Il TAR annulla il limite dei 30 a Bologna e la mobilità sostenibile diventa querelle politica
Il TAR si è espresso negativamente in merito al provvedimento che fissa il limite dei 30 km/h a Bologna. Ma una questione che riguarda la sicurezza stradale è diventata una scusa per reciproci attacchi politici.
Diventato operativo nel 2024, il limite dei 30 km/h su buona parte del territorio urbano ha reso Bologna la prima grande città ad adottare questo provvedimento, che in realtà in Europa è già largamente diffuso – da Graz ad Amsterdam, da Edimburgo a Helsinki, sono decine le municipalità che hanno istituito il limite dei 30, mentre in Spagna è addirittura stato introdotto nel Codice della Strada.
Il provvedimento tuttavia ha sollevato numerose polemiche ed è diventato oggetto di scontro politico fra la maggioranza di centro-sinistra che governa il capoluogo emiliano e le opposizioni di centro-destra, ma anche lo stesso Ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che sin da subito ha osteggiato la decisione. Nel solco di questa querelle si è inserito il ricorso al TAR presentato da due tassisti bolognesi e appoggiato da Fratelli d’Italia. Proprio ieri il TAR ha emesso la sentenza, che sostiene l’illegittimità del provvedimento, che secondo i giudici va oltre le prerogative del Comune.
“A prescindere dai positivi e desiderabili effetti di riduzione degli incidenti avvenuti nel 2024 e 2025 e delle vittime cionondimeno l’individuazione delle strade assoggettate al limite di 30 chilometri orari non risulta essere avvenuta nel rispetto della vigente normativa. Sussiste la violazione dei limiti alla competenza regolatoria del Comune in materia di circolazione e sicurezza stradale, avendo, quest’ultimo, introdotto un nuovo limite di velocità generalizzato e non anche, così come consentito dalla legge, da applicarsi a singole strade presentanti caratteristiche peculiari rispetto ad ogni strada urbana”, sostiene il TAR.
Le motivazioni della sentenza sulla campagna – studiata e proposta dal comitato 30logna, che a sua volta unisce diverse sigle che si occupano di mobilità ciclistica, e poi accolta dalla Giunta – dipendono anche dalla riforma del Codice della Strada fortemente voluto da Salvini. Come fa notare Open Online, “nel documento, firmato pochi giorni dopo l’entrata in vigore delle misure nel capoluogo emiliano, il Mit stabilisce che la deroga al limite stabilito per legge di 50 km/h può riguardare solo strade o tratti di strada tassativamente individuati, laddove sussistano particolari condizioni che giustificano l’imposizione di limiti diversi. Ogni deroga, inoltre, deve essere motivata”. Il Comune adesso ha 60 giorni per presentare ricorso al Consiglio di Stato.
È interessante notare come il dibattito scatenato dalla sentenza si giochi su un piano quasi esclusivamente politico e ideologico, con le due fazioni che si fronteggiano accusandosi reciprocamente. Il comunicato del Sindaco di Bologna Matteo Lepore non si apre con note di rammarico o considerazioni tecniche, ma con un attacco diretto agli avversari politici: “Caro Ministro Salvini, caro Galeazzo Bignami non ci avrete mai come volete voi”, promette il Primo Cittadino, che più avanti nel suo messaggio denuncia che “il centro destra invece di collaborare sulla sicurezza stradale ha fatto di tutto per boicottare il nostro provvedimento”.
Dello stesso tenore le repliche di Bignami – capogruppo di FDI alla Camera –, che dichiara: “Il nuovo codice della strada approvato un anno fa dimostra la nostra attenzione alla sicurezza stradale, che però va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici che danneggiano i cittadini e tradiscono lo spirito delle Zone 30”. L’autore della riforma del Codice della Strada, il Ministro Matteo Salvini, ha rimarcato che “la sicurezza si fa con il buon senso e non con l’ideologia“.
Parzialmente silenziate dal baccano della politica le voci di chi si occupa quotidianamente di sicurezza stradale e mobilità sostenibile. La Fondazione Michele Scarponi – che insieme all’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada si è costituita parte civile nel procedimento contro il limite dei 30 – precisa: “Si è conclusa oggi con il deposito della sentenza del TAR Emilia-Romagna l’udienza sul progetto Bologna Città 30. Il Tribunale ha accolto il ricorso presentato da un tassista – sostenuto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – contro il Piano Particolareggiato del Traffico Urbano (PPTU) e le ordinanze che hanno istituito le Zone 30, annullandoli per violazione dell’art. 142 del Codice della Strada”.
Secondo Tommaso Rossi, legale della Fondazione Michele Scarponi e dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, “il TAR non affossa l’idea di Città 30, ma indica i binari tecnici su cui essa potrà e dovrà essere rinnovata. Non si parla di eccesso di potere, ma di violazione di legge, e lo si fa con una sentenza che – se letta con attenzione – riconosce la legittimità della finalità perseguita: la sicurezza stradale e la vita delle persone. Emerge una lettura equilibrata del principio di proporzionalità e della ponderazione tra interessi pubblici contrapposti. Il TAR non dice che il limite a 30 km/h è illegittimo in sé, ma che va adottato zona per zona, non come sostituzione generalizzata del limite di 50 km/h.”
Il comitato 30logna, promotore dell’iniziativa, giudica “sconcertante che ciò sia accaduto con il pieno coinvolgimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha la responsabilità massima per la sicurezza stradale in Italia. Continuiamo a sostenere con determinazione questo modello, che segue il percorso tracciato da numerose realtà europee ed è già stato seguito da altre città italiane. Chiediamo al Comune di Bologna di riformulare i provvedimenti per fare ripartire nuovamente la Città 30 secondo le indicazioni fornite dal TAR, e quindi di rilanciarla. Non possiamo arretrare su un obiettivo di civiltà come tutelare l’incolumità di tutte le persone sulla strada: è un diritto collettivo irrinunciabile”.
Vuoi approfondire?
Ascolta la nostra rassegna stampa sul limite dei 30 a Bologna e sulle polemiche di Matteo Salvini.






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