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9:56 5 Marzo 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

Il DDL antisemitismo passa al Senato, ma perché fa così discutere?

Il Senato ha approvato, con una votazione politicamente molto caotica, il DDL antisemitismo. Molti soggetti però hanno sollevato grandi perplessità sul tema. Vediamo quali.

Autore: Redazione
ddl antisemitismo

Con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti il DDL numero1004 contenente disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo è stato approvato dal Senato e passerà ora alla Camera per la votazione finale. Molte le voci che si sono levate a contestare questo provvedimento, che ha creato anche notevoli spaccature in seno all’opposizione, divisa fra chi ha votato a favore, chi ha deciso di astenersi e chi ha votato contro.

Fra chi sostiene che il DDL antisemitismo sia un passo avanti c’è la senatrice di Fratelli d’Italia Ester Mieli, che ha dichiarato che “la proposta di legge che approveremo oggi farà cadere le maschere a chi non ha coraggio di fare le cose giuste, a chi da tanto tempo pensa di poter rappresentare un mondo, a chi non ha preso le distanze da quelle piazze che incitavano all’odio e alla distruzione di un popolo, a chi invitava gli ebrei italiani a prendere le distanze da Israele e chi non ha condannato la violenza. Chi non voterà questa legge o chi voterà contro, oggi decide di essere indifferente“.

Una fra le tante risposte di segno contrario è quella dell’Unione Sindacale di Base, che precisa che “l’antisemitismo, così come ogni altra forma di discriminazione su base razziale, etnica, nazionale o religiosa, è già perseguito dall’articolo 604 bis del Codice Penale, la Legge Mancino, del nostro ordinamento. Lo scopo vero della legge è quello di impedire le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese e di colpire i lavoratori e le lavoratrici coscienti”. USB ne approfitta anche per rilanciare la mobilitazione prevista a Roma per il 14 marzo “contro l’ennesima legge bavaglio”.

Un focus forte è stato posto sul perno del testo, ovvero la definizione di “antisemitismo” elaborata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto. Amnesty International fa notare che “gli stessi estensori hanno invitato a non trasformare [la definizione, ndr] in legge e a non utilizzare in contesti di formazione universitaria, visto il rischio che si trasformi in strumento di censura e di repressione”. Eppure il DDL 1004 fa proprio questo, prevedendo un’ampia rosa di azioni di mappatura, monitoraggio, prevenzione, contrasto e formazione che sfociano anche nel controllo dei social media e delle iniziative in ambito scolastico.

“È utile ricordare che, sulla base di tale definizione, le attuali attività di monitoraggio già qualificano il movimento BDS come una forma di lotta antisemita contro Israele”, evidenzia sempre Amnesty riferendosi alla campagna Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni, che invita il pubblico a fare consumo critico penalizzando le aziende che, direttamente o indirettamente, sostengono il Governo israeliano, accusato dalla Corte Internazionale di Giustizia di aver violato gli obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 1948.

Gioisce la comunità ebraica che, per bocca del suo rappresentante romano, auspica che “quando sarà passato anche al vaglio della Camera, il DDL diventerà uno strumento decisivo nel contrasto all’odio antiebraico in tutte le sue forme. Compreso l’odio verso Israele, baluardo dell’Occidente e unica democrazia del Medio Oriente”. Visto l’esplicito riferimento alla forma di governo dello Stato israeliano, non si può non ricordare come proprio il capo del Governo Netanyahu e il suo ex Ministro della Difesa Gallant siano attualmente ricercati in virtù di un mandato d’arresto per crimini contro l’umanità e crimini di guerra emesso dalla Corte Penale Internazionale ai sensi degli articoli 18 e 19 dello Statuto di Roma.

Un altro elemento di contestazione viene portato alla luce, fra gli altri, da Possibile.it: “La definizione della IHRA è contestata da giuristi, da relatori speciali dell’ONU e dalle stesse reti ebraiche antirazziste, perché mette sullo stesso piano l’odio verso gli ebrei e la critica politica a un governo”. Durante la discussione in Senato il leghista Romeo, firmatario della proposta, ha sottolineato in proposito che “è possibile criticare il governo di Israele senza alcun problema“.

Insideover aggiunge un tassello alla discussione su questo tema specifico facendo presente il “pericolo di compressione della libertà d’opinione che, sulla base ai cinque articoli di cui si compone la legge, si concretizzerà non solo nella possibilità di venire denunciati, ma anche di un aumento del controllo di polizia, con l’istituzione di una banca dati a fini di monitoraggio e il setacciamento di contenuti etichettabili come hate speech sui social”.

Un’altra voce fortemente scettica è quella dello storico Angelo D’Orsi che ha dichiarato: “Io credo che questo DDL sia agghiacciante. Non è la prima volta che, dietro il paravento dell’antisemitismo, si tenta di colpire l’antisionismo e, più in generale, il dissenso. E questo disegno di legge si colloca in una situazione in cui vediamo una costante restrizione degli spazi di dissenso. Questo è un aspetto a cui dobbiamo stare attenti”.

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