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13:50 7 Novembre 2025 | Tempo lettura: 4 minuti

COP30, parte il fondo TFFF: oltre 5 miliardi per le foreste tropicali e un canale diretto a comunità e popoli indigeni

Al Vertice dei Leader di Belém lanciato il Tropical Forests Forever Facility: capitalizzazione iniziale oltre 5 miliardi di dollari, almeno il 20% dei pagamenti direttamente a comunità locali e Popoli Indigeni.

Autore: Redazione
fondo foreste tropicali

Al Vertice dei Leader che apre la COP30 di Belém, il Brasile ha annunciato ufficialmente la nascita del Tropical Forests Forever Facility (TFFF), un meccanismo pensato per “premiare” i Paesi che mantengono in piedi le proprie foreste tropicali, riconoscendone il valore climatico, ecologico e sociale. La capitalizzazione iniziale supera i 5 miliardi di dollari, secondo quanto comunicato dalla presidenza brasiliana della COP, con un fronte di adesioni che include decine di Paesi tropicali e partner pubblici e filantropici.

L’architettura del fondo prevede di pagare in modo continuativo la conservazione, non solo il ripristino, riallineando gli incentivi economici con i benefici globali generati dalle foreste, dallo stoccaggio del carbonio alla tutela della biodiversità e dell’acqua. Un elemento distintivo è la destinazione di almeno il 20% dei pagamenti direttamente ai Popoli Indigeni e alle comunità locali, riconosciuti come custodi più efficaci degli ecosistemi: una scelta che può fare del TFFF la maggiore fonte internazionale di finanziamento diretto per questi attori.

Sul fronte delle risorse, il segnale più forte arriva dalla Norvegia, che ha annunciato un impegno di circa 3 miliardi di dollari in dieci anni; altri Paesi hanno espresso sostegno politico o pre-impegni, con una platea complessiva di oltre cinquanta Stati che hanno sottoscritto la dichiarazione di lancio. Restano in discussione ulteriori apporti europei e la definizione di strumenti per mobilitare capitali privati su larga scala.

Il lancio del TFFF avviene mentre i dati su perdita di foreste mostrano segnali contrastanti: sebbene nell’ultimo decennio la deforestazione abbia mediamente frenato la propria avanzata, nel 2024 i tropici hanno perso 6,7 milioni di ettari di foresta pluviale primaria, un record negativo legato in larga parte agli incendi e alla siccità. È un salto rispetto all’anno precedente che ha generato impatti climatici ed emissivi rilevanti, soprattutto in Amazzonia. Questi numeri spiegano l’urgenza di strumenti scalabili e stabili come il TFFF.

Il Brasile, che guida l’iniziativa, prova così a trasformare la COP dell’Amazzonia in una COP delle foreste, superando la logica delle sole donazioni a progetto per approdare a un meccanismo di lungo periodo “a performance”, nel quale i pagamenti sono legati alla conservazione effettiva sul territorio.

Il TFFF è concepito come un fondo-patrimonio che, una volta raggiunta una massa critica di capitale, usa i rendimenti finanziari per effettuare pagamenti annuali ai Paesi che dimostrano – tramite monitoraggi satellitari concordati – di mantenere intatte le proprie foreste o di ridurre la deforestazione. In pratica non finanzia singoli progetti a scadenza, ma fornisce flussi stabili e prevedibili “a performance”, legando l’erogazione a risultati verificabili sul territorio.

L’architettura punta a raccogliere circa 125 miliardi di dollari complessivi – con una prima gamba pubblica e una seconda privata – così da poter riconoscere, a regime, pagamenti dell’ordine di circa 4 dollari per ettaro di foresta tutelata; è un modello volutamente simile a un endowment che indirizza i profitti non agli azionisti ma alla conservazione. Almeno il 20% delle risorse affluirebbe direttamente a Popoli Indigeni e comunità locali, i custodi più efficaci degli ecosistemi.

Non mancano, tuttavia, i punti aperti. Alcuni governi tradizionalmente attivi sul clima hanno scelto un profilo attendista o si sono sfilati dal primo giro di impegni, segnalando l’esigenza di chiarire governance, criteri di allocazione, tutela dei diritti e modalità di tracciamento dei risultati. Inoltre la dipendenza del fondo dall’andamento da meccanismi finanziari rischia di legare strutturalmente la conservazione della foresta al buon andamento dei mercati: cosa succederebbe in caso di un crollo economico-finanziario globale?

Al di là dei numeri, il TFFF racconta una svolta culturale in atto: le foreste non sono più viste solo come serbatoi di carbonio, ma come infrastrutture vitali per economie e comunità, da finanziare come si finanziano strade, scuole, salute. Se funzionerà potrà rafforzare processi locali già in corso, ridurre conflitti, sostenere mezzi di sussistenza e proteggere diritti.

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