Turismo equestre al posto dei macelli: in Senato l’ipotesi bipartisan di stop alla carne equina
In Commissione Ambiente a Palazzo Madama arriva un testo che riconosce cavalli e altri equidi come animali d’affezione e vieta macellazione e commercio delle carni. Sul tavolo anche un fondo per la riconversione.
Mettere al bando la macellazione di cavalli e altri equidi come asini, muli, pony e bardotti, in quanto qualificati come animali d’affezione e dunque, per legge, non destinati alla produzione alimentare: è questo il traguardo indicato da una proposta bipartisan arrivata in Senato e già incardinata in Commissione Ambiente. Il testo dovrà ora passare attraverso audizioni, possibili modifiche e votazioni, prima di un’eventuale discussione in Aula.
Per molte specie, nella pratica giuridica e amministrativa, l’inquadramento come animali da compagnia/d’affezione coincide infatti con un’esclusione dalla filiera alimentare: il caso tipico sono cani e gatti, per i quali esistono divieti e preclusioni.
Il caso degli equidi è piuttosto atipico. Attualmente, nel sistema italiano di identificazione degli equidi, ogni animale viene indicato con la sigla Dpa oppure non Dpa: la prima sigla significa “destinato alla produzione di alimenti per consumo umano”, quindi potenzialmente avviabile alla macellazione nella filiera alimentare; la seconda indica invece un equide non destinato alla produzione alimentare, e dunque escluso dalla macellazione per carne. Questa classificazione serve a rendere chiara e tracciabile la destinazione dell’animale lungo tutta la sua vita, anche in relazione a controlli sanitari e movimentazioni.
Il testo in discussione in Commissione Ambiente, firmato dalle deputate Susanna Cherchi del Movimento Cinque Stelle e da Luna Zanella di Avs, propone il cambio di status in “No Dpa”, legandolo a un divieto ampio: non solo la macellazione in sé, ma anche tutte le pratiche e movimentazioni finalizzate a portare gli animali nella filiera delle carni. Il quadro sanzionatorio è uno dei punti più discussi: per chi alleva equidi con finalità di macellazione si prevedono pene detentive (da tre mesi a tre anni) e multe fino a 100 mila euro, con un inasprimento se le carni vengono effettivamente immesse in commercio.
Per rendere tracciabile la nuova condizione degli animali, la proposta richiama anche strumenti operativi: registrazione e identificazione tramite microchip entro un termine ravvicinato dall’entrata in vigore della norma, così da ridurre ambiguità e passaggi opachi.
Per far fronte alle ricadute economiche che la proposta avrebbe sugli allevatori, la proposta prevede un fondo da sei milioni di euro per sostenere la riconversione degli allevatori verso alternative come centri di recupero, attività educative o turismo equestre.
L’Italia svolge un ruolo rilevante nel mercato della carne equina: circa 17.000 equidi sono stati macellati nel 2024 nel nostro Paese, ai quali si aggiunge un alto livello di importazioni. La domanda, tuttavia, appare concentrata: un’indagine Animal Equality–Ipsos indica che, tra chi consuma carne, solo il 17% include anche quella di cavallo, con differenze territoriali e tradizioni gastronomiche locali che rendono il tema socialmente sensibile.
Il dibattito sulla carne di cavallo è aperto e tira in ballo temi centrali come i diritti animali e le culture e tradizioni locali. Inoltre, la distinzione dei diritti delle altre specie sulla base della loro classificazione o meno come animali da compagnia/affezione mostra una impostazione del dibattito ancora piuttosto antropocentrica, ovvero centrata sull’essere umano: un’impostazione che misura valore e tutela degli animali in base alla loro utilità per noi, alla relazione che intratteniamo con loro o alla loro “vicinanza” culturale ed emotiva, invece che riconoscere un interesse proprio dell’animale al benessere e alla vita, indipendente da come lo consideriamo.






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