Divario retributivo fra uomini e donne e trasparenza salariale: ecco a che punto siamo
Un appello chiede al Parlamento italiano di apportare modifiche mirate al decreto di recepimento della Direttiva europea sulla trasparenza salariale, prima che il testo sia definitivamente approvato.
Il divario retributivo di genere in Italia appare, nelle statistiche ufficiali, tra i più bassi d’Europa: il 5,6% secondo l’ultima rilevazione Istat. Ma si tratta di un numero ingannevole, perché misura solo la retribuzione oraria senza tener conto delle componenti variabili, dove invece si annidano i divari. Quando si adotta un indicatore più completo – il gender overall earnings gap, che tiene conto anche di part-time involontario, discontinuità di carriera e segregazione occupazionale – il divario complessivo sale al 39,9%. È su questa distanza, tra il 5,6% e il 39,9%, che si misura la dimensione reale del problema.
La direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza salariale è stata pensata proprio per colmare questo divario, rendendo visibile ciò che oggi resta opaco. Ma una direttiva vale quanto il testo che la recepisce. L’iniziativa di questo appello nasce direttamente dall’esperienza sul campo, con proposte concrete, circoscritte e più che mai urgenti.
Lo scorso 25 febbraio, l’Osservatorio Lo stato del lavoro ha presentato in Senato il discussion paper “L’Italia alla sfida della trasparenza salariale”. «Abbiamo ricevuto da più parti sollecitazioni a non fermarci», spiega Eleonora Voltolina, giornalista e attivista, fondatrice dell’Osservatorio. «Ci rendiamo conto che in questo momento grandi rivoluzioni del testo non sono all’ordine del giorno; ma speriamo almeno che qualcuna di queste proposte possa essere presa in considerazione».
Laura Pilone, referente regionale Lazio Pari Merito, aggiunge: «Crediamo che fare pressione civica significhi accompagnare il legislatore con analisi e proposte precise. Per questo abbiamo coinvolto esperte, esperti e associazioni che condividono questo approccio: perché il cambiamento si costruisce insieme e queste proposte ne sono la dimostrazione tangibile». Molte delle osservazioni contenute nell’appello – sottoscritto da quasi quaranta firme tra persone, associazioni, media – sono già emerse nel dibattito pubblico e nelle audizioni parlamentari.
Nessuna stravolge l’impianto del decreto ma, se venissero apportate, conterrebbero il rischio che nel testo finale siano presenti «lacune così evidenti da minarne strutturalmente la portata e l’efficacia», spiega Voltolina. «La trasparenza salariale non è una mera questione tecnica», si legge nel documento condiviso. «È una condizione necessaria perché il divario retributivo di genere possa finalmente essere visto, misurato e affrontato nella sua reale dimensione».
Vuoi approfondire?
Qui è possibile consultare le proposte. Per sottoscrivere il documento potete scrivere a mobilitazione@parimerito.it o eleonora@jfsc.ch.





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