Tempesta Kristin: anche il Portogallo è alle prese con i danni della crisi climatica
La tempesta è la terza in pochi giorni e ha causato almeno 5 morti, gravi danni e allerta climatica, mostrando l’urgenza di rafforzare l’adattamento al cambiamento climatico.
Mentre il Sud Italia fa i conti con le conseguenze del ciclone Harry, anche il Portogallo continentale è stato colpito duramente da una serie di tempeste atlantiche, culminata – il 27 e 28 gennaio – nella Tempesta Kristin. Venti fino a 140-150 km/h, piogge torrenziali, mareggiate molto forti e nevicate atipiche hanno colpito principalmente la zona centro-nord del Portogallo continentale, con epicentro nelle regioni di Lisbona e Leiria, causando molti danni e almeno 5 morti.
La tempesta Kristin arriva alla fine di una serie di eventi meteo che ha visto il passaggio a stretto giro di altri due cicloni mediterranei: Ingrid (22-23 gennaio) e Joseph (26-28 gennaio). Si tratta in tutti e tre i casi di tempeste extratropicali atlantiche, sistemi di bassa pressione intensi originati dall’Atlantico settentrionale, alimentati dai mari eccezionalmente caldi.
Le conseguenze di questa ondata di tempeste sono state pesanti. Almeno 5 persone sono morte a Lisbona, Leiria e Coimbra, schiacciati da alberi caduti o in seguito al crollo di infrastrutture o ad incidenti stradali. Migliaia di alberi e pali sono caduti bloccando autostrade e strade importanti. Altre frane minori e il blackout dei semafori in molti aree, assieme a ponti chiusi e ferrovie interrotte hanno causato un generale caos nel traffico e negli spostamenti all’interno del Paese.
La protezione civile ha registrato oltre 3.000 interventi, le scuole sono rimaste chiuse, e centinaia di voli sono stati cancellati o hanno subito ritardi. Anche la rete elettrica ha subito danni, con blackout elettrici che hanno esso fuori uso migliaia utenze.
Il servizio meteorologico nazionale portoghese IPMA (Instituto Português do Mar e da Atmosfera) lega questi eventi al riscaldamento globale: mari più caldi del solito intensificano umidità e i vuoti di pressione, potenziando venti e ondate. L’IPMA lancia anche l’allarme sull’urgenza di potenziare le misure di adattamento, ovvero quelle azioni, strategie e investimenti che servono a ridurre la vulnerabilità delle nostre società ed economie agli impatti inevitabili del cambiamento climatico.
In questa circostanza, il sistema portoghese ha mostrato una buona tempestività nella diffusione dell’allerta e nella reazione immediata, grazie a sistemi di allerta europei coordinati e infrastrutture anti-vento/neve testate, riducendo il numero di morti rispetto a eventi simili passati (ad esempio Leslie, che nel 2018 aveva causato 13 vittime). Mentre le maggiori lacune sono emerse sul fronte della rete elettrica e della tenuta idrogeologica.
In generale, eventi come quello portoghese, o come il ciclone Harry nell’Italia del Sud, mostrano come le società complesse come la nostra abbiano gorsse difficoltà nell’adattarsi a un clima mutato, a causa dell’intreccio fra molti fattori come catene di approvvigionamento globali vulnerabili, infrastrutture urbane obsolete, dipendenze tecnologiche. Questi fattori amplificano i costi economici e richiedono un importante coordinamento tra governi, imprese e comunità, spesso ostacolato dalla frammentazione politica – e geopolitica – e da ritardi normativi.
L’urgenza è però impellente: eventi estremi come le tempeste atlantiche o mediterranee saranno sempre più frequenti e i costi (sociali, economici, ambientali) dell’inazione climatica saranno – o forse sono già – molto maggiori di quelli necessari all’adattamento e alla mitigazione.






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