Da Milano “città spugna” a Firenze contro le isole di calore: le città tolgono cemento per adattarsi al clima che cambia
La depavimentazione si fa strada come risposta urbana a caldo e piogge intense. Milano avvia 27 cantieri sul modello della “città spugna”, Firenze investe su parcheggi e viali più permeabili e alberati.
Togliere asfalto e cemento per far tornare la terra: la depavimentazione, nota anche come depaving, sta entrando nel lessico dell’adattamento climatico urbano. L’idea è semplice: liberare superfici oggi impermeabili in luoghi come cortili scolastici, aree ospedaliere, parcheggi e spazi pubblici, sostituendole con suoli drenanti e verde, così da reggere meglio ondate di calore e allagamenti.
L’impermeabilizzazione del suolo, infatti, rende le nostre città sempre meno permeabili, aumenta lo scorrimento superficiale dell’acqua e riduce i benefici ecosistemici del terreno. L’Agenzia europea dell’ambiente definisce questa caratteristica (principalmente cittadina) imperviousness, impenetrabilità, ovvero la sigillatura del suolo con materiali impermeabili e ne sottolinea gli impatti su biodiversità e capacità di adattamento. In Italia, i dati ISPRA sul consumo di suolo continuano a indicare una pressione elevata, con nuove superfici artificiali che sottraggono terreno e servizi ecosistemici.
Il depaving è nato come movimento “dal basso”. A Portland (Oregon, Usa) un gruppo nato nel 2008, Depave, ha reso popolare l’azione di rimuovere pavimentazioni sottoutilizzate per creare spazi verdi e permeabili, spesso in scuole e luoghi comunitari. Successivamente iniziative di questo genere hanno assunto anche carattere più istituzionale.
In Italia, uno degli esempi più citati in questi giorni è Milano, che punta al modello della “città spugna” con 27 interventi avviati o programmati: i cantieri, parzialmente finanziato con fondi del PNRR, sono partiti in molti municipi per sostituire superfici asfaltate con verde pubblico e pavimentazioni drenanti, che mirano a ridurre il carico sulla rete fognaria durante eventi meteo estremi e a favorire il riuso dell’acqua piovana nei periodi siccitosi.
Una città spugna, o sponge city, è un modello di progettazione urbana che prova a far funzionare la città più come un terreno naturale e meno come una superficie impermeabile: invece di “scaricare via” l’acqua piovana il più in fretta possibile, la città la assorbe, la trattiene, la filtra e la rilascia lentamente, usando suoli permeabili, alberature, rain garden, zone umide, tetti verdi e bacini di laminazione. L’obiettivo è ridurre allagamenti e stress della rete fognaria durante le piogge intense, ma anche aumentare ombra e raffrescamento nei quartieri e rendere disponibile acqua nei periodi secchi. Il concetto nasce in Cina: viene proposto nel 2013 dall’urbanista Kongjian Yu e poi tradotto in politiche pubbliche con linee guida nazionali e programmi pilota dal 2014-2015, come risposta alle inondazioni urbane e ai limiti della sola “infrastruttura grigia”.
Anche Firenze ha annunciato nuovi interventi mirati contro le isole di calore: una delibera stanzia circa 500mila euro per depavimentazioni e alberature, con un focus su Firenze Nova. In via Vasco de Gama è prevista la depavimentazione di un parcheggio di circa 550 mq, con sostituzione dell’asfalto con superfici drenanti e la messa a dimora di 13 alberi; al Giardino del Lippi si parla di materiali permeabili e a basso albedo, e di nuove piantumazioni.
Leffetto isola di calore urbana è l’aumento di temperatura che si registra nelle aree cittadine rispetto alle zone periurbane o rurali vicine, spesso più marcato la sera e di notte. Dipende dal fatto che edifici e strade in materiali scuri come asfalto e cemento assorbono e rilasciano calore più a lungo, mentre la riduzione di alberi e suolo permeabile limita l’evapotraspirazione che raffresca naturalmente l’aria; a questo si somma il calore prodotto da traffico, condizionatori e attività umane. L’effetto può tradursi in notti più calde, maggiore domanda di energia e rischi sanitari durante le ondate di calore, soprattutto nei quartieri con meno verde.
Firenze e Milano posso essere d’esempio e ispirazione per molte città d’Italia: mostrano che il suolo urbano è un’infrastruttura chiave in tempi di crisi climatica, e può tornare a funzionare meglio se cittadini e amministrazioni lo trattano come tale.






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