Nove paesi europei costruiranno enormi parchi eolici offshore nel mare del Nord
Il progetto è il più ambizioso al mondo nel suo genere e renderà il continente più autonomo e resiliente dal punto di vista della sicurezza energetica.
Nove paesi europei hanno siglato un accordo per sviluppare 100 GW di eolico offshore nel Mare del Nord entro il 2050, un network transfrontaliero che rivoluzionerà la produzione energetica nel continente.
L’intesa, firmata il 26 gennaio 2026 ad Amburgo su invito del cancelliere tedesco Friedrich Merz, coinvolge Germania, Olanda, UK, Francia, Belgio, Danimarca, Irlanda, Lussemburgo e Norvegia, con supporto Ue e NATO per la sicurezza delle infrastrutture.
Non si tratta di un singolo parco, ma decine di progetti condivisi su migliaia di km². Complessivamente, la produzione potrebbe essere in grado di coprire il fabbisogno energetico di 100 milioni di europei. Inoltre i paesi si sono impegnati a condividere dati e diffondere pratiche per contrastare attacchi e cyberattacchi sulle infrastrutture energetiche, un elemento sempre più importante per la sicurezza energetica.
L’accordo tra nove paesi si colloca in una visione più ampia di collaborazione energetica: l’ambizione totale per il Mare del Nord prevede 300 GW di eolico offshore entro il 2050, di cui circa un terzo proveniente da questa iniziativa transnazionale. I primi 20 GW dovrebbero entrare in funzione già negli anni ’30 del prossimo decennio, stando alla bozza del piano.
Si tratta del più ambizioso piano transfrontaliero mai pianificato per l’eolico offshore, superando in scala ogni parco individuale esistente.
L’eolico offshore comporta rischi significativi, tra cui impatti ambientali come disturbi alla fauna marina da rumore e collisioni con turbine, alterazioni degli ecosistemi bentonici. Tuttavia gli esperti sono piuttosto concordi nel ritenere che i benefici ambientali siano spesso superiori ai rischi, per via della produzione di energia pulita e rinnovabile su vasta scala, che riduce le emissioni di CO2 e favorisce l’indipendenza energetica, con capacità elevate grazie a venti più forti e costanti in mare.
Progetti come questo, inoltre, generano posti di lavoro qualificati e abbassano i costi dell’elettricità a lungo termine. Tuttavia, Sul piano economico e tecnico, i costi iniziali elevati, la manutenzione complessa in ambiente marino e la vulnerabilità a tempeste o attacchi cyber rappresentano sfide importanti.
Il progetto, inoltre, svolge anche una funzione geopolitica cruciale, rafforzando l’autonomia energetica europea rispetto alla dipendenza dal gas russo e dal gnl Usa, e rendendola più resiliente alle fluttuazioni dei mercati fossili globali. L’accordo funge anche da baluardo contro instabilità esterne, come le politiche anti-rinnovabili di Trump negli Usa, e apre vie per l’export di idrogeno verde verso Africa e Asia. Al contempo, prova a riposizionare l’Europa come leader nella transizione energetica.






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