Camminare fa bene! Quali sono i benefici per il nostro corpo? Ce lo spiega la dottoressa Lucia Comar
Lucia Comar, medica e appassionata di cammini e attività outdoor, spiega in che modo camminare influisce positivamente sul nostro organismo, prevenendo le malattie e migliorando il metabolismo.
«Viaggio a piedi da quando avevo vent’anni, per me camminare è uno stile di vita». Inizia così la mia conversazione con Lucia Comar, medica piemontese che ha la montagna nel cuore e negli occhi – Lucia lavora a Fiano, al piedi delle Alpi Graie. «La passione per il cammino, l’outdoor, alpinismo, trekking e viaggi in bicicletta è nata durante l’università», prosegue. «Camminare per me è rimasto un gesto quotidiano, abituale, così come la montagna nel weekend e i viaggi slow».
L’obiettivo di questa chiacchierata è capire in che modo camminare influisce sulla nostra salute fisica. Un tema che la medica ha studiato approfonditamente e porta in giro con corsi e docenze, molte delle quali in collaborazione con Movimento Lento, partner di Italia Che Cambia che si occupa di cammini e di turismo lento in generale. Spesso si dice genericamente che “camminare fa bene”, ma quali sono le ricadute positive sull’apparato circolatorio ad esempio oppure sul metabolismo, sulla prevenzione e sulla cura vera e propria delle malattie?
Camminare fa bene a muscoli, scheletro, cuore e polmoni
«L’azione del cammino sul nostro fisico, una di quelle che conosciamo maggiormente, è quella sul sistema muscolo-scheletrico, che con questa attività acquisisce forza ed elasticità», mi spiega la dottoressa Comar. «Un effetto positivo molto importante è quello della prevenzione e del controllo dell’osteoporosi: il movimento di appoggio e di carico sui piedi favorisce il metabolismo osseo attraverso la regolazione di due tipi di cellule: gli osteoblasti e gli osteoclasti».

Dunque muscoli e ossa ci ringrazieranno se decideremo di fare una camminata, ma anche cuore e polmoni lo faranno. Camminare fa bene anche a loro infatti: «Un’altra attività che trae benefici immediati dal camminare è quella cardio-respiratoria. Camminando mettiamo in azione cuore e polmoni. Pur iniziando con piccoli passi, quando ripetiamo il gesto con continuità e durata esso migliora la nostra resistenza cardio-respiratoria e l’ossigenazione del nostro cervello con ripercussioni positive anche dal punto di vista psicologico».
Metabolismo, stati infiammatori e prevenzione delle malattie
C’è poi l’effetto che nella cultura popolare è forse uno dei più conosciuti – e gettonati – quando si parla di camminare e attività fisica in generale: dimagrire. Ma dietro questo aspetto c’è molto di più, come spiega Lucia Comar: «Un’altra azione che beneficia del movimento è quella metabolica. Camminare infatti ci permette di bruciare grassi, quindi di perdere peso, e questo si ripercuote sulla salute; diminuiscono i grassi “cattivi” nel circolo sanguigno – colesterolo LDL e trigliceridi – e vengono bruciati anche gli zuccheri; in questo modo è possibile tenere la glicemia sotto controllo e ridurre non solo il rischio di sviluppare il diabete ma anche l’incidenza del diabete già esistente».
Già, perché il cammino ha una funzione preventiva rispetto alla predisposizione a determinati tipi di patologie, ma può avere anche effetti positivi nel controllare malattie già in atto. Camminare fa bene e Lucia cerca di applicare questo assioma anche nell’esercizio della sua professione: «Come medico spesso scrivo sulle ricette di fare dei cammini, indicando tempi e durate. Così, molti pazienti non hanno più bisogno di assumere antipertensivi e altri riducono o addirittura sospendono del tutto la terapia per il diabete. Il cammino a livello metabolico fa miracoli».

Dal punto di vista biochimico, quando camminiamo succedono delle cose: gli effetti più evidenti sono quelli sul sistema cardiovascolare, ma non sono i soli. «A livello metabolico un’azione molto importante è quella antinfiammatoria», sottolinea Lucia Comar. «Quando camminiamo si creano reazioni a livello neurologico che stimolano la produzione di citochine antinfiammatorie, che sono proteine regolatrici prodotte in particolare dal sistema immunitario per contrastare l’infiammazione».
Proprio l’infiammazione infatti è alla base dell’invecchiamento ed è per questo che tutta la scienza ora verte sul controllo dei fenomeni infiammatori. «Più siamo infiammati, più invecchiamo e più ci ammaliamo di malattie come diabete, ipertensione e patologie degenerative e oncologiche. Camminare è importantissimo perché stimola la produzione di citochine antinfiammatorie».
Camminare fa bene, ma la medicina lo sa?
Un po’ provocatoriamente chiedo a Lucia se a volte non abbia la sensazione di predicare nel deserto, in un sistema sanitario che punta molto sulla medicalizzazione e pochissimo sulla prevenzione. «Io ho una formazione medica universitaria – premette rispondendomi – ma mi sono sempre occupata di medicina integrata, per cui per me gli stili di vita hanno un’importanza fondamentale. Ho fatto anche il medico di base e conosciuto tante tipologie di pazienti, mi viene da dire che il neurone specchio funziona: io cammino molto e quindi mi riesce più facile comunicare qualcosa che faccio in prima persona».
Come medico spesso scrivo sulle ricette di fare dei cammini, indicando tempi e durate
Lucia confessa che le prime volte che scriveva sulle ricette di camminare suonava strano ai suoi pazienti. Eppure un po’ di consapevolezza c’è: «Nelle ASL qui dalle mie parti si comincia a parlare di gruppi di cammino e sono nati progetti che coinvolgono medici, infermieri e impiegati per stimolare a fare del movimento, anche se non è ancora sistematizzata questa cosa. Io insegno nordic walking e cerco di diffondere un po’ di input. Recentemente poi ho scoperto che c’è una neurologa che fa le “neuropasseggiate” coinvolgendo in modo inclusivo persone con o senza disabilità, cercando di sensibilizzarle con passeggiate nei parchi durante le quali si parla di salute e movimento».
A Fiano, dove lavora Lucia Comar, c’è un sentiero dedicato all’esploratrice, artista e scrittrice Alexandra David-Néel, sul quale la medica ha lanciato un progetto: rendere la sentieristica accessibile anche a persone ipovedenti grazie a una cartellonistica dedicata. Lucia fa anche parte dell’associazione NoisyVision, con cui ha fatto viaggi a piedi e organizzato dei weekend in cammino. «La cosa interessante – spiega – è che non c’è l’accompagnatore del disabile visivo ma una condivisione degli stimoli: io ti racconto cosa vedo e tu mi racconti cosa senti».

Consigli per iniziare
In conclusione, chiedo alla mia interlocutrice se può dare qualche suggerimento a una persona che si sta avvicinando a questa pratica, che sia per passione, per motivi di salute o per entrambi: «Camminare è un’attività economica, basta pochissimo. Invito solo a prestare attenzione alle calzature, che sono importanti per evitare problemi fisici. Suggerisco un approccio leggero, di scoperta. In fondo, come dice l’esploratore Erling Kagge, “camminare è un gesto sovversivo”, ci fa uscire dalla nostra zona di comfort e proprio per questo penso sia meglio iniziare da un posto che ci piace, magari pure la città».
Soprattutto all’inizio non c’è bisogno di strafare; un carico eccessivo rischia di essere controproducente, anche se Lucia suggerisce di «tenere un ritmo che, se vogliamo benefici psico-fisici, innalzi un po’ frequenza cardiaca e respirazione. Io consiglio di sperimentare un cammino in natura, ma già iniziare a uscire di casa è un buon punto di partenza. Si può cominciare anche solo con dieci minuti per andare e altri dieci per tornare, poi si incrementa pian piano. Se si riuscisse a camminare almeno mezz’ora al giorno sarebbe fantastico, per arrivare a 45/60 minuti tutti i giorni. Gli effetti benefici li vediamo, possiamo monitorarli anche con degli esami, e si manifestano sempre di più quando il gesto diventa abitudinario e prolungato».
Informazioni chiave
Passione e professione
Lucia Comar è appassionata di cammini e questo le consente di trasmettere anche ai propri pazienti l’importanza che questa attività riveste per il benessere psico-fisico.
Camminare fa bene a muscoli, ossa…
Camminando il sistema muscolo-scheletrico acquisisce forza ed elasticità; inoltre viene favorito il metabolismo osseo attraverso la regolazione di due tipi di cellule: gli osteoblasti e gli osteoclasti.
…cuore e polmoni
Camminare migliora la nostra resistenza cardio-respiratoria e l’ossigenazione del nostro cervello con ripercussioni positive anche dal punto di vista psicologico.
Il cammino mantiene giovani
Un effetto importante è quello che agisce sulle citochine antinfiammatorie prodotte dal sistema immunitario per contrastare l’infiammazione: proprio l’infiammazione infatti è alla base dell’invecchiamento.
Partire con piccoli passi
Camminare fa bene al fisico e anche alla mente, ma deve essere un’attività piacevole. Per questo Lucia suggerisce di partire poco alla volta, anche solo con una passeggiata di una ventina di minuti al giorno.
Questo articolo rientra nella campagna di comunicazione legata al progetto “Io non lascio tracce – Benessere in Movimento Lento”, finanziato da Compagnia di San Paolo sul Bando Sportivi Per Natura.








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