30 Gen 2024

Sabrina Steriti: da cuoca vegana a nomade digitale, l’arte di reinventarsi continuamente

Scritto da: Nicola Muratore

Sabrina Steriti si è reinventata decine di volte: è stata fotografa, cameriera, cuoca, imprenditrice e ha perfino fatto le consegne a domicilio. Una svolta decisiva nella sua vita è stata l'avvicinamento alla cucina vegana, che le ha permesso di aprire un'attività di ristorazione. Adesso Sabrina vive in Thailandia ed è una nomade digitale.

Torino - Wellnesswithbrina – o Freespiritbrina o semplicemente Brina, all’anagrafe Sabrina Steriti, classe 1989 – nonostante sia giovanissima ha già accumulato una serie lunghissima di esperienze che l’hanno portata a essere una nomade digitale. Partita da Torino, adesso lavora dalla Thailandia dove si occupa, attraverso i social ma non solo, di benessere a tutto tondo: benessere che parte dall’alimentazione, passa dall’attività fisica e arriva alla spiritualità. Ho fatto quattro chiacchiere con Brina e mi sono fatto raccontare il suo percorso fino a oggi.

Ciao Brina, iniziamo dal principio: cosa hai studiato e come ti sei appassionata alla cucina?

Mi sono laureata in Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione al Politecnico di Torino. Già all’epoca mi piacevano i social media come mezzo di comunicazione, grazie a foto e video. Pensavo che questa facoltà potesse fare il caso mio perché fondeva il lato pratico in cui vedevo possibili sbocchi lavorativi a un lato più umanistico legato ai reportage fotografici. Studiando infatti mi sono appassionata ancora di più al mondo legato a questi media. La passione per la cucina invece c’è sempre stata. Sono cresciuta con i miei nonni, sia materni che paterni, che amavano cucinare. Fin da bambina li aiutavo e mi piaceva molto quindi lo facevo volentieri. E poi amavo mangiare! [Ride ndr]

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Dopo esserti laureata in che progetti ti sei buttata?

Innanzitutto volevo imparare l’inglese così per prima cosa mi sono trasferita per un periodo a Londra. In questo modo ho perfezionato la lingua. Il mio sogno in realtà era l’Australia. Quando mi sono sentita sicura con l’inglese quindi ho preso un biglietto per andare dall’altra parte del mondo. Laggiù per avere il visto, il Working Holiday Visa, lavoravo un po’ come fotografa e un po’ in un ristorante di fish and chips. Fu in quel periodo che, guardando alcuni documentari, iniziai a riflettere su quello che stavo facendo e sull’etica legata al cibo. Ricordo di aver visto il Samsara, in cui si parlava degli allevamenti industriali, e di essermi chiesta: “Ma io davvero sto contribuendo a tutto questo?”.

Qual è stato l’effetto concreto che questo cambio di prospettiva ha avuto sulla tua vita?

All’epoca non ne sapevo nulla. Dopo aver preso coscienza di questa cosa sono diventata vegetariana dall’oggi al domani. Ho lasciato il lavoro, ma ho continuato a fare la fotografa e la commessa per una boutique di vestiti che voleva aprirsi alla vendita online. Questo periodo è stato fondamentale perché ho potuto mettere dei soldi da parte che poi ho utilizzato per sviluppare altri progetti e che mi hanno permesso di continuare a viaggiare. Successivamente infatti sono stata un paio di mesi in Sud-est asiatico. Prima in Cambogia, poi in Laos e infine in Thailandia e in Indonesia.

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Lì c’è stato un incontro cruciale per la mia crescita personale. Ero in un resort meraviglioso su un’isola indonesiana. I proprietari del posto erano lei un’architetta e lui un elettricista. Ricordo di aver pensato: “Se nonostante il loro background hanno aperto un ristorante forse lo posso fare anche io!”. Questo incontro ha cambiato il mio mindset. Da lì ho iniziato a dare alla mia vita una nuova direzione.

Ricordo di aver visto il Samsara, in cui si parlava degli allevamenti industriali, e di essermi chiesta: “Ma io davvero sto contribuendo a tutto questo?”

A quel punto ho ottenuto un Working Holiday Visa in Nuova Zelanda e mi sono trasferita là. Ho iniziato a lavorare in un ristorante messicano. È stato in quel periodo che mi è cambiato palato. Ho provato moltissimi cibi esotici, colorati, sapori nuovi. E successivamente ho iniziato a cucinare per i miei amici, organizzando delle cene, sperimentando le ricette vegetariane che inventavo. Ho notato che la cosa iniziava a piacere e le persone iniziavano a dirmi: “Ma perché non ti apri qualcosa di tuo?”. E nel frattempo ho messo da parte un bel gruzzoletto.

Dopo un po’ ho sentito la voglia di tornare in Italia e condividere con amici e parenti tutte le mie scoperte. Volevo sfidare le convinzione comune che mangiare vegetariano volesse dire mangiare sciapo, scondito, oppure che equivalesse a mangiare lattuga e carote. Insomma, volevo farli ricredere. Rientrata in Italia quindi ho trovato lavoro presso un locale, in cui preparavo aperitivi vegetariani. Ma nel frattempo mi spremevo le meningi su come creare qualcosa di nuovo, innovativo e tutto mio. Ed è stato così che mi è venuta l’idea embrionale de Il Baracchino Itinerante.

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Raccontaci de Il Baracchino Itinerante.

L’idea era puntare sulle pause pranzo. Volevo servire pasti vegetariani e vegani, sani ed equilibrati, alle persone in pausa pranzo. Era ancora una sorta di versione beta di quello che sarebbe diventato. L’ho testata quindi con i miei amici. A casa cucinavo una serie di pietanze che poi andavo a portare in bicicletta ai miei amici che staccavano da lavoro e così raccoglievo i primi feedback sia su quello che preparavo sia su come avrei potuto organizzare meglio la cosa. Avere l’altro lavoro serale con cui sostentarmi è stato fondamentale per poter fare tutti questi tentativi.

Nel 2017 era tutto pronto. Avevo trovato uno spazio in affitto dove allestire la mia cucina personale e, a marzo, avevo aperto la mia attività: Il Baracchino Itinerante. Ogni settimana pubblicavo sui social il menù aggiornato. La mattina presto facevo la spesa ai mercati e prendevo telefonicamente le ordinazioni dei clienti fino a mezzogiorno. Da quel momento in poi terminavo di preparare i piatti che effettivamente erano stati ordinati, tiravo giù la serranda del negozio e andavo a consegnarli con la mia bicicletta. Ero una “one girl show”, in pratica all’inizio facevo tutto da sola!

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Col tempo i clienti sono aumentati, oltre al fatto che ho iniziato a fare catering ed eventi vari, per cui ho potuto allargare la famiglia del Baracchino. Prima un corriere, poi due, infine un aiuto in cucina. Non ho mai voluto appoggiarmi alle grandi piattaforme di delivery perché non le ritengo un modo etico di lavorare. Le cose andavano alla grande, ma col passare del tempo mi sono resa conto che mi ero costruita una realtà che mi vincolava a Torino e non mi permetteva di viaggiare e sperimentare cose nuove. Sentivo di volere più libertà, più flessibilità. Inoltre non posso dire che i ritmi che mantenevo al Baracchino non fossero stressanti.

A un certo punto mi sembrava di aver esaurito le energie e di aver dato tutto quello che potevo dare. Volevo continuare a condividere le mie scoperte e le mie passioni, ma mi serviva una formula nuova che mi permettesse di continuare a sperimentare cose nuove, fare ricerca, viaggiare. Non volevo limitarmi a cucinare per gli altri, ma volevo insegnare alle persone come creare loro stesse il cibo più adatto alle loro esigenze. E così nel 2020 ho deciso di vendere l’attività. Questa decisione si lega anche al fatto che il cibo è diventato solo parte di un discorso più ampio che volevo esplorare: il benessere olistico, che mal si sposa con lo stress derivante da un’attività così frenetica.

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Dopo aver lasciato il Baracchino ho deciso di tornare in Thailandia. Qui ho approfondito diverse pratiche che coltivavo già da tempo: lo yoga, la meditazione, l’ecstatic dance e il tantra. Dalla Thailandia ho iniziato a collaborare con diversi brand, cosa che facevo già prima, ma ai quali ho dato più spazio. Ho iniziato a condividere le mie scoperte attraverso i miei social per poi iniziare a vendere i miei corsi, i miei e-book, ricettari, approfondimenti, spaziando anche attraverso temi paralleli, uno su tutti gli sprechi alimentari.

Ed eccoci arrivati al presente. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Voglio promuovere uno stile di vita sano e sostenibile per noi e per il pianeta che abitiamo, basato sul rispetto delle risorse, del nostro corpo e dei nostri sentimenti. Per questo deve essere costituito da un’alimentazione vegana, cruelty free; inoltre dobbiamo prenderci cura di noi stessi praticando sport e prendono cura della nostra psiche. Per fare questo sto pensando di usare YouTube, che permette la creazione di contenuti più lunghi, dettagliati e sempre reperibili. Voglio inventare nuovi format e studiare nuovi metodi di comunicazione per raggiungere sempre più persone. Per questo ho da poco creato un nuovo profilo chiamato Freespiritbrina in inglese, per tutti coloro che parlano italiano.

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