Palestina, qualcosa si muove: riconoscimenti, aiuti, mozioni. E il summit ONU spinge per due Stati
Dall’annuncio del Regno Unito al ponte aereo della Germania fino alla denuncia di genocidio da parte di due ONG israeliane, lo scenario internazionale si attiva.
Dopo mesi di guerra, qualcosa si muove sul fronte internazionale. Anche Il Regno Unito ha annunciato che riconoscerà lo Stato di Palestina se Israele non accetterà un cessate il fuoco e un percorso negoziale entro settembre, quando si terrà l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. È la prima volta che Londra lega esplicitamente il riconoscimento a una svolta concreta nella crisi. La posizione è stata espressa dal primo ministro Keir Starmer, su spinta di oltre 250 deputati laburisti. Il riconoscimento della Palestina viene definito “un diritto inalienabile”, ma subordinato al rispetto del diritto internazionale e alla fine delle operazioni militari in corso.
Nel frattempo, anche la Germania ha attivato un ponte aereo di aiuti verso Gaza. Due aerei A400M stanno operando dalla Giordania per lanciare beni di prima necessità alla popolazione. Un gesto simbolicamente forte per un Paese storicamente vicino a Israele. Il cancelliere Friedrich Merz ha parlato di un “segnale necessario”, pur consapevole della sua portata limitata. Ma il messaggio politico è chiaro: Berlino vuole un cambio di passo. Anche in Italia qualcosa si muove. La città di Genova ha approvato una mozione per il riconoscimento della Palestina, seguendo l’esempio di altri Comuni italiani. Un’azione simbolica, ma indicativa del crescente dissenso verso l’impunità israeliana.
A fare da sfondo a questi segnali è stato il summit ONU del 28 e 29 luglio a New York, promosso da Francia e Arabia Saudita. La conferenza ha ribaltato lo stallo diplomatico con la New York Declaration, che prevede disarmo di Hamas, rilascio degli ostaggi, passaggio del controllo di Gaza all’Autorità Palestinese e presenza ONU. Decine di Paesi hanno firmato, nonostante il boicottaggio di Israele e Stati Uniti. Nel corso del vertice, il segretario generale António Guterres ha parlato di “punto di svolta possibile”, mentre il premier palestinese Mohamed Mustafa ha chiesto un riconoscimento formale immediato da parte di tutti gli Stati membri. Per molti governi, il riconoscimento appare ormai come una condizione necessaria per qualsiasi percorso di pace.
Nel frattempo, nel mondo della società civile israeliana si è consumata una frattura storica: B’Tselem e Physicians for Human Rights‑Israel hanno concluso che le azioni militari a Gaza configurano un genocidio, denunciando distruzioni sistematiche delle infrastrutture assistenziali e condizioni deliberate finalizzate alla sopravvivenza forzata della popolazione palestinese. Un’accusa senza precedenti da parte di due organizzazioni leader all’interno di Israele.






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