12 Mag 2021

Emilia Romagna prima regione italiana a bandire le gabbie dagli allevamenti

Prima in Italia, la Regione Emilia Romagna ha approvato una risoluzione per vietare le gabbie negli allevamenti. Si tratta di un primo passo che, unendosi a una mobilitazione massiva generata grazie a una campagna a livello europeo, pone le basi per l'abbandono dell'insostenibile modello degli allevamenti intensivi.

Emilia-Romagna - «Buone notizie e non solo per animalisti ed ambientalisti! Oggi l’Emilia Romagna fa un primo importante passo verso la transizione graduale a modalità di allevamento senza gabbie. Grazie all’approvazione della risoluzione per abbandonare l’uso delle gabbie negli allevamenti, di cui sono prima firmataria, l’Emilia Romagna, prima in Italia, intraprende un percorso istituzionale per la tutela sia del benessere e della salute degli animali, e quindi anche dei consumatori, sia della reputazione delle nostre eccellenze alimentari sui mercati internazionali».

La consigliera regionale Silvia Zamboni comunica così l’approvazione della “Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a promuovere politiche e strumenti a supporto della transizione del settore zootecnico ad allevamenti che non fanno uso delle gabbie e sono improntati al benessere animale”, un atto che darà il via all’iter per varare la prima legge in Italia che vieterà le gabbie negli allevamenti. Ad approvarla è la Commissione Permanente per le Politiche Economiche della Regione Emilia Romagna.

Si tratta di un primo, piccolo, ma importante passo per allontanarsi da un modello alimentare insostenibile per il Pianeta e per l’essere umano. Lungi dall’essere sufficiente, la rinuncia alle gabbie è comunque un passaggio necessario per ridiscutere il sistema degli allevamenti intensivi, che – specialmente nella pianura padana – provoca danni ambientali enormi, oltre all’incalcolabile sofferenza che causa agli animali prigionieri di queste strutture.

«È ormai riconosciuto che l’industrializzazione dei sistemi di allevamento intensivi costringe un alto numero di animali a vivere in spazi ristretti con ripercussioni negative sul loro benessere e la loro salute», prosegue la consigliera. «Oltre a comportare l’impiego massiccio di antibiotici, col rischio che poi si ritrovino nella carne destinata al consumo, queste condizioni di allevamento favoriscono la diffusione di virus e batteri che possono essere potenzialmente trasmissibili all’uomo (zoonosi) e all’origine di epidemie, come l’aviaria anni fa».

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Questo provvedimento rappresenta un segnale incoraggiante che dà seguito a un’altra grande vittoria dei movimenti che si battono per il benessere degli animali, ovvero la consegna, lo scorso ottobre, delle firme raccolte grazie alla petizione End of the cage age, che in Italia è sostenuta da una ventina di associazioni e che ha raccolto nel giro di pochi mesi 1,4 milioni di firme di cittadini europei contrari agli allevamenti intensivi. La Commissione Europea è ora vincolata a pronunciarsi in merito alla richiesta e i prossimi mesi saranno cruciali per garantire che la domanda posta dall’iniziativa si trasformi in azione.

allevamento intensivo galline

Un riferimento a questa mobilitazione su scala continentale compare anche nel testo della risoluzione regionale, che impegna la giunta “a proseguire le iniziative a supporto del benessere animale già intraprese e a promuovere azioni di sensibilizzazione ed educazione dei consumatori, favorendo quindi comportamenti consapevoli e sostenendo anche l’adesione degli allevatori agli obiettivi dell’Iniziativa dei cittadini europei”.

«Rendere più sostenibili ambientalmente e più etici i metodi di allevamento premia inoltre quegli allevatori che già oggi rispettano il benessere degli animali», conclude Silvia Zamboni. L’auspicio è che la transizione verso un modello alimentare in cui i cibi di origine animale diventino sempre meno diffusi prosegua senza sosta: è necessario che ciò avvenga perché il modo in cui mangiamo oggi è insostenibile non solo per il nostro organismo, ma anche per il Pianeta che ci ospita.

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