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3 Lug 2019

A Torino apre “Da Capo”, il negozio che rigenera tessuti sociali

Scritto da: Lorena Di Maria

Non un semplice negozio, ma un progetto che promuove valore sociale e ambientale: “Da capo”, inaugurato a Torino proprio in questi giorni, rigenera tessuti sociali, recuperando abiti usati ma soprattutto sostenendo percorsi di inserimento lavorativo di donne in condizioni di fragilità. Una vera e propria idea di economia generativa capace di offrire nuove opportunità sul territorio.

A volte ci sono delle realtà così interessanti che neanche una calda giornata torinese ed un sole cocente mi potranno far desistere dallo scoprire. Mi avvio, in compagnia della mia bicicletta e di molta curiosità, verso “Da Capo”, il nuovissimo negozio che a Torino recupera e commercializza abiti e accessori usati.

Mi accolgono Margherita Francese e Andrea Biondello, rispettivamente presidente e vicepresidente della Cooperativa sociale Giuliano Accomazzi che a Torino, ormai da 30 anni, promuove lo sviluppo sociale e culturale sul territorio attraverso servizi alla persona, con l’obiettivo di partecipare alla costruzione di una comunità attiva e solidale.

E proprio in occasione del trentesimo anniversario della sua costituzione, la cooperativa inaugura “Da capo”.
“Da capo. Una nuova veste, una nuova vita… per altri trent’anni speriamo!” Con grande entusiasmo Margherita e Andrea mi raccontano di questo progetto nuovo in città, che nasce con un obiettivo chiaro e forte: rigenerare tessuti sociali.

Rigenerare tessuti sociali… in che modo? “Da Capo” si rivolge al territorio con lo scopo di passare un messaggio di responsabilità civile e personale sul tema del riuso, del dare una seconda possibilità, dell’importanza della circolarità. E in un periodo storico segnato da un risveglio collettivo della sensibilità verso le questioni ambientali, il tema della moda etica ne è parte integrante e indispensabile.

Da un mese a questa parte ” Da Capo” rappresenta un luogo virtuoso, dinamico e capace di innescare processi generativi che valorizzano le capacità delle persone. Rendere, dunque, i cittadini più consapevoli rispetto ai bisogni del territorio, per costruire insieme una comunità attiva, educante e solidale.

“Il nostro obiettivo è quello di generare e rigenerare valore” mi racconta Andrea. “In ambito urbano la nostra cooperativa si occupa di rigenerazione e abitare sociale, pratiche che noi promuoviamo attraverso il riutilizzo di spazi urbani non utilizzati. La vocazione del negozio “Da Capo” ha la stessa anima, ovvero generare valore attraverso la fruizione di un abito che può essere riusato da qualcuno capace di riconoscerlo come una nuova ricchezza”.

Ma non solo. All’interno del negozio, il riutilizzo di abiti permette di ricollocare nel mondo del lavoro donne fragili che vivono una condizione – temporanea o meno – di disagio o che arrivano da percorsi di recupero a causa di un passato difficoltoso.
“Uno dei temi su cui abbiamo lavorato maggiormente in questi anni è quello della dignità, che si configura come dignità di un vecchio capo di abbigliamento ma anche come dignità di una persona che necessita di inserirsi nel mondo del lavoro” mi spiegano.

A breve verrà infatti avviato l’inserimento lavorativo di alcune donne in difficoltà. Si tratta di persone in condizioni di fragilità che hanno bisogno di ottenere una nuova ricollocazione relazionale e lavorativa e che, all’interno del negozio, svolgeranno mansioni di accoglienza, relazione col cliente, sistemazione e riordino.

“Da Capo vuole essere uno spazio di sperimentazione: avvieremo inserimenti lavorativi tramite tirocinio e con borse di lavoro, fino a sperimentare inserimenti veri e propri. Non tutte le donne necessariamente troveranno lavoro qui, la nostra volontà è creare un’esperienza positiva in modo che queste persone possano spendersi anche in altre realtà della nostra rete. Per noi è fondamentale garantire loro un’indipendenza economica e sociale. Riconosciamo il grande valore del lavoro dignitoso, che fa scattare la vera autonomia delle persone”.

Dopo il primo mese di attività il negozio è stato inaugurato proprio in questi giorni ed è pronto per buttarsi in una nuova avventura. Non sono solo vestiti di ogni forma, colore e fantasia a creare un ambiente accogliente, ma soprattutto l’energia e la positività di chi ci lavora, come Elisabetta e Claudia che, con la loro solarità, si occupano dell’accoglienza, dell’assistenza e della vendita.

“Gli abiti che reperiamo sono in ottimo stato – racconta Margherita – e sono provenienti da canali di donazione, che noi selezioniamo accuratamente e vendiamo affinchè siano alla portata di tutti”.

Nei prossimi mesi molte sorprese ci attenderanno, a cominciare dai laboratori e dalle iniziative culturali aperte al territorio e legate all’attività del negozio, occasioni per sperimentare modelli di reciprocità e partecipazione tra cittadini.

“Attraverso la nuova attività commerciale, dare una possibilità ad un abito e più in grande ad una persona dalla diversa appartenenza sociale e culturale ci permette di tenere unite le persone e favorire un’economia coesiva. E dopo trent’anni di lavoro rappresenta per noi una bella provocazione” afferma Andrea.
“In questo mese e mezzo di attività ho visto entrare moltissimi clienti nel negozio – aggiunge Margherita – anche persone che non ci aspettavamo. La cosa interessante è che ci immaginavamo una frequenza più giovanile e abbiamo invece visto entrare persone di ogni età, che ci dimostrano come la sensibilità in questo ambito stia cambiando”.

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