Bloccata anche la nave Handala: attivisti fermati dall’esercito israeliano. Un mail bombing per chiederne il rilascio
Dopo la Madleen, anche la seconda nave della Freedom Flotilla Coalition è stata bloccata in acque internazionali dall’esercito israeliano. L’iniziativa per chiedere il rilascio dell’equipaggio.
Sabato notte, nelle acque internazionali al largo della Striscia di Gaza, l’esercito israeliano ha abbordato e bloccato la Handala, la nave umanitaria della Freedom Flotilla Coalition, impegnata nel trasporto simbolico e concreto di cibo e beni essenziali alla popolazione palestinese.
A bordo c’erano 19 persone, tra cui attivisti e attiviste da tutto il mondo, due giornalisti, e anche Antonio Mazzeo, attivista italiano dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Tutti sono stati arrestati nella notte dalle forze israeliane, salite a bordo armate e precedute da droni e unità navali. Le ultime immagini, trasmesse in diretta streaming, si interrompono bruscamente mentre un soldato afferra la telecamera.
La Handala, partita da Siracusa a metà luglio, è la seconda nave della flotta solidale a essere intercettata: a giugno, la Madleen, con a bordo anche Greta Thunberg, aveva subito la stessa sorte. Entrambe le imbarcazioni viaggiavano con intenti pacifici e umanitari, nel tentativo di sfidare simbolicamente il blocco israeliano e denunciare l’uso della fame come arma di guerra.
Israele, da maggio, ha riaperto con forti limitazioni l’ingresso di cibo a Gaza, ma gli aiuti restano drammaticamente insufficienti. Secondo l’ONU, decine di persone – molti bambini – sono già morte per malnutrizione. Venerdì Tel Aviv ha annunciato che consentirà lanci aerei di aiuti, ma per Philippe Lazzarini, direttore dell’UNRWA, si tratta di una misura inefficace, costosa e pericolosa: nel 2024 un paracadute difettoso aveva causato la morte di cinque civili.
L’arresto della Handala ha suscitato reazioni forti e mobilitazioni. In Italia, l’arresto di Antonio Mazzeo ha attivato una rete di sostegno che invita a una campagna di mail bombing, tramite il sito Newscord.org, per chiedere il rilascio immediato e incondizionato dell’equipaggio.
Il testo proposto per la campagna sottolinea la violazione del diritto internazionale, il pericolo per i civili coinvolti, e chiede un’azione decisa da parte del Ministero degli Affari Esteri italiano e dell’Ambasciata d’Italia in Israele.
La Freedom Flotilla Coalition continua a denunciare l’interferenza israeliana come un attacco diretto alla solidarietà internazionale.
Intanto, mentre le condizioni a Gaza sono ormai indescrivibili e senza precedenti, a detta degli operatori presenti, si moltiplicano le iniziative di protesta e boicottaggio per fermare il genocidio in corso.
Lo storico dell’arte e rettore Tomaso Montanari ha lanciato un appello al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, riconoscendogli le recenti posizioni critiche verso Israele ma chiedendogli un passo ulteriore: la rimozione di Marco Carrai, console onorario di Israele in Toscana, dalla presidenza della Fondazione Meyer di Firenze. «Non può occuparsi di bambini chi oggi rappresenta Israele, stato genocida, infanticida, criminale», scrive Montanari, sottolineando l’incompatibilità tra la rappresentanza di uno Stato responsabile della morte per fame di bambini e la guida di una struttura pediatrica pubblica.
In Israele, nonostante la repressione del dissenso interno, in Israele prende forza la voce di “Standing Together”, un movimento di attivisti israeliani e palestinesi che si oppone sia all’occupazione che alla guerra in corso. Protestano contro il governo, chiedono un immediato cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi, e una soluzione politica al conflitto.
Il loro slogan: “Non in nostro nome. La sicurezza non si costruisce sulle macerie di Gaza.”
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