A Spotorno il Sindaco vuole aumentare le spiagge libere
Il Sindaco del Comune ligure di Spotorno vuole revocare le licenze ad alcuni stabilimenti balneari per aumentare la quota di spiagge libere. Ecco perché il caso ha un’importanza nazionale.
A Spotorno, località balneare del ponente ligure, il Sindaco Mattia Fiorini ha comunicato la decisione di aumentare la quota di spiagge libere del litorale cittadino cancellando 9 concessioni sulle 34 attualmente erogate ad altrettanti gestori di stabilimenti balneari. La scelta ha scatenato un’accesa polemica guidata dai gestori stessi e sostenuta da una parte della cittadinanza. I contrari sostengono che la decisione sarebbe “una scelta ideologica e di facciata” che provocherebbe “problemi di sicurezza e ordine pubblico”.
Ma cosa dice la legge? Con il comma 254 della finanziaria 2007 viene chiesto a Regioni e Comuni di “individuare un corretto equilibrio tra le aree concesse a soggetti privati e gli arenili liberamente fruibili”. Ogni Regione ha una legge ad hoc; quella della Liguria è la 13 del 1999, che attraverso lo strumento del PUD – il Piano di Utilizzazione delle aree demaniali prescrive che “almeno il 40% del fronte delle aree balneabili deve essere destinato a spiagge libere o libere attrezzate, e almeno la metà di questa quota deve essere completamente libera”.
La soglia del 40% è attualmente derogata fino al 2027, ma solo per consentire ai numerosi Comuni liguri che, in virtù delle concessioni rilasciate negli anni passati, sono sotto soglia di adeguarsi. È proprio a questa normativa che il Sindaco di Spotorno si rifà per spiegare la decisione, sottolineando che nel suo Comune le spiagge libere sono solo il 3% della costa, il 10% se si considerano anche le spiagge libere attrezzate.
Quello delle concessioni balneari è un tema caldo: da anni l’Italia opera fuori dalla legge, infrangendo le prescrizioni europee che impongono di assegnare le concessioni tramite bando e non, come avviene adesso, con dei semplici rinnovi. Il Governo Meloni ha rinviato già tre volte l’approvazione di un testo che risolvesse la questione, proponendo una soluzione palliativa che prevede una gara e degli indennizzi che i vincitori, ovvero i gestori entranti, dovrebbero versare ai gestori uscenti. Soluzione che il Consiglio di Stato ha bocciato, poiché non sussistono i presupposti per il “legittimo affidamento” dei beni demaniali – le spiagge in questo caso – a privati.
Il caso di Spotorno è emblematico della situazione regionale: quello ligure è un territorio molto fragile da diversi punti di vista – pensiamo ad esempio all’elevato tasso di urbanizzazione e cementificazione di alcune aree, con conseguenti problemi di dissesto idrogeologico, che ogni anno provocano danni anche gravi – e il turismo di massa a cui il modello di gestione balneare affidato ai privati è funzionale non fa che aggravare ulteriormente tale situazione e aumentare l’impatto sociale ed ecologico negativo sulle comunità locali.
I numeri confermano la gravità del problema: secondo uno studio di Legambiente, il 42,8% della costa sabbiosa italiana sarebbe occupata da concessioni balneari. Il dato scenderebbe al 33% se, come sostiene sia più corretto il Governo, si prendono in considerazione solo i tratti di costa accessibili. Sale però al 70% nelle Regioni con più spiagge occupate da stabilimenti balneari ovvero Liguria, Emilia-Romagna e Campania.






Commenta l'articolo
Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi
RegistratiSei già registrato?
Accedi