La guerra all’Iran costa quasi 2 miliardi di dollari al giorno
L’amministrazione Trump ha riferito che i primi sei giorni di guerra all’Iran sono costati 11,3 miliardi di dollari ovvero 1,88 miliardi al giorno.
Mercoledì 11 marzo si è tenuto a Washington un briefing fra alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti e dei rappresentanti dell’amministrazione Trump. I senatori avevano chiesto delucidazioni sull’impegno economico che la guerra all’Iran sta comportando per gli Stati Uniti e membri dello staff presidenziale hanno quantificato tale impegno – per difetto, con una cifra reale che potrebbe quindi essere più alta – in 11,3 miliardi di dollari per i primi sei giorni di conflitto.
Per fare un paragone, in meno di una settimana gli Stati Uniti hanno speso solo per la guerra all’Iran una cifra che equivale circa al prodotto interno lordo dello Stato africano della Mauritania. Questo vuol dire che ogni giorno di guerra costa al popolo americano 1,88 miliardi di dollari. La fonte è quella del Pentagono, quindi del Dipartimento della Difesa americano.
Come detto, la stima è difettosa e non terrebbe conto di molte voci come le spese mediche, il rimpiazzo degli aerei distrutti o danneggiati durante le operazioni e tutti i costi di movimentazione e accumulo di armi, mezzi e personale militare. I costi legati agli spostamenti fra l’altro stanno lievitando vertiginosamente per effetto della guerra stessa: il greggio ha raggiunto la cifra record di 100 dollari al barile, tanto che il Dipartimento dell’Energia americano ha annunciato che sta valutando il prelevamento di 172 milioni di barili dalla propria riserva strategica.
Come spiega il Guardian, i primi attacchi della guerra all’Iran sono stati condotti con armi di precisione molto sofisticate, le bombe AGM-154 Joint Standoff Weapon, che possono costare fino a oltre 800.000 dollari l’una. Per questioni strategiche ed economiche, l’esercito americano ha proseguito i bombardamenti utilizzando armi meno costose, ma il Congresso sta valutando l’approvazione di un pacchetto di spesa finalizzato ad aumentare il budget in previsione della prosecuzione dell’attacco a Iran, ma anche Libano e Palestina.
Questa “austerity” nella scelta di armi più economiche, forse nell’ottica di un conflitto che non si esaurirà in pochi giorni e che richiederà un investimento continuato, ha portato la spesa giornaliera a circa 1 miliardo di euro, per un totale dall’inizio dell’attacco di circa 17 miliardi di euro. Secondo il Financial Times, il Pentagono si sta preparando a chiedere al congresso lo stanziamento di ulteriori 50 miliardi di dollari per finanziare la prosecuzione della guerra all’Iran.
Tuttavia, secondo quanto riportato dal Guardian, ci sarebbe uno scetticismo diffuso e bipartisan sullo stanziamento di nuovi fondi e in generale sull’impegno economico di una guerra rispetto alla cui fine non c’è alcuna previsione. Questo nonostante le dichiarazioni – del tutto infondate secondo il New York Times, che le riporta – di Donald Trump, che sostiene che “la maggior parte della gente dice che la guerra è già vinta. Gli iraniani sono alle battute finali. Questo non vuol dire che la guerra finirà subito, ma non hanno marina, aviazione, contraerea né sistemi di controllo. Non hanno niente”.
Nel frattempo più di 200 associazioni e ONG americane – fra cui Greenpeace, Jewish Voice for Peace, il Consiglio per le relazioni Americano-Islamiche, la Union of Concerned Scientists e molte altre – hanno pubblicato una lettera aperta per opporsi a ulteriori finanziamenti alla guerra all’Iran, con la quale “Trump ha violato la costituzione, sfidato le leggi internazionali, si è fatto beffa della volontà del popolo americano e ha messo in pericolo milioni di vite […]. Questa guerra illegale ha già mostrato i suoi costi: personale americano ucciso o ferito, migliaia di civili ammazzati, prezzi dei carburanti alle stelle e più di una dozzina di paesi coinvolti inaspettatamente nella spirale del conflitto”.






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