Il giardiniere è prima di tutto un custode”
Premiato a uno dei festival di settore più importanti al mondo, il giardiniere italiano Stefano Passerotti torna sulla scena presentando un percorso incentrato sulla necessità di ritrovare un rapporto armonioso con la natura.
Dieci anni dopo aver conquistato il Best of Show al Singapore Garden Festival, il giardiniere e paesaggista italiano Stefano Passerotti torna al centro della scena internazionale del garden design. L’organizzazione del festival ha infatti invitato alcuni dei progettisti premiati nelle diverse edizioni della manifestazione negli ultimi vent’anni, riconoscendone il contributo alla storia dell’evento.
Il Singapore Garden Festival è uno dei più importanti appuntamenti mondiali dedicati al paesaggio e al garden design. Si svolge con cadenza biennale e riunisce paesaggisti, designer, floristi e orticoltori provenienti da tutto il mondo. Tra loro, nel 2016, c’era anche Passerotti, che vinse il Best of Show con il progetto “Nature’s Resolution”, diventando l’unico progettista italiano ad aver ottenuto questo riconoscimento nella storia del festival.
Il giardino premiato raccontava un’idea semplice e potente: la natura è capace di ritrovare equilibrio quando l’essere umano smette di controllarla e torna ad accompagnarne i processi. Un messaggio che negli anni è diventato sempre più centrale nel lavoro del paesaggista italiano. Negli ultimi tempi Stefano Passerotti ha scelto di ridurre la propria presenza pubblica per dedicarsi a una ricerca più profonda sul rapporto tra esseri umani e natura. Un percorso che lo ha portato a lavorare su progetti agricoli e paesaggistici legati all’agricoltura naturale e alla rigenerazione dei territori.
«Il giardiniere è prima di tutto un custode», racconta. «Un tempo era il responsabile di un luogo vivo, qualcuno che si prendeva cura delle piante e del territorio con dedizione. Oggi dobbiamo riportare alla luce questa figura e trasmettere questo sapere alle nuove generazioni». Per Passerotti il giardino non è solo un progetto estetico, ma un luogo di relazione tra suolo, piante e persone. Un sistema vivente che richiede osservazione, tempo e capacità di ascolto. «Molti progetti oggi nascono senza considerare nemmeno dove sia il nord o dove sorge il sole», spiega. «Per me invece è fondamentale comprendere l’orientamento, i venti, l’acqua, i ritmi naturali. Solo così un giardino può diventare uno spazio vivo».
Il ritorno nel circuito internazionale del festival segna anche l’inizio di una nuova fase del suo percorso. Nell’estate del 2026 Stefano Passerotti tornerà infatti a Singapore per lavorare a un nuovo progetto ispirato ai cinque elementi e ai punti cardinali. L’obiettivo è creare uno spazio capace di raccontare ciò che lui definisce “l’interiorità della natura”: un luogo che non sia soltanto un giardino da osservare, ma un’esperienza capace di mettere le persone in relazione con i processi naturali. «Quel premio di dieci anni fa è stato come un seme», racconta Passerotti. «Significa che ciò che abbiamo seminato non è stato dimenticato. Tornare a Singapore è un modo per continuare a seminare».
In un’epoca in cui il rapporto tra esseri umani e ambiente appare sempre più fragile, il suo lavoro invita a ripensare il ruolo del giardiniere, inserendosi in un contesto di grande fermento fatto di permacultori, agricoltori naturali, biodinamici e così via Cosa accomuna Passerotti a tutti questi mondi? La consapevolezza che l’essere umano non deve più “gestire o sfruttare” territori o paesaggi, bensì custodire e incentivare un equilibrio che riguarda tutte e tutti.






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