L’Italia rinnova il memorandum militare con Israele mentre l’esercito israeliano continua ad attaccare militari italiani
Oggi si rinnova automaticamente il memorandum militare Italia-Israele, che sarà così valido fino al 2031. La rete PeaceLink invita tutti a scrivere al Governo per chiederne la rescissione.
Oggi 13 aprile scade il memorandum militare fra Italia e Israele e il Governo ha annunciato che procederà al rinnovo per altri cinque anni; rinnovo che secondo gli accordi è automatico a meno che una delle due parti non ne chieda la revoca formale. L’esecutivo – formalmente responsabile delle decisioni che riguardano il memorandum militare – aveva già annunciato che non l’avrebbe revocato un anno fa, quando in Parlamento si era sollevato il dibattito in merito al trattato.
Stipulato nel 2003 e ratificato nel 2005, il memorandum militare con Israele ha superato molti Governi di diversi colori e nessuno l’ha mai messo in discussione. Così, rinnovo dopo rinnovo, è giunto sino a oggi. La situazione geopolitica è però molto diversa rispetto al 2003. Sulla mancata revoca pesano molto anzitutto i pronunciamenti della Corte Penale Internazionale e una commissione d’inchiesta ONU hanno accertato ufficialmente che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza ed emesso un mandato d’arresto internazionale ai danni del premier Netnyahu e dell’ex Ministro della Difesa Gallant.Non solo: nel 2025 la premier Giorgia Meloni è stata colpita da una denuncia per complicità nel genocidio per il supporto politico e militare fornito a Israele.
È noto infatti che la Leonardo Spa – il cui maggior azionista è il Ministero delle Finanze – ha ricevuto importanti commesse da parte del Governo israeliano, tanto che a novembre dello scorso anno un gruppo di associazioni ha presentato un ricorso per chiedere “l’accertamento e il conseguente annullamento dei contratti di fornitura di materiali d’armamento stipulati dalla società Leonardo Spa, le sue controllate o intermediarie con lo Stato di Israele e le imprese da esso autorizzate, per persistente violazione dei divieti tassativi imposti dalla Costituzione, dalla legge, dalle altre fonti imperative sul ripudio della guerra, dalla normativa sovranazionale e dagli accertamenti dei competenti organi ONU”.
Sulla mancata revoca del memorandum militare si è espressa anche PeaceLink, una delle sigle storiche del pacifismo italiano e internazionale: “Occorre dissociarsi espressamente e nettamente da ogni ipotesi di rinnovo, tacito o formale, del Memorandum d’intesa tra Italia e Israele in materia di cooperazione nel settore della difesa. È un accordo che viene rinnovato per silenzio-assenso e che rischia di rendere l’Italia compartecipe per altri anni ancora di una politica di guerra, occupazione e violazione sistematica dei diritti umani”, scrive il movimento in un comunicato.
“Il Memorandum militare prevede scambi tecnologici, intelligence, addestramenti congiunti e trasferimenti di materiale bellico. Oggi mantenere in piedi questa intesa equivale a un sostegno attivo alla macchina da guerra israeliana, cosa abominevole alla luce dello sterminio avvenuto a Gaza e della guerra contro l’Iran e il Libano, nonché dell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania e delle ripetute condanne da parte della Corte Penale Internazionale e dell’ONU. Nessuna cooperazione militare può essere neutrale quando una delle parti è accusata di crimini di guerra e di apartheid da organismi internazionali indipendenti, dall’Alto Commissariato ONU per i diritti umani, da numerosi stati e da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch”.
PeaceLink invita anche tutte le persone che hanno a cuore i temi dei diritti, della nonviolenza e della giustizia internazionale a inviare una lettera indirizzata al Ministro degli Affari Esteri, al Ministro della Difesa e alla Presidente del Consiglio chiedendo di revocare l’adesione dell’Italia al memorandum militare. A maggior ragione in un momento in cui gli stessi militari italiani sono stati presi di mira dalle forze belliche israeliane in una grottesca situazione in cui l’Italia viene attaccata da un esercito con le armi che l’Italia stessa gli ha venduto.
L’ultimo episodio in ordine di tempo è avvenuto ieri, come riporta l’Ansa: “Alla vigilia della visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani a Beirut, in due diversi episodi, i soldati dell’IDF su un carro armato Merkava sono entrati in contatto con i veicoli italiani della forza ONU – un lince e un autocarro logistico – dopo aver bloccato una strada a Bayada, a sud ovest del Paese, che viene generalmente utilizzata per accedere alle posizioni dell’Unifil”. Mercoledì scorso invece un convoglio sempre del contingente italiano Unifil è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento esplosi dalle forze armate israeliane.
Vuoi approfondire?
Clicca qui per il fac-simile della lettera da mandare al Governo per chiedere la revoca dell’adesione al memorandum militare.





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