Gli aspetti meno conosciuti degli Epstein files – 3/2/2026
Pubblicata l’ultima tranche degli Epstein files; intanto in Burkina Faso la giunta scioglie i partiti; riapre parzialmente il valico di Rafah; in Siria l’accordo tra Damasco e SDF segna la fine dell’autonomia del Rojava.
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Fonti
#EpsteinFiles
Il Post – Il governo statunitense dice di aver finito di pubblicare gli “Epstein files”
Fanpage.it – Chi era Jeffrey Epstein, il miliardario accusato di pedofilia e traffico di minori
InsideOver – Bill Gates, Trump, il Somaliland: che cosa sappiamo dei milioni di documenti su Jeffrey Epstein
#Rafah
Il Sole 24 Ore – Gaza, riapre il valico di Rafah: all’inizio passaggio solo persone a piedi
#Siria #Rojava
Il Post – La fine del Kurdistan siriano
#BurkinaFaso
Il Post – La giunta militare che governa il Burkina Faso ha sciolto tutti i partiti politici
Italia che Cambia – Capire il Burkina Faso contemporaneo – Io non mi rassegno + #8
#RaccoltaFondi #Documentario
Italia che Cambia – Nell’Università della Calabria c’è un’esperienza autogestita unica in Europa
Italia che Cambia – Mentre Torino ribolle, un documentario vuole raccontare la storia di Filorosso, storico spazio occupato in Calabria
Trascrizione episodio
Venerdì il governo Usa ha pubblicato quella che parrebbe essere l’ultima tranches degli Epstein files. Leggo dal Post: “Venerdì il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato più di tre milioni di pagine, 180 mila immagini e 2 mila video dei cosiddetti “Epstein files”, cioè i documenti raccolti durante il processo a Jeffrey Epstein.
Secondo il governo, quest’ultima pubblicazione (ce n’erano state altre nei mesi scorsi) dovrebbe essere l’ultima: «La pubblicazione di oggi segna la fine di un processo molto attento di identificazione e revisione dei documenti per assicurare trasparenza al popolo americano», ha detto il vice procuratore generale Todd Blanche. Ma è molto probabile che neanche i nuovi documenti saranno sufficienti per porre fine al caso Epstein”.
Subito dopo la pubblicazione i giornali hanno iniziato a riempirsi di notizie, commenti, scoop, sui vari personaggi famosi che sarebbero coinvolti, da Trump a Bill Gates, nei loschi traffici di abusi, pedofilia e prostituzione minorile di Jeffrey Epstein. Ovviamente visto che stiamo parlando di milioni di documenti, passarli in rassegna tutti non è un’operazione istantanea, e quindi le notizie escono una dopo l’altra. Ma oltre ai nomi famosi, però, che sono quelli di cui parlano perlopiù i giornali, quello che sta emergendo è forse qualcosa di più strutturato, una rete di relazioni personali, pressioni, controllo, facilitata dai festini, ma che va anche oltre la questione, orribile, sessuale.
Ora, facciamo giusto un po’ di contesto. Jeffrey Epstein era un personaggio probabilmente dotato di un carisma e una capacità di influenzare gli altri non indifferente, che veniva dal nulla, non aveva praticamente qualifiche, ma aveva fatto successo nel mondo della finanza Usa, una vera e propria scalata, fino a crearsi un giro di relazioni altolocate. Era parte del jet set, aveva relazioni con chiunque.
Nei primi anni 2000 però finisce al centro di un caso enorme di abusi e traffico sessuale di minorenni. Leggo su FanPage: “La prima condanna per crimini sessuali arriva nel 2008, quando è condannato da un tribunale statale della Florida per induzione alla prostituzione minorile. Sono in molte da allora a fargli causa in ambito civile dichiarandosi vittime di presunte aggressioni sessuali e sfruttamento da parte del magnate. Nel 2016 è nel mirino insieme all’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, della causa federale presentata in California ‘Jane Doe contro Epstein e Trump’. È la stessa querelante a ritirare la denuncia contro di loro a causa delle molte minacce e pressioni che, a detta del suo avvocato, avrebbe ricevuto.
Da allora fino al 2019 una serie di denunce hanno portato alla maxi-inchiesta dell’FBI conclusasi con l’arresto, il 6 luglio 2019, per l’accusa di traffico internazionale di minorenni. Circa un mese dopo anche la procura di Parigi ha avviato un’indagine per stupro e aggressione sessuale di minori a carico di Epstein. A poco più di un mese dall’arresto, Epstein si è impiccato nella sua cella. L’autopsia ha decretato che si è trattato di suicidio. Ufficialmente – conclude l’articolo – il finanziere non si è mai sposato e non ha avuto figli ma ben 130 persone affermano di essere figli illegittimi del miliardario. In ballo c’è un patrimonio da 634 milioni di dollari. È nato anche un sito, inondato si segnalazioni, legato alla ricerca di eredi.”
Comunque, il caso Epstein diventa in breve un caso internazionale, che indigna le persone, esce anche un documentario su Netflix che ricostruisce la vicenda e il metodo del miliardario per adescare le minorenni assieme alla compagna, i tanti vip, politici, reali, attori invischiati. Tutti vogliono la verità, vogliono sapere chi è coinvolto, ma la politica Usa sembra reticente. E questo alimenta sospetti, teorie del complotto e così via.
Così, Donald Trump decide di puntare anche su questo per la Campagna per le presidenziali del 2024: fa capire più volte che sarebbe stato favorevole a “tirar fuori” quei documenti; a pubblicarli integralmente.
Poi Trump vince le elezioni, e per un po’ continua a spigere sull’idea che esista una lista dei clienti di Epstein, continua a montare il caso, facendo presagire che chissà cosa nascondesse quella lista, la usa per attaccare gli avversari. Poi a un certo punto smette di parlarne. Fa il vago. Ma a quel punto il suo elettorato li vuole.
All’inizio sembra che Trump abbia deciso di non pubblicarlo, poi nel novembre 2025: mentre al Congresso monta la pressione, Trump cambia nuovamente tono e invita i repubblicani a votare per il rilascio. E da dicembre inizia il rilascio dei files, con una prima tranches. Non esiste a quanto pare questa fantomatica lista dei clienti, tipo lista della spesa, ma appunto milioni di documenti, intercettazioni, conversazioni, video e tanto altro.
Molte persone si lamentano sul fatto che questi file non contengono le cose che erano state promesse. Insomma, per quanto siano file che espongono persone molto famose ad accuse gravissime – parliamo di nomi come lo stesso Trump, anche se in misura non enorme,, Bill Clinton, Mick Jagger, Michael Jackson, Kevin Spacey – è difficile rispettare le aspettative, fomentate da Trump in campagna elettorale, di chi si aspetta svelato il complotto definitivo.
E così arriviamo a venerdì 30 gennaio, quando c’è il secondo, e a quanto pare ultimo, maxi–rilascio di documenti: U.S. Department of Justice parla di oltre 3 milioni di pagine (più video e immagini) per rispettare la legge sulla trasparenza firmata da Trump. Di nuovo un’ondata di documenti, di nuovo scandali, e fra l’altro varie testate segnalano problemi nelle redazioni, con rischio di esposizione di identità di vittime, cosa che sarebbe gravissima. Solo che stavolta emergono anche altre cose che fanno discutere.
Leggo da un articolo su Inside Over chiamato “Non solo Gates e Trump: gli aspetti meno noti degli Epstein files:
Gran parte dei file pubblicati si concentra sulle interazioni di Epstein con personalità influenti. […] Ad esempio, emergono dettagli su scambi di email con Bill Gates nel 2013, in cui Epstein suggeriva coinvolgimenti in relazioni extraconiugali e forniture di droghe per “gestire le conseguenze di sesso con ragazze russe”.
Altre rivelazioni riguardano Howard Lutnick, attuale segretario Usa al Commercio, che pianificò una visita all’isola privata di Epstein nel 2012, nonostante avesse affermato di aver interrotto i legami intorno al 2005.
I file menzionano anche Donald Trump in almeno 4.500 documenti, inclusi un riassunto dell’FBI di oltre una dozzina di segnalazioni non verificate da parte del pubblico, che includono accuse di abusi sessuali. Il Dipartimento di Giustizia ha chiarito che molti di questi materiali potrebbero includere documenti falsi o immagini manipolate (e certo, come ti sbagli), e Trump ha negato qualsiasi illecito.
Questi elementi dipingono Epstein come un facilitatore di reti sociali tra potenti, spesso legate a feste e incontri controversi con giovani donne.
E poi c’è appunto una parte che sta facendo molto discutere e che si sta diffondendo molto anche in ambienti diciamo complottisti: “Mentre i media mainstream si sono concentrati sulle connessioni con celebrità e politici, un aspetto meno discusso emerge dai documenti e da rapporti correlati: i legami di Epstein con l’intelligence israeliana”.
Un rapporto FD-1023 dell’FBI, basato su una fonte umana confidenziale (CHS), afferma che Epstein era legato a reti di influenza israeliane, con Alan Dershowitz – avvocato di Epstein e professore di Harvard – descritto come cooptato dal Mossad. Dershowitz avrebbe detto all’allora procuratore Alex Acosta che Epstein “apparteneva sia ai servizi di intelligence statunitensi che a quelli alleati”, e che Epstein manteneva strettissimi contatti con l’intelligence israeliana attraverso Ehud Barak, ex primo ministro e uomo forte dell’apparato di sicurezza di Tel Aviv.
Ora, prima di proseguire è bene stressare un punto, come fa ad esempio William Keenan su TheTimes of Israel:
Tutte le accuse riportate dall’articolo e contenute negli EF, sono esclusivamente le affermazioni di un’unica Fonte Umana Confidenziale (CHS), così come registrate dall’FBI. Non rappresentano constatazioni, conclusioni o valutazioni dell’FBI, del Dipartimento di Giustizia o dell’autore. Il ruolo dell’FBI, in questo documento, si limita a riportare ciò che la fonte ha dichiarato. Quindi non sappiamo se e quanto possiamo fidarci di ciò: al tempo stesso anche ignorare questa informazione, dato che riguarda di fatto la geopolitica mondiale, non credo sia corretto. Prendiamola per un indizio.
Quindi, secondo questa fonte, Epstein avrebbe usato le sue operazioni per raccogliere materiali compromettente sugli uomini appartenenti all’èlite globale, e poi passarle ai servizi di intelligence di Usa e Israele. Il documento sostiene anche che Donald Trump sia “compromesso da Israele”, che le sue azioni siano influenzate da Israele (piccolo elemento che l’articolo non dice, il documento è del 202, quindi si riferisce al primo mandato), e Jared Kushner – suo genero – è descritto come il vero cervello dietro la presidenza, coinvolto in operazioni parallele al Dipartimento di Stato. Parliamo sempre del primo mandato eh, poi potrebbe non essere vero per niente o potrebbe essere vero e valere anche adesso, ma non lo sappiamo. E poi dice “Chabad sta facendo tutto il possibile per appropriarsi della presidenza Trump”.
Chabad, spiega l’articolo di Inside Over, sarebbe Chabad-Lubavitch, uno dei movimenti più importanti e diffusi dell’ebraismo ortodosso contemporaneo, in particolare all’interno della corrente chassidica. Non è un mistero che Jared Kushner e Ivanka Trump abbiano legami con Chabad: la famiglia Kushner ha donato somme significative a istituzioni Chabad e frequentano una sinagoga Chabad a Washington, DC.
Ulteriori documenti diffusi nelle scorse ore mostrano inoltre Epstein discutere di opportunità strategiche in Somaliland – risorse idriche, concessioni petrolifere e hub mediatici – anticipando ciò che è recentemente accaduto con l’indipendenza dello Stato secessionista dalla Somalia riconosciuta proprio da Israele, e con Tel Aviv che spinge per concretizzare il progetto di una base militare nel Corno d’Africa.
Di nuovo, è bene ribadirlo: non sappiamo se queste cose siano vere, non sono frutto di indagini, sono informazioni raccolte da un testimone in incognita che dice cose. L’articolo conclude correttamente: “Ulteriori indagini potrebbero chiarire se Epstein fosse solo un predatore sessuale o parte di un’operazione ben più ampia. Per ora, i documenti offrono uno sguardo inquietante sulla vita controversa del finanziere morto per uno “strano” e apparente suicidio nel 2019”. Vedremo.
Un po’ di notizie veloci: la giunta militare che dal 2022 governa il Burkina Faso ha approvato un decreto che stabilisce lo scioglimento di tutti i partiti politici del paese. Erano già stati sospesi dopo il colpo di stato con cui i militari avevano preso il potere, ma ora sono stati del tutto vietati. Il Burkina Faso si trova nella parte occidentale dell’Africa e non ha sbocchi sul mare. La giunta che lo governa in modo autoritario è guidata da Ibrahim Traoré.
Traoré, che ha 37 anni, ha avviato un politica ostile ai paesi occidentali, in particolare contro la Francia (che ha governato il paese fino alla sua indipendenza nel 1960), per avvicinarsi soprattutto alla Russia, che da anni sta cercando di allargare la sua sfera di influenza in Africa. Prima del colpo di stato, il paese aveva più di 100 partiti politici registrati, di cui 15 rappresentati in parlamento dopo le elezioni del 2020.
Poi, ieri è stato riaperto in modo “soft” e molto limitato, dopo la chiusura scattata nel maggio 2024, il valico di Rafah, il passaggio che collega la striscia di Gaza con l’Egitto. Parliamo di numeri piccoli: circa 50 persone al giorno per direzione (almeno all’inizio), con priorità a evacuazioni mediche e casi umanitari, mentre fuori da Gaza restano in lista decine di migliaia di persone che aspettano cure. La gestione è super controllata, ma è forse qualcosa.
Da ieri i territori DAANES, ovvero i territori a maggioranza curda del nord-est della Siria hanno smesso di essere un pezzo autonomo e sono tornati sotto l’autorità del governo centrale di Damasco. È l’effetto dell’accordo/resa della scorsa settimana tra il governo siriano e le Forze Democratiche Siriane (SDF), per cui milizie e istituzioni amministrative curde, fin qui di fatto indipendenti, verranno integrate gradualmente nello Stato. Ieri l’esercito di Damasco è entrato nella città curda di Al Hasakah senza incontrare resistenza armata ed mentro oggi dovrebbe entrare anche a Qamishli. Si segna così di fatto la fine del cosiddetto “Kurdistan siriano”. Nei prossimi dieci giorni, secondo i piani, il governo prenderà il controllo di frontiere, aeroporto, pozzi petroliferi e principali strutture militari; più incerta la situazione a Kobane, simbolo della guerra allo Stato Islamico, che resta curda ma di fatto assediata. Ne riparliamo, in maniera approfondita, a breve.
Prima di chiudere, una segnalazione. Un anno fa quasi esatto pubblicavamo una storia molto bella di uno spazio autogestito che da 30 anni vive nel cuore del campus universitario di cosenza, un campus all’avanguardia europea, che ha una realtà di eccellenza al suo interno. Vi faccio ascoltare le impressioni del fondatore di ICC Daniel Tarozzi che nel video reportage lo descriveva così.
Contributo disponibile all’interno del podcast
Ve ne parlo perché è partita una campagna di raccolta fondi per realizzare un documentario su questa splendida realtà. Trovate tutto fra le fonti.
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