I popoli indigeni “invadono” via fiume la COP30 sul clima
Quella che i media hanno definito “flotilla indigena” ha raggiunto Belem con circa 5000 persone a bordo per intervenire ai negoziati della conferenza sul clima COP30.
200 navi con circa 5000 persone provenienti da sei nazioni diverse e in rappresentanza dei popoli indigeni dell’America meridionale hanno raggiunto la città brasiliana di Belem – dove è in corso la COP30, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima – navigando lungo il corso del fiume Guajara. La delegazione si è ritrovata il 12 novembre e con la partenza della barqueata ha simbolicamente dato il via al People’s Summit, il vertice alternativo popolare che dal 2023 coinvolge le comunità locali nel discorso sul clima.
L’obiettivo è creare un movimento solido e coeso che lavori anche alla produzione di documenti ufficiali per far sentire la voce dei popoli indigeni in un dibattito che li riguarda da vicinissimo ma non li ascolta quasi mai. L’approccio è dialogico e aperto, come testimoniano le dichiarazioni rilasciate da uno dei portavoce del movimento, capo Raoni, durante la navigazione verso Belem: «Non voglio che vi sia un conflitto fra popoli indigeni e bianchi. Dobbiamo risolvere i problemi insieme, con rispetto ed equilibrio».
Alla barqueata hanno partecipato anche organizzazioni ufficiali come Greenpeace, la cui portavoce ha sottolineato che «stiamo soffrendo per la siccità, per gli incendi, per i cambiamenti climatici. La foresta pluviale non dovrebbe bruciare. Brucia solo a causa degli incendi provocati dall’uomo e della siccità. Questo è il contesto che dobbiamo far comprendere ai leader politici».
Secondo l’organizzazione del People’s Summit, questa iniziativa – che ha visto giungere a Belem i rappresentanti di circa 1200 movimenti e associazioni che si battono per i diritti dei popoli indigeni – «non è solo un’azione, è un “manifesto fluviale”. Le acque dell’Amazzonia stanno portando le voci che il mondo ha bisogno di ascoltare: quelle delle persone che difendono la vita, i territori e il clima […]. Questo è un messaggio globale: la gente che protegge le foreste, i fiumi, il mare, le mangrovie rappresenta la risposta più concreta e coraggiosa alla crisi climatica».
Fra le persone a bordo ce n’erano anche alcune provenienti dall’Italia, come l’artista e attivista climatica Carlotta Sarina che, intervistata da Wired, ha dichiarato di essere stata spinta a partecipare “da un webinar organizzato da Fridays for future e Italian climate network che parlava di quanto sarebbe stata grande questa Cop, di quanto fosse importante tornare a manifestare dopo tre anni. Il viaggio è il più costoso che abbia mia affrontato, ma mi sono detta che non potevo restare a casa. Dovevo esserci per protestare”.






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