Sul clima c’è una maggioranza silenziosa che i politici non vedono: lo studio
Una ricerca condotta in Regno Unito e Belgio mostra che molti politici sottostimano il sostegno popolare a misure climatiche, dai bonus casa alle tasse su voli e carne.
Un nuovo studio dell’Università di Cambridge segnala un divario tra realtà e percezione all’interno della classe politica, quando si parla di politiche climatiche. In Regno Unito e Belgio molti parlamentari e amministratori sottostimano quanto l’opinione pubblica sia favorevole a politiche per il clima. Secondo l’analisi, questo errore non è neutro: quando i decisori credono che “la gente non sia pronta”, diventano meno propensi a difendere o votare misure che considerano impopolari, anche se lo sono solo nella loro testa, per paura di perdere consenso.
Nel Regno Unito, lo studio ha chiesto a 100 membri dell’attuale Parlamento di stimare il sostegno a quattro politiche climatiche e ha confrontato le risposte con un sondaggio Ipsos su un campione rappresentativo di 4.201 adulti. Dalla documentazione presentata al Parlamento emerge che i membri del Parlamento hanno sottovalutato il supporto popolare per tutte le misure, con scarti medi tra 7% e 16%, più marcati per le opzioni percepite come costose.
Ad esempio i politici britannici hanno sottostimato di ben 18 punti il consenso per una ipotetica tassa su carne rossa e latticini, sostenendo che fosse del 24,2% quando in realtà era del 42. Similmente hanno sottostimato di 15 punti il sostegno pubblico a una tassa sui frequent flyer (chi vola spesso – 46,7% contro il 62% effettivo) e a tasse/prezzi che riflettano quanto i prodotti siano eco-compatibili (41 contro 56) e di 7 punti quello per sussidi o prestiti destinati a rendere le case più efficienti dal punto di vista energetico (68 contro 76).
In Belgio, su oltre 600 politici fiamminghi, la sottostima risulta ancora più ampia su alcune proposte: per interventi come aumentare i costi dei voli a corto raggio o ridurre i poteri locali di bloccare l’eolico, i decisori hanno creduto di trovarsi davanti a una minoranza favorevole quando i sondaggi mostravano una maggioranza, con scarti nell’ordine di circa 25 punti. Quando una parte del campione è stata informata sul livello reale di consenso, le stime sono migliorate anche su altre politiche “non viste”, ma non del tutto: la correzione è stata solo parziale.
Per gli autori della ricerca, tra le cause di questa distorsione ci sono canali che la classe politica utilizza per ascoltare l’elettorato, che amplificano una minoranza più attiva e organizzata (lettere, mail, pressioni dirette), oltre all’effetto di disinformazione e narrazioni polarizzanti. Il risultato è un circuito che ricorda la “spirale del silenzio”: se chi decide pensa che il sostegno sia basso, parla meno di questi temi; se parla meno, il sostegno resta meno visibile e sembra ancora più basso.
Questo studio ci mostra che la realtà è diversa da come viene percepita, che la percezione della realtà determina le nostre scelte più della realtà stessa e che è importante partecipare e far emergere il proprio orientamento. Scrivere ai rappresentanti, partecipare a consultazioni locali, intervenire nel dibattito pubblico con dati verificabili e storie di transizione giusta può ridurre la distanza tra mandato sociale e scelte politiche.






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