Bambini e bambine scrivono alle istituzioni per chiedere la pace
L’iniziativa “Lettere per la pace” ha visto coinvolte molte classi e centinaia di giovani. Ecco il caso di una classe di primaria di Bologna.
“Scriviamo questa lettera, usufruendo del nostro diritto di parola e di espressione, per portare le nostre riflessioni su guerra e pace e fare alcune richieste in modo pacifico”. Comincia così la lettera aperta scritta dalle bambine e dai bambini della classe 5°C delle Cremonini Ongaro, scuola primaria bolognese che ha partecipato – insieme ad altre cittadine e regionali – al progetto “Lettera di pace dalle scuole” lanciato dal Movimento di Cooperazione Educativa, storica sigla nata nel 1951 che si occupa di educazione civica, pace e nonviolenza in ambito scolastico ispirandosi ai principi della pedagogia popolare.
La lettera è stata inviata alle principali figure istituzionali italiane ed europee, dalla Presidente del Consiglio al Papa, fino alla Presidente della Commissione Europea. Nella mattinata di ieri è arrivato il primo atteso ed emozionante riscontro: una telefonata da parte della segreteria del Senato per ringraziare la classe del lavoro, complimentarsi per il percorso di formazione civica intrapreso e promettere l’invio di ulteriore materiale per proseguirlo, in particolare su temi come diritti e Costituzione. “Hanno fatto i complimenti per il percorso di cittadinanza consapevole, hanno detto che i ragazzi sono stati bravi e che devono continuare così. Hanno chiamato in diretta durante la lezione e questo ovviamente è stato molto emozionante per gli studenti”, ha raccontato la maestra Elena Romano.
La lettera per la pace, scritta sia in italiano che in inglese, è solo una tappa di un percorso di formazione e approfondimento lungo e strutturato che ha portato alunne e alunni a confrontarsi con temi fondamentali che li riguardano da vicino, come quello dei diritti dell’infanzia sanciti dall’articolo 11 della Costituzione. “Da parte dei ragazzi partecipazione e interesse”, sottolinea ancora Elena Romano. “Noi non abbiamo cominciato ora, abbiamo già lavorato tanto con la Costituzione, parlato dei diritti, cercato di fare un rapporto fra storia antica e storia contemporanea per dare gli strumenti per capire cosa sta succedendo oggi”.
La situazione geopolitica mondiale non è dunque un tabù: “Adesso i ragazzi sono grandi, sentono le notizie e a volte sono loro stessi che fanno domande e cercano di essere informati quindi ritengo sia giusto, pur mediando, parlarne con loro. Li invito a ragionare e soprattutto a cercare di attivarsi concretamente e prestare attenzione ai loro atteggiamenti quotidiani. Quando parliamo di guerra si parte dalle piccole cose, dal litigio banale in classe, per collegare il micro col macro”.
Il lavoro ha rappresentato un momento particolarmente significativo anche per gli insegnanti coinvolti: “Io mi emoziono molto – confessa la maestra Romano –, i ragazzi se ne rendono conto perché cambio tono, atteggiamento. Sono molto contenta di vedere il loro interesse e la loro partecipazione. Ho cominciato ad affrontare questi temi parlando loro della flotilla, ho spiegato cos’era, abbiamo parlato del volontariato, affrontato la questione etica perché sono temi che toccano molto anche me”.
“Nei paesi dove c’è la guerra le persone perdono la vita o si ammalano, i bambini non vanno a scuola, non hanno da mangiare e spesso non hanno più casa né famiglia. Per noi la pace è sinonimo di spensieratezza, libertà, felicità e amore, in poche parole un mondo migliore”, prosegue la lettera, la cui redazione è stata un processo corale che gli insegnanti hanno solo facilitato. “I ragazzi erano contentissimi, entusiasti, io ho fornito supporto, abbiamo deciso le tematiche insieme, ma loro erano nel processo, hanno fatto un bel lavoro, abbiamo assemblato le tematiche, lavorato per gruppi e poi ricucito gli output. Per loro è stato tutto molto chiaro“, conclude Elena Romano.






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