Con la crisi in Iran l’Ue prova a rilanciare (anche) le comunità energetiche
La Commissione Ue prepara misure per alleggerire i costi dell’energia, ma il cuore della risposta resta strutturale: più rinnovabili, più comunità energetiche, meno dipendenza dai fossili importati.
Con la guerra in Iran, l’energia e la dipendenza dai combustibili fossili sono tornati prepotentemente di attualità. Il nuovo pacchetto presentato dalla Commissione europea il 10 marzo punta a contenere i rincari nel breve periodo, ma soprattutto a ridurre la dipendenza da combustibili fossili importati puntando (anche) sulle rinnovabili. Dall’inizio del conflitto, da dichiarato Ursula von der Leyen, i prezzi del gas sono saliti del 50% e quelli del petrolio del 27%, con un extra costo di 3 miliardi di euro in appena dieci giorni per le importazioni europee di combustibili fossili.
Si chiama Citizens Energy Package ed è una Comunicazione della Commissione. Non si tratta quindi di una legge vera e propria, ma una sorta di postura politica unita a consigli pratici che la Commissione vuole applicare. Nel pacchetto sono presenti misure che la Commissione può adottare da sola, altre che gli Stati membri possono già applicare usando norme esistenti, e interventi che invece richiederanno nuove norme Ue.
Il piano di Bruxelles si muove su due livelli. Nell’immediato invita gli Stati membri a usare con più decisione gli strumenti già disponibili, a partire dalla riduzione di tasse e oneri sull’elettricità, che secondo la Commissione valgono in media circa il 25% del prezzo finale pagato dalle famiglie. Nelle bozze anticipate nei giorni scorsi si parla anche di interventi su oneri di rete e costi del carbonio, con l’idea di costruire una soluzione ponte nei prossimi anni senza smontare gli obiettivi climatici di lungo periodo. Si tratta di una scelta che potrebbe tuttavia avere ripercussioni sulle politiche climatiche. In particolare i costi del carbonio sono i costi collegati alle emissioni di CO2. In Europa derivano soprattutto dal sistema Ets, il mercato delle quote di emissione: chi produce energia da fonti fossili o opera in settori inquinanti deve comprare permessi per emettere anidride carbonica e una parte di quel costo finisce in bolletta.
Le rinnovabili invece diventano protagoniste nella strategia di medio periodo contenuta nel pacchetto. La Commissione lega esplicitamente l’accesso a energia più economica alla crescita delle comunità energetiche rinnovabili (CER), cioè soggetti locali in cui cittadini, enti pubblici e piccole imprese producono e condividono energia rinnovabile.
Se sostenute davvero – si legge nel documento – le comunità energetiche potrebbero aumentare fino a dieci volte la capacità rinnovabile installata entro il 2030 e contribuire ad alimentare tra 25 e 30 milioni di famiglie europee. Nello stesso testo la Commissione stima anche risparmi potenziali fra 260 e 550 euro l’anno per le singole famiglie e benefici economici fra 440 e 930 euro per le comunità. È una direzione che sposta il baricentro della sicurezza energetica: non più solo grandi infrastrutture e grandi operatori, ma una produzione più distribuita, territoriale e partecipata.
Infine il testo cita il nucleare e in particolare lo sviluppo dei Piccoli reattori modulari (Smr) come strategia centrale nello sviluppo energetico futuro. Lo ha ribadito la stessa von der Leyen, sostenendo che tornare a dipendere da combustibili fossili importati sarebbe un errore strategico, mentre le fonti domestiche come rinnovabili e nucleare hanno mantenuto prezzi stabili durante questi giorni di tensione.
Secondo l’eurodeputato Dario Tamburrano, fra gli ideatori del regolamento europeo sulle CER, puntare sugli Smr rischia di creare nuove dipendenze invece di ridurle. In un suo intervento recente, Tamburrano ricorda che anche il nucleare europeo resta legato all’importazione di combustibile e materie prime, a partire dall’uranio, mentre le rinnovabili hanno costi e tempi di realizzazione molto più contenuti e non richiedono approvvigionamenti analoghi dall’estero.






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