Carcere, isolamento e dignità: il nodo del 41bis – INMR Sardegna #112
Carcere e 41bis, i nuovi dati dell’emigrazione sarda, l’allevamento “intensivo” di Caniga e il primo prelievo multiorgano da donatore a cuore fermo.
Fonti
#41bis
Detenuti 41 bis e Sardegna “isola carcere”? Quali sono i veri numeri
#emigrazione
Emigrazione senza fine, il 10% dei sardi vive all’estero: tutti i numeri del fenomeno
#caniga
Sassari: allevamento di maiali a Caniga, no alla sospensiva richiesta dai gestori
La Sassari che si ribella all’allevamento intensivo: “Progetto anacronistico e eticamente inaccettabile”
#trapianti
Cagliari, al Brotzu un prelievo multiorgano da donatore a cuore fermo: è la prima volta in Sardegna
#SCC
Il dimensionamento scolastico mette a rischio il diritto allo studio in un quadro già precario
CleanUp Games 2026: iscrizioni aperte alla gara di eco-attivismo più grande della Sardegna
Trascrizione puntata:
Si avvicina il giorno in cui la presidente della Regione Alessandra Todde invita la Sardegna alla mobilitazione di piazza, per protestare contro il progetto del Governo di concentrare nell’Isola tre dei sette istituti penitenziari italiani destinati esclusivamente al regime di 41bis: sarebbero coinvolti gli istituti di Uta, Bancali e Badu ‘e Carros. L’appuntamento è a Cagliari domani 28 febbraio in piazza Palazzo, sede della Prefettura, e l’avvicinarsi della data porta con sé anche tutta una serie di riflessioni presenti tra le cronache sarde, sul trasferimento ma anche più in generale sul sistema carcere. Quello che ad esempio ha ribadito in settimana la garante dei detenuti della struttura nuorese, Giovanna Serra, è che ciò che sta per avvenire nell’Isola è un cambiamento radicale che determinerà la perdita della vocazione riabilitativa. “Con il 41bis non c’è trattamento, questa è la verità. È un regime restrittivo che deve portare alla rottura con il clan criminale a cui il detenuto apparteneva. Tutte quelle attività volte al reinserimento sociale andranno perse, la normativa non le prevede proprio”. Ricordiamo che con trattamento si intende – leggo dal sito del ministero della giustizia – l’insieme degli interventi rieducativi che operatrici e operatori penitenziari propongono di attuare nei confronti della persona condannata o internata nel corso dell’esecuzione della pena. La questione del trattamento però diciamo che non è prioritaria nel dibattito mainstream (se così possiamo definirlo) sul 41bis in sardegna, anzi: negli ultimi mesi le riflessioni sul tema sembrano sempre più spostarsi su una logica punitiva. Quello che allora abbiamo deciso di fare è chiedere a Irene Testa, garante sarda delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale che incontra spesso persone detenute e famiglie, cosa raccontano oggi le condizioni di chi è sottoposto al 41bis e cosa ci dicono sullo stato del nostro sistema penitenziario.
Se i sardi e le sarde residenti all’estero tornassero nell’isola occupando un unico centro urbano, darebbero vita alla seconda città più popolata della Sardegna. Leggo da La Nuova Sardegna dove in settimana un articolo del giornalista Massimo Sechi, a partire dai dati emersi dall’ultimo Rapporto italiani nel mondo realizzato dalla Fondazione Migrantes descrive un’emigrazione sarda “senza fine”. Con133.256 iscritti all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), la comunità sarda nel mondo rappresenta una città virtuale costituita dall’8,5% della popolazione residente in Sardegna. Non si tratta di flussi passeggeri e neanche di una maggioranza di discendenti da persone emigrate: mentre a livello italiano il 41,3% degli iscritti Aire lo è per nascita (cioè sono discendenti di emigrati), tra sarde e sardi questa quota scende al 30,6%. Ci sono poi dei luoghi che registrano record indicativi e sto parlando di Bidonì dove il numero delle persone residenti all’estero raggiunge quasi il numero totale degli abitanti attuali: 113 persone iscritte all’Aire a fronte di una popolazione di 117 residenti. Ecco qua mi fermo perché abbiamo chiesto un commento in merito a Enrico Lobina che abbiamo contattato soprattutto in virtù dello studio condotto insieme a Mariangela Piras, per conto della Fondazione Sardinia, sull’emigrazione giovanile in Sardegna dal 2004 al 2018.
È stata respinta la richiesta di sospensiva presentata dai gestori di quello che è ormai l’ex allevamento di maiali di Caniga, a Sassari. Ce ne siamo occupati e occupate più volte negli ultimi mesi, lascio come sempre tra le fonti su www.sardegnachecambia.org anche i nostri articoli, e ritorniamo oggi perché in settimana a cagliari si è svolta in merito la discussione davanti al Tar, alla presenza dei titolari dell’impresa, Antonio e Andrea Moro, del Comune di Sassari e della Città Metropolitana, e delle associazioni e dei comitati intervenuti contro il ricorso. Il Tribunale ha rifiutato l’istanza di sospensione delle misure interdittive adottate dagli enti. L’8 aprile è prevista la discussione nel merito, ma nel frattempo, l’allevamento sarebbe stato completamente svuotato dagli animali su richiesta della Asl, dopo il provvedimento interdittivo del Suape notificato a gennaio. Un impianto che aveva sollevato numerose polemiche, soprattutto per il possibile inquinamento del suolo e delle falde acquifere. La vicenda aveva inoltre suscitato proteste da parte delle associazioni animaliste che parlavano di allevamento intensivo che hanno accolto con soddisfazione l’annuncio dello stop. Negli ultimi mesi come riporta il giornalista Emanuele Floris sull’unione sarda, si erano susseguite interrogazioni in Consiglio comunale, manifestazioni di protesta e interventi da parte del Comune e della Città Metropolitana. I timori erano infatti stati anche dal sindaco Mascia, che aveva espresso perplessità sul progetto e garantito controlli rigorosi. Una vicenda che riapre il tema del rapporto tra sviluppo, controlli, tutela ambientale e benessere animale: resta ora da capire se questo stop diventerà definitivo e quale futuro avrà quell’area: noi come sempre vi terremo aggiornati e aggiornate.
Non sono tante le notizie positive per quanto riguarda la sanità sarda ma in settimana ne è arrivata una che in chiusura per quanto riguarda la cronaca settimanale riportiamo volentieri: all’Arnas Brotzu è stato realizzato, per la prima volta in Sardegna, un prelievo multiorgano da donatore a cuore fermo: cuore, polmoni, fegato e reni, poi trapiantati con esito positivo. Si tratta di un passaggio rilevante per l’attività trapiantologica regionale, reso possibile da un’organizzazione complessa e da un lavoro sinergico che ha coinvolto numerose professionalità e strutture, insieme a équipe provenienti da Bergamo, Bologna e Bari. La donazione a cuore fermo si differenzia da quella da morte encefalica perché il decesso viene accertato dopo l’arresto irreversibile della circolazione. Centrale anche il ruolo della famiglia della donatrice, che ha rispettato la volontà espressa in vita. Dal giugno 2025, l’Azienda ha registrato cinque donazioni di questo tipo, con tredici organi trapiantati, e ha avviato anche i primi trapianti di rene da donatori a cuore fermo. Un risultato che rafforza il ruolo del Brotzu come punto di riferimento regionale e che rappresenta una possibilità concreta in più per chi è in attesa di un trapianto.
Sardegna che cambia è il 7° portale regionale aperto da Italia che cambia. Nella rassegna stampa, oltre alle principali notizie raccontiamo i due articoli usciti in settimana sul portale sardo, vediamoli insieme
Lunedì attraverso un approfondimento della nostra Sara Brughitta abbiamo parlato di diritto allo studio, seguendo un po’ le cronache di questo periodo. Negli ultimi mesi infatti nell’Isola il tema del dimensionamento scolastico si è fatto incandescente soprattutto dopo la soppressione di nove autonomie scolastiche, che si aggiungono ai 38 accorpamenti registrati negli ultimi tre anni. Una scelta che alla Sardegna è stata imposta attraverso un commissariamento, disposto perché la Regione non avrebbe recepito integralmente, entro i tempi previsti, le indicazioni contenute nella normativa statale che disciplina il dimensionamento scolastico. Una notizia che abbiamo riletto intersecandola con i dati sulla dispersione scolastica, secondo cui in Sardegna, dati ISTAT del 2025, oltre il 20% degli studenti è e rischio dispersione. Numeri che come anticipavo si intrecciano con le conseguenze di decisioni come quelle relative il dimensionamento scolastico, fra distanze crescenti, perdita di prossimità, di risorse e un impatto diretto sui giovani più vulnerabili. Il nodo del rapporto tra accorpamento e dispersione scolastica riguarda meno l’atto amministrativo in sé e più le sue conseguenze sul funzionamento quotidiano delle scuole. A sottolinearlo nell’approfondimento è Giuseppe Virdis, professore di Storia e Filosofia, che invita a guardare agli accorpamenti come interventi capaci di incidere sull’equilibrio educativo dei territori. E che mettono a rischio il diritto allo studio. Trovate tutto su www.sardegnachecambia.org
Martedì invece spazio ai CleanUp Games 2026, la gara di eco-attivismo più grande della Sardegna organizzata dall’associazione ambientalista Rebelterra, che nell’ultima edizione ha coinvolto quasi 300 volontari e recuperato 4 tonnellate di rifiuti. Il 9 maggio, la spiaggia di Giorgino, luogo simbolico per la città di Cagliari, fortemente compromesso dall’accumulo di rifiuti trasportati dalle correnti marine, con un aggravio dovuto al recente passaggio del ciclone Harry, si trasformerà in un esempio di azione collettiva a tutela dell’ambiente e del territorio, coinvolgendo scuole, associazioni, cittadini, cittadine e imprese. Un’opportunità unica per vivere un’esperienza educativa, e concreta, con premi, gadget e un’opera d’arte realizzata con materiali riciclati. Le iscrizioni sono aperte ed è per questo che ve ne abbiamo parlato subito, trovate tutto sia sul nostro sito che su quello di Rebelterra
E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola, vediamoli insieme:
- Inizio col dirvi che domani 28 febbraio nascerà la Cucina Sociale di Mesa Noa, la food coop di Cagliari di cui siamo sempre felici di raccontare le novità. La Cucina Sociale è un progetto antispreco guidato dalla socia Chef Gabriella Narciso, dove i prodotti in eccedenza, quelli che si avvicinano alla scadenza o esteticamente “imperfetti”, diventano nuove bontà a marchio Mesa Noa. È anche uno spazio di condivisione gestito dalle socie e dai soci della cooperativa, aperto al quartiere e a tutta la città, dove la cultura del cibo incontra la sostenibilità. Oltre l’apertura ufficiale sono previsti anche momenti di degustazione, focus sia su nutrizione funzionale e benessere che sulle erbe spontanee di sardegna e anche un laboratorio per bambini e bambine. Una festa che durerà dalle 10 del mattino alle 8 di sera, nella sede dell’emporio di Mesa Noa in via crespellani 48 a Cagliari
- Per chi fosse invece interessato al tema del cohousing, vi ricordiamo che sempre domani ma alla vetreria di Pirri ci sarà un evento in cui siamo coinvolti anche noi di sardegna che cambia. Due giorni dedicati all’abitare collaborativo, tra confronto pubblico, pratiche partecipative e visita a un’esperienza di cohousing rurale in Sardegna. Si tratta di Cohubitare Fest, in programma a Cagliari questo sabato e a Muravera per domenica 1 marzo, progetto di promozione dell’abitare collaborativo organizzato da quella bellissima realtà che è Recoh – recupero e cohousing. La due giorni è articolata in una conferenza dell’abitare collaborativo in Italia e in Sardegna, una serie di laboratori partecipativi rivolti ad associazioni, abitanti e cittadinanza ma anche una festa con aperitivo e dj set e una visita al cohousing rurale La Valle del Mirto di Muravera, con escursione naturalistica nelle aree di Feraxi. Insomma, tutta una serie di appuntamenti decisamente interessanti che ruotano attorno al tema del diritto all’abitare e del cohousing. Per maggiori informazioni vi consiglio di seguire le pagine social di Recoh, scritto con la h finale
- Sempre questo weekend negli spazi delle Ex Casermette di Olbia si svolgerà ART LAB, organizzato dall’Associazione Culturale Per Arte Vie. Si tratta di due giorni di worskhop e dimostrazioni, durante i quali conoscere diverse tecniche artistiche grazie alla presenza degli artisti presenti. Il tutto in uno spazio, quello delle Ex casermette, diventato un simbolo di rinascita: un tempo destinate ad attività militari, sono state riqualificate grazie a un progetto di rigenerazione urbana, riaprendo come spazio culturale e di socializzazione per la comunità. ART LAB aprirà le sue porte a giovani e adulti, appassionati e aspiranti artisti che vogliono approfondire la pittura, il disegno e la modellazione, guidati da professionisti del settore. L’obiettivo è rendere l’esperienza artistica accessibile a tutti favorendo un’occasione di incontro, di crescita e di scoperta attraverso la creatività. Trovate ulteriori informazioni e dettagli su www.perartevie.com
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