Ha senso introdurre la filosofia, intesa come pratica filosofica, negli istituti tecnici e professionali?
Istituire momenti di pratica filosofica negli istituti tecnici è un’idea così assurda? Il progetto Inventio l’ha realizzata e ha raccolto i feedback delle persone coinvolte. Ce li racconta Beatrice Gobbi dell’associazione Filò.
Partiamo dal titolo e dal quesito che esso contiene. Immaginiamo di fare una proposta: introdurre la filosofia – intesa qui come pratica filosofica – all’interno del programma scolastico degli istituti tecnici e professionali. Avrebbe davvero senso una simile richiesta? È da questa domanda che prende avvio il progetto Inventio, un percorso che porta la pratica filosofica in scuole in cui la filosofia non è prevista, come gli istituti tecnici e professionali. Per provare a rispondere, l’abbiamo posta a chi è direttamente coinvolto: gli studenti e le studentesse.
Al termine dei laboratori di dialogo filosofico che – come associazione Filò – Il filo del pensiero, a sua volta parte della rete nazionale che porta avanti il progetto Inventio – svolgiamo in classe tramite , proponiamo loro un questionario volto a indagare la percezione dell’esperienza. In questo questionario viene chiesto loro: sulla base della tua esperienza, questa forma di filosofia (pratica filosofica) dovrebbe essere introdotta negli istituti tecnici e professionali? Le risposte non sono univoche ed è proprio in questa pluralità che emergono gli aspetti interessanti della questione.
Una parte degli studenti esprime dubbi o contrarietà, rispondendo alla nostra domanda con affermazioni come “perché se qualcuno vuole fare filosofia va a fare un liceo”, “la filosofia non fa parte del percorso che ho scelto” oppure “perché è una materia poco tecnica e troppo complessa”. In queste parole emerge una visione della scuola orientata alla specializzazione: ogni indirizzo ha i suoi contenuti e ciò che esula da questi appare superfluo. La filosofia viene percepita come distante dalle competenze pratiche richieste.

Accanto a queste posizioni però, si colloca una maggioranza di risposte favorevoli o possibiliste. Molti studenti e molte studentesse riconoscono un valore nell’esperienza proposta. A sostegno della loro posizione affermano: “Potrebbe essere utile perché può aiutare a stimolare la mente”, “è utile per riflettere e confrontarsi” o “bisogna aprire questi argomenti anche qui”.
Ciò che viene riconosciuto non è tanto la filosofia come disciplina, quanto la filosofia come spazio di pensiero. Un tempo in cui fermarsi, porre domande, ascoltare punti di vista diversi e conoscere meglio i propri compagni e le proprie compagne. Alcune risposte mettono in luce un passaggio ulteriore: “La filosofia fatta così aiuta a capire quali competenze abbiamo e come usarle nel lavoro”, “Allena il problem solving e l’etica”.
La pratica filosofica, in questo senso, non si oppone alla formazione tecnica, ma può ampliarla. Pensiero critico, capacità di scelta, consapevolezza etica sono competenze trasversali che attraversano ogni ambito professionale. Il progetto Inventio si colloca all’interno di una visione dell’educazione che richiama, in modo implicito, il concetto di paideia: una formazione che non si limita all’acquisizione di competenze, ma riguarda la persona nella sua interezza. Pensare, scegliere, argomentare, confrontarsi: sono dimensioni che non appartengono a un singolo indirizzo di studi, ma attraversano l’esperienza umana nel suo complesso.
Ciò che viene riconosciuto non è tanto la filosofia come disciplina, quanto la filosofia come spazio di pensiero
Un ultimo elemento emerge con forza dai questionari: il valore del contesto non valutativo. “Sarebbe inutile inserirla come materia con voti, perché diventerebbe un obbligo”. Questa osservazione mette in luce una tensione significativa. La pratica filosofica sembra funzionare proprio perché si colloca in uno spazio diverso rispetto alla didattica tradizionale: uno spazio in cui non è richiesta la risposta corretta, ma la partecipazione; non la prestazione, ma la riflessione.
Le risposte raccolte dal progetto Inventio non permettono di formulare una conclusione definitiva. Non tutti gli studenti riconoscono il valore della pratica filosofica. Non tutti la ritengono necessaria. Ma proprio questa pluralità restituisce la complessità della domanda iniziale. Forse, più che cercare una risposta univoca, vale la pena restare dentro questa pluralità di posizioni. Perché è proprio lì – tra accordi, dubbi e resistenze – che la domanda iniziale continua a lavorare, mettendo in discussione ciò che diamo per scontato sulla scuola e sui suoi confini.








Commenta l'articolo
Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi
RegistratiSei già registrato?
Accedi