Da oggi il centro di Roma diventa zona 30: meno velocità, più sicurezza e vivibilità
Dal 15 gennaio 2026 il centro storico della Capitale diventa ufficialmente una “zona 30”: una misura pensata per ridurre incidenti, migliorare la vivibilità e restituire le strade alle persone.
A partire da oggi, 15 gennaio 2026, Roma si unisce al crescente numero di città italiane che adottano il modello della “Città 30”. Il centro storico della Capitale diventa una zona a velocità moderata: in oltre mille vie il limite sarà di 30 chilometri orari. Un cambiamento significativo che coinvolge arterie centrali come corso Vittorio Emanuele, via del Teatro di Marcello e via del Traforo, dove fino a ieri il traffico veloce e intenso era la norma.
Roma ha già sperimentato i limiti di velocità ridotti in circa il 40% nelle strade del centro, ma con questa estensione l’impatto potenziale aumenta notevolmente. Gli obiettivi sono aumentare la sicurezza stradale, ridurre il numero e la gravità degli incidenti e diminuire inquinamento ed emissioni. Il Comune ha anche annunciato l’installazione di 175 attraversamenti pedonali rialzati e 40 nuovi Photored per il rilevamento delle infrazioni.
Il modello “Città 30” nasce da una visione urbanistica e sociale che mette al centro la persona. Rallentare il traffico permette di ripensare lo spazio urbano come luogo di relazione, accessibilità e sicurezza. In queste città, il concetto di mobilità si allarga per includere non solo auto e moto, ma anche pedoni, ciclisti, persone con disabilità e bambini. L’obiettivo è garantire una convivenza più equa tra i diversi utenti della strada.
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Bologna, tra le prime città italiane ad abbracciare questo approccio, ha registrato risultati incoraggianti: nel primo anno dall’attivazione del progetto “Bologna Città 30” gli incidenti sono diminuiti del 13,1%. Numeri che mostrano come l’effetto sia concreto, anche a fronte delle resistenze di una parte della cittadinanza.
Proprio Bologna è diventata, in questi giorni, il centro simbolico di una battaglia culturale e politica attorno alle Città 30. Il 14 gennaio 2026 si è tenuta un’udienza cruciale davanti al TAR dell’Emilia-Romagna: in discussione, il progetto stesso del Comune, contestato da alcuni tassisti con l’appoggio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A difenderlo, al fianco delle istituzioni locali, sono intervenute la Fondazione Michele Scarponi e l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, sottolineando come questa non sia solo una vertenza locale, ma una questione di civiltà che riguarda tutte le città italiane.
Il modello delle “Città 30” rappresenta una risposta concreta a problemi noti: incidenti, traffico, inquinamento, invivibilità dei centri urbani. Ma come ogni trasformazione, anche questa richiede tempo, accompagnamento e ascolto. |Serve un lavoro culturale che coinvolga residenti, commercianti, automobilisti e istituzioni e una narrazione nuova della mobilità urbana.






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