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4 Gen 2021

Nasce l’assistente di borgata per ricreare comunità nelle valli montane

Scritto da: Lorena Di Maria

Valorizzare le comunità montane, incrementare i servizi e aiutare le persone più fragili: nelle valli del torinese sta nascendo una nuova figura professionale che si chiamerà "assistente di borgata" e si occuperà di ricucire il tessuto sociale e rafforzare nuove reti affinché la montagna possa rinascere a nuova vita.

Negli ultimi anni la montagna ha iniziato a vivere una fase di rinascita, come testimoniato da borghi e borgate soggette a nuovi fenomeni di ripopolamento o da piccoli paesi che stanno combattendo, con soluzioni innovative, l’isolamento. Che si tratti di riscatto delle aree interne o di luoghi dove sperimentare nuovi modelli sociali, ciò che è certo è che sono sempre più numerose le esperienze di cambiamento che vedono come protagonisti i territori montani.

Nel torinese l’ultima esperienza, che certamente merita di essere raccontata, è l’introduzione di una nuova figura professionale, ovvero quella dell’“assistente di borgata”. Qual è il suo compito? Quello di connettere le comunità locali, aiutare e facilitare le relazioni tra le persone, oltre che attivare reti promuovendo progetti di sviluppo.

Nella pratica, l’assistente di borgata sarà un punto di riferimento per le comunità montane: si occuperà di offrire un supporto agli anziani negli impegni quotidiani, dal fare la spesa al recarsi alla posta, seguire i più piccoli nei compiti e aiutare, specialmente nel­l’am­bi­to del­l’as­si­sten­za domi­ci­lia­re, per­so­ne anzia­ne e adul­ti fra­gi­li che vivono nelle aree iso­la­te e mar­gi­na­li e che necessitano di rispo­ste immediate ai loro biso­gni.

E proprio nell’ultimo anno l’emergenza Covid ha messo ancora più in luce la necessità di far collaborare nuove figure professionali con coloro che già operano nell’ambito socio-assistenziale. Nelle aree montane, ad esempio, sono già presenti gli ormai noti infermieri di comunità, che offrono assistenza a coloro che vivono nei piccoli paesi montani più isolati, i servizi di telemedicina e l’assistenza territoriale.

L’iniziativa fa parte del progetto europeo Alcotra da cui nasce “Cuore Solidale” per sperimentare, in un’ottica transfrontaliera, nuove e buone pratiche legate ai servizi sociali innovativi e sostenibili nelle aree montane e rurali. Così la Città Metropolitana di Torino, capofila del progetto, ha collaborato in sinergia con le due agenzie formative Inforcoop Ecipa Piemonte e il Consorzio Cfiq nell’area che coinvolge l’arco alpino situato tra Italia e Francia.

La sfida verso un ripensamento di queste aree coinvolge più di 600 borgate montane tra le valli piemontesi e quelle francesi, come nel caso dell’Alta e bassa Val Susa, della Val Sangone, del Pinerolese, delle Valli Chisone e Germanasca nel territorio italiano e della Maurienne, del Briançonnais e dell’Ecrins nel territorio francese.

In questi tre anni del progetto Alcotra, che è stato avviato nel 2018, le sperimentazioni hanno riguardato molteplici ambiti quali la mobi­li­tà soste­ni­bi­le, l’as­si­sten­za domi­ci­lia­re di per­so­ne anzia­ne e di adul­ti fra­gi­li in aree mar­gi­na­li o la ​pro­mo­zio­ne del­la salu­te.

Gli assistenti di comunità, in questo senso, sono un fondamentale tassello di un ingranaggio che vede la montagna riattivarsi grazie a nuovi operatori che si occuperanno di intercettare le persone più fragili e bisognose, coinvolgendo le comunità affinché, con le esperienze apprese, possano proseguire su questa strada in autonomia. 

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