È giusto escludere una casa editrice fascista? Il caso di più libri più liberi – 5/12/2025
La fiera dell’editoria “Più libri più liberi” è al centro di polemiche per la presenza della casa editrice neofascista Passaggio al Bosco; in Bulgaria migliaia in piazza contro il governo; a Gaza segnali di normalità.
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Fonti
#PiùLibriPiùLiberi
Corriere della Sera – Zerocalcare rinuncia a partecipare alla fiera «Più libri più liberi» per la presenza tra gli stand di «Passaggio al Bosco»
#Bulgaria
Il Post – Proteste in Bulgaria contro la legge di bilancio
#Gaza
Il Post – Israele annuncia la riapertura del varco di Rafah verso l’Egitto
Il Post – A Gaza un matrimonio di massa tra le macerie
#DDLValditara
Orizzonte Scuola – Ddl consenso informato, sì della Camera. Educazione sessuale alle medie solo con ok dei genitori
Trascrizione episodio
Ieri è iniziata Più libri più liberi. Più libri più liberi è la più importante fiera della piccola e media editoria, nonché la prima fiera italiana dedicata esclusivamente all’editoria indipendente.
Nel mondo dell’editoria è un evento molto importante, si tiene ogni anno più o meno in questo periodo a Roma, nella cosiddetta Nuvola di Fuksas, questo grande palazzo fieristico realizzato dal celebre architetto. E vabbé, tante altre cose, ma il motivo per cui se ne parla tanto quest’anno è un altro.
Pochi giorni prima dell’apertura, infatti, è scoppiata una forte polemica per la presenza tra gli espositori di una casa editrice diciamo particolare, che si chiama Passaggio al Bosco – e niente, i boschi in questo periodo sono al centro delle polemiche – che è una realtà di estrema destra nata nell’area di Casaggì, che è una sorta di Casa Pound fiorentina, uno spazio di aggregazione neofascista fiorentino.
Molti media definiscono Passaggio al Bosco come una casa editrice apertamente neofascista o persino un «editore di libri neonazisti». E in effetti il suo catalogo comprende testi che esaltano figure e esperienze del pantheon nazifascista e antisemita, tra cui scritti di Mussolini, Léon Degrelle, difese della Repubblica di Salò, della X MAS e altri testi della destra radicale europea.
Quando si è venuto a sapere di questa partecipazione, in tanti si sono lamentati, una parte di questi ha scritto una lettera aperta agli organizzatori, ovvero la Associazione italiana editori (AIE) e alcuni hanno persino deciso di non partecipare più.
La lettera è stata scritta e inviata con la firma di oltre 80 autori, autrici ed editori, tra cui lo Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Zerocalcare, Anna Foa, Christian Raimo, Caparezza e varie case editrici indipendenti e al suo interno si chiede che ci sia una riflessione (o un’esclusione) sulla presenza di Passaggio al Bosco in fiera.
Il punto principale della lettera, che è il punto critico di tutta la questione è il problema politico e simbolico di ospitare, in una manifestazione culturale pubblica, uno stand che promuove contenuti che esaltano nazifascismo e l’antisemitismo.
L’AIE però ha confermato la partecipazione dell’editore, richiamandosi alla libertà di espressione e al fatto che Passaggio al Bosco ha regolarmente fatto richiesta e pagato lo stand.
A quel punto alcuni autori, tra cui Zerocalcare, hanno annunciato la loro intenzione di disertare la fiera in segno di protesta.
Ora, come spesso accade la polemica si è accesa e poi si è suddivisa in tanti rivoli. Perché c’è una macrodivisione fra chi è favorevole alla presenza della casa editrice alla Fiera, appunto in nome della libertà di espressione, e chi invece è contrario, ma poi fra chi è contrario c’è chi comunque rivendica l’importanza della presenza, di esserci lo stesso, e chi invece preferisce boicottare.
Al di là dei rivoli e delle polemiche, devo dire che il tema di fondo è centrale e sarebbe interessante parlarne seriamente. Fra l’altro proprio in questi giorni c’è anche un altro caso molto simile, ovvero la partecipazione di Israele al festival Eurovision, con alcune emittenti che hanno già detto che lo boicotteranno come protesta. Il tema di fondo è lo stesso e riguarda i limiti alla libertà di espressione. Per delimitare ancora di più il confine è: la libertà di espressione si può estendere anche a chi la usa per – ad esempio – incitare all’odio, o per togliere quel diritto magari ad altri, tipo a delle minoranze?
Non è un discorso semplice, perché porta facilmente al paradosso logico. Se io do libertà completa a tutti, rischio di darla anche a qualcuno che userà quella libertà per poi negarla ad altri. Se invece io nego quella libertà sto di fatto negandola direttamente a una minoranza.
Queste due posizioni in realtà fanno riferimento a due posizioni filosofiche di fondo, entrambe interessanti almeno da esplorare. Una che risale a filosofi libertari come John Stuart Mill, per cui la libertà di espressione va protetta praticamente sempre e può essere esclusa dallo spazio pubblico solo quando la parola causa un danno diretto e concreto ad altri.
E poi c’è un’latra posizione che invece possiamo far risalire a pensatori come Habermas o Rae Langton secondo cui la libertà di espressione non è diciamo un valore predonimante, ma è un valore fra altri di pari dignità e quindi va bilanciata con dignità, uguaglianza e partecipazione democratica. E per cui se alcuni concetti, con la loro diffusione, minano la posizione di certi gruppi nello spazio pubblico, allora è sensato limitarne la diffusione.
Io, con l’arroganza che mi contraddistingue, vi dico la mia sulla questione. Credo che impedire a un’idea di diffondersi – al di là che sia giusto o sbagliato – semplicemente non funzioni. Anzi, suppongo che – un po’ come avvenne con il libro di Vannacci – tutto questo clamore sia una grande pubblicità gratuita alla casa editrice in questione. e al di là di questo, se un’idea è presente all’interno di un sistema, non è ignorandola che scomparirà, anzi.
Quindi – premesso che poi ognuno è libero di stare dentro o fuori da quel processo, in base alla sua etica personale – ma penso che nessuno dovrebbe essere escluso a priori dallo spazio di dibattito pubblico. Ma ad una condizione: e la condizione è come viene costruito lo spazio di dibattito pubblico. La diversità può essere una ricchezza ma anche una gigantesca schifezza. Se prendete gli ingredienti di una crostata, tipo farina, burro, uova, marmellata e li mischiate assieme tutti insieme, vi viene fuori una schifezza. Gli ingredienti sono gli stessi, ma il processo che porta a fare una crostata con quegli ingredienti è molto specifico.
Con la partecipazione e il confronto il discorso è simile. Esistono degli strumenti, tipo la facilitazione, dei modelli di governance collaborativi, un certo tipo di comunicazione, che fanno sì che la diversità possa essere ricchezza. Ecco, se si costruisce una scatola di quel genere, allora io sono non favorevole, di più, all’ingresso di qualsiasi punto di vista, a patto che si accettino quelle regole di base. Altrimenti, la diversità rischia di diventare scontro, polemica, violenza. E allora non serve a nulla.
L’ondata di proteste che sta attraversando diversi paesi del mondo, e che abbiamo più volte raccontato qui, si è estesa anche alla Bulgaria. Negli ultimi giorni, nel paese decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il bilancio 2026 proposto dal governo, ma la cosa è diventata presto una protesta più generalizzata e adesso si parla delle più grandi manifestazioni degli ultimi decenni.
A Sofia, la capitale, si parla di 50mila persone in piazza, e altre decine di migliaia altrove. All’inizio i cortei erano pacifici, poi in alcuni momenti ci sono stati scontri con la polizia, feriti e decine di arresti. In molti fra i manifestanti hanno gridato slogan contro i governanti definiti “ladri” e “corrotti”. Lo stesso presidente Rumen Radev ha chiesto al governo di dimettersi, sostenendo che siano necessarie elezioni anticipate. Il governo però si sta rifiutando.
Leggo sul Post che “Alle proteste stanno partecipando molti bulgari tra i 20 e i 30 anni. Sono almeno in parte organizzate e sostenute da due partiti di opposizione, Bulgaria Democratica e Continuiamo il Cambiamento, di orientamento liberale e filoeuropeo. Le proteste però hanno attirato anche moltissime persone che non necessariamente aderiscono ai due partiti e che criticano problemi sistemici in Bulgaria, come la corruzione e l’immobilismo della politica”.
Il governo invece è sostenuto da una coalizione strana coalizione formata dal partito di centrodestra Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria dal Partito Socialista Bulgaro, di orientamento filorusso, e da un partito nazionalista il cui leader è un potente uomo d’affari chiamato Delyan Peevski. Che è anche uno dei politici più criticati dai manifestanti perché pur non avendo ruoli formali nel governo è una delle persone più potenti del paese e secondo molti incarna i problemi della classe politica corrotta.
In tutto ciò, c’è dell’altro. Il bilancio che ha scatenato le proteste è il primo bilancio completamente in euro perché la Bulgaria, nonostante sia uno dei paesi più poveri dell’Unione Europea, sta per entrare nella zona euro (il prossimo 1° gennaio adotterà l’euro), ma molti bulgari sono contrari perché temono un aumento dei prezzi e una perdita di sovranità.
Quindi, ecco, come vedete la situazione è frammentata, e anche il blocco di protesta è molto molto eterogeneo. Una situazione rispecchiata anche dalla politica, con il molto spezzettato: e negli ultimi anni ci sono stati diversi governi, tutti molto fragili e di breve durata. In tre anni ci sono state sette elezioni, le ultime a ottobre del 2024, dopo le quali la formazione di un governo aveva richiesto trattative molto lunghe e complicate.
Nella Striscia di Gaza, negli ultimi giorni, sono arrivate due notizie che raccontano dei piccoli spiragli di normalità. La prima riguarda il valico di Rafah: Israele ha annunciato che nei prossimi giorni riaprirà il passaggio verso l’Egitto per permettere ad almeno una parte della popolazione palestinese di uscire dalla Striscia, soprattutto per cure mediche e casi umanitari. È un annuncio ancora pieno di incognite – l’Egitto ha già fatto sapere di non aver chiuso alcun accordo definitivo e l’ONU parla di “notizie contrastanti” chiedendo una riapertura stabile e in entrambe le direzioni – ma resta comunque un segnale: l’idea che le persone possano tornare ad attraversare un confine, e non solo subire un assedio.
La seconda immagine arriva invece da Khan Younis, dove c’è stato un matrimonio di massa per 54 coppie, festeggiato tra tende e macerie, con abiti tradizionali, completi eleganti e centinaia di persone a ballare e fare foto. Un evento di massa, finanziato da un programma degli Emirati Arabi Uniti, che in realtà già in passato avevano finanziato cose simili per permettere a persone povere di sposarsi. Sono immagini sicuramente strane, in un luogo che associamo quasi solo a bombardamenti e distruzione, ma comunque belle.
Avrete sentito probabilmente citare il caso scoppiato attorno a Federica Mogherini, ex deputata del Pd, alto rappresentante UE per la politica estera e rettrice del College of Europe, quindi figua ai vertici europei, che si è dimessa dal suo incarico dopo essere stata formalmente accusata dalla Procura europea in un’inchiesta per presunta frode negli appalti, corruzione e conflitto di interessi legati ai fondi per la formazione di giovani diplomatici.
L’indagine riguarda in particolare una gara di appalto per la nuova Accademia diplomatica UE; Mogherini è stata fermata e poi rilasciata, si è dimessa dalla carica di rettrice ma continua a dichiararsi innocente, dicendo di avere piena fiducia nella magistratura. Ne riparleremo.
Poi: la Camera ha approvato in prima lettura il ddl Valditara sul “consenso informato” a scuola: stiamo parliando di quel ddl per cui ogni attività che tratti sessualità, affettività, relazioni o orientamento alle medie e superiori potrà svolgersi solo con il via libera preventivo dei genitori (o degli studenti, se maggiorenni), solo dopo essere state informate sui temi specifici che verranno affrontati. La richiesta di consenso deve esplicitare le finalità, gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento delle attività, con l’indicazione dell’eventuale presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o associazioni coinvolti. Mentre l’educazione sessuale è esclusa da infanzia ed elementari.
Infine, a Taranto i lavoratori dell’ex Ilva sono in sciopero a oltranza contro il nuovo piano sul siderurgico e hanno messo in campo azioni di protesta molto dure, come il blocco dei binari interni allo stabilimento e delle principali statali davanti alla fabbrica. I sindacati denunciano il rischio di migliaia di esuberi e di una lenta dismissione dell’impianto senza un vero progetto di riconversione industriale e ambientale, mentre chiedono al governo di uscire dal silenzio e ritirare l’ipotesi di chiusura parziale. Le immagini dei presìdi notturni, con falò lungo le strade, restituiscono tutta la tensione di una città stretta fra emergenza lavoro e crisi sanitaria e ambientale.
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