Ci ha lasciato Ippolito Negro, emigrante e sindacalista che era tornato a vivere nel borgo natio
Dopo anni in giro per il mondo per lavoro e per politica, Ippolito Negro era tornato a vivere nella sua Val Borbera, di cui era diventato un “custode”. È morto ieri all’età di 78 anni.
«Per me “andare a casa” voleva dire tornare qui. Fisicamente l’ho fatto, ma con lo spirito non mi sono mai allontanato da questi luoghi». È iniziata così la nostra conversazione con Ippolito Negro, che abbiamo intervistato tre anni fa per farci raccontare la sua scelta e la storia della sua vita, iniziata e finita nella valle che gli ha dato i natali, la Val Borbera, al confine fra Liguria e Piemonte.
Nato nel 1947, Ippolito Negro è stato sempre molto legato ai luoghi che ha attraversato. A Novi Ligure è stato assessore per dieci anni oltre che consigliere comunale e presidente del Consorzio Servizi alla Persona. Esperienze arrivate fra la fine degli anni novanta e l’inizio dei duemila, precedute da un lungo periodo all’estero – in particolare in Francia – e di una intensa carriera da sindacalista.
Ma il momento in cui la sua parabola di vita ha toccato il suo apice è stato forse quello del ritorno nel suo borgo, Montaldo di Cosola, un piccolo paese con poche decine di abitanti orgogliosamente incastonato fra le cime dell’alta Val Borbera. Come molte aree interne, soprattutto negli anni sessanta è stato colpito dallo spopolamento: nelle montagne la vita era dura, «c’era la povertà ma c’era anche la miseria: la povertà è quando non hai da mangiare, la miseria arriva quasi nell’indigenza», ci racconta lui. Eppure, pur costretto dalle contingenze a lasciare il suo luogo natale, Ippolito non l’ha mai dimenticato e ci è tornato appena ha potuto.
Un ruolo fondamentale nella vita di Ippolito Negro l’ha avuto anche la musica, che da queste parti scandisce i giorni e le stagioni, accompagnando la mietitura del grano e allietando le lunghe serate invernali trascorse davanti al camino. «Io non suono e non so ballare, anche se mi piace ascoltare il ritmo della musica che con la sua nostalgia e malinconia inevitabilmente ti porta ai ricordi del passato», ci ha confessato.
Affidiamo l’ultimo saluto a Ippolito Negro a una sua stessa frase, che ci regalò mentre ci ospitava in casa sua, raccontandoci delle tradizioni, dell’umanità e della musica che animano la Val Borbera: «Oggi, quando molti che vivono in città mi dicono “ma come fai a vivere lassù da solo?”, io rispondo: “Scusate ma io mi domando, come fate voi a stare qui!?”».





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