Sanremo 2026, blitz di Extinction Rebellion sul blue carpet contro gli sponsor Eni e Costa
Un gruppo di attiviste climatiche ha superato le transenne sul blue carpet davanti all’Ariston per contestare greenwashing e “politiche ecocide” degli sponsor.
Un gruppo di attiviste appartenenti a Extinction Rebellion (XR) ha scavalcato le transenne e invaso il green/blue carpet all’ingresso del Teatro Ariston, esponendo striscioni contro gli sponsor del Festival, in particolare ENI e Costa Crociere. Nel video diffuso sui social del movimento si vedono alcune persone sul tappeto, davanti all’ingresso principale, con cartelli che recitano “Sanremo mi piaci tanto ma non con questi sponsor fossili”, mentre le forze dell’ordine intervengono rapidamente portando via le attiviste.
L’azione sarebbe avvenuta lunedì 23 febbraio 2026, durante il Green/Blue Carpet che inaugura la settimana del Festival; non è però disponibile un’indicazione pubblica univoca sull’orario esatto. Alcune fonti riferiscono di un fermo sul posto, nell’area sponsor, e del successivo accompagnamento in commissariato di un gruppo di persone dopo oltre un’ora di trattenimento.
XR è un movimento internazionale di disobbedienza civile nonviolenta nato per chiedere interventi urgenti di fronte alla crisi climatica ed ecologica. In Italia, negli anni, ha messo in campo azioni dimostrative e blocchi simbolici per denunciare l’uso dei fossili, le responsabilità di grandi aziende e le scelte politiche ritenute incoerenti con gli obiettivi climatici. Italia che Cambia ha seguito più volte queste mobilitazioni, raccontando sia il merito delle rivendicazioni sia le conseguenze giudiziarie e amministrative che possono colpire gli attivisti, come nel caso di procedimenti archiviati ma con fogli di via ancora attivi, o nelle campagne di piazza per “rompere il silenzio climatico”.
Nel caso di Sanremo, la contestazione si inserisce in un dibattito più ampio e che ha riguardato da vicino anche le Olimpiadi invernali: il rischio che grandi eventi culturali diventino vetrine di greenwashing, offrendo reputazione “verde” a settori che restano legati ai combustibili fossili.






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