12 Gen 2021

Nucleare in Italia: “Inizi un percorso partecipato per la gestione dei rifiuti radioattivi”

Scritto da: Lorena Di Maria

Dopo anni di attesa, è stato pubblicato il progetto preliminare per la realizzazione di un deposito nazionale, che permetterà di conservare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani. Come afferma Legambiente, può e deve essere questo il momento per avviare un dialogo costruttivo e condiviso tra istituzioni, comunità scientifica, associazioni e cittadini.

Vercelli - Acqua e riso sono due elementi che da sempre contraddistinguono il paesaggio della provincia di Vercelli, famosa per le sue immense risaie che, tra cascinali abbandonati, aironi cenerini e campi coltivati, mostrano tutta la bellezza di questa oasi naturale. Percorrendo le sue lunghe distese, però, non si può non soffermare lo sguardo su un elemento che difficilmente si confonde nel paesaggio: parliamo della centrale di Trino Vercellese, una delle prime centrali nucleari in Italia. Chi vive qui la conosce bene e, nonostante sia inattiva da più di trent’anni, non ha mai smesso di vivere.

Come ha raccontato il nostro Andrea Degl’Innocenti nella rassegna stampa di venerdì 8 gennaio, il discorso intorno al nucleare è ritornato sul dibattito proprio in questi giorni, con la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee da parte della Sogin, per la definizione del futuro deposito nazionale che ospiterà in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività che provengono dalle centrali presenti sul nostro territorio.

Una scelta non semplice ma urgente, dal momento che i rifiuti in questione si trovano localizzati, ormai da decenni, all’interno di depositi temporanei disseminati in tutta Italia ed è necessario un loro smaltimento in sicurezza. Della questione ha condiviso il suo punto di vista Legambiente, affermando che ciò che ora serve è un percorso partecipato e trasparente con le comunità, per mettere la parola fine alla stagione del nucleare italiano.

Le aree potenzialmente idonee: quali e dove?

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La Sogin (società dello Stato italiano responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi), con il nulla osta del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha individuato nella mappa un totale di 67 aree potenzialmente idonee alla costruzione del deposito nucleare nazionale, distribuite su sette le regioni quali Piemonte (8 zone), Toscana e Lazio (24 zone), Puglia e Basilicata (17 zone) Sardegna (14 zone) e Sicilia (4 zone).

Dove finiranno le scorie di bassa, media e alta intensità?

Il Deposito nazionale dovrà ospitare esclusivamente le scorie di bassa e media intensità e avrà un ruolo centrale nel contenimento dei rifiuti ottenuti dallo smantellamento e dalla bonifica delle vecchie centrali nucleari ancora presenti sul territorio italiano, oltre che per la gestione dei rifiuti prodotti annualmente negli ospedali, dall’industria e dai centri di ricerca. Il deposito europeo, invece, ospiterà i rifiuti ad alta attività delle nostre centrali inattive la decisione sulla sua collocazione dipenderà dalle decisioni dell’Unione Europea.

Gestire i rifiuti? Si, ma con un percorso partecipato e trasparente

Dal 2015 Legambiente ha più volte denunciato il ritardo da parte dei ministeri competenti nella pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee e chiede ora che si attivi un vero percorso partecipato, che è mancato finora, per individuare l’area in cui realizzare il deposito nazionale. Per questo, proprio a partire dai dati dei rapporti SOGIN, sottolinea che è necessario avviare un dialogo costruttivo, trasparente e condiviso con tutti i soggetti territoriali quali istituzioni, comunità scientifica, associazioni e cittadini.

La stagione del nucleare è finita?

Già nel 1999 con il dossier “L’eredità radioattiva” Legambiente evidenziò come la stagione del nucleare italiano non fosse finita, alla luce della pesante eredità delle scorie nucleari collocate in depositi temporanei situati in aree non idonee e delle operazioni di smantellamento e bonifica delle vecchie centrali ancora da completare. Per questo motivo, come riportato in una nota stampa, l’associazione ambientalista ha più volte ricordato come il problema degli attuali siti nucleari a rischio non può essere risolto costruendo nuovi depositi negli stessi siti ma individuando, con trasparenza e oggettività, il sito per una diversa e sicura collocazione di tutti i materiali radioattivi presenti in quelle aree.

La situazione in Piemonte

Qual è la situazione del Piemonte e cosa è successo in questi anni? Il documento CNAPI ha individuato gli otto siti in Piemonte, di cui due sorgono in provincia di Torino e sei in provincia di Alessandria. Come affermato da Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, il Piemonte ospita oltre l’80% di tutte le scorie nucleari nazionali, che sono stoccate nei due impianti di Saluggia e Trino, comuni del vercellese. Parliamo di scorie nazionali ad alta pericolosità, specialmente se pensiamo che i siti nei quali sono stoccate, sono stati riconosciuti come non idonei a causa della vicinanza a fiumi, falde, zone abitate.

Come ha concluso Giorgio Prino, «al più presto si deve giungere ad un accordo internazionale per il loro trasferimento in quei Paesi che gestiscono già grandi quantitativi di materiali, e che diano tutte le garanzie per trattarli in sicurezza per le persone e per l’ambiente, in attesa del Deposito Unico Europeo. Contestualmente è necessario procedere al trasferimento di tutti gli altri materiali radioattivi nel Deposito Nazionale, scelto con oggettività e trasparenza in modo che possa rappresentare la soluzione caratterizzata dal rischio e dall’impatto più basso possibile».

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