Harry travolge la Sicilia, un ciclone di devastazione e solidarietà – INMR Sicilia #21
Gli effetti devastanti del ciclone Harry, una nuova misura per contrastare lo spopolamento, il primo centro internazionale di formazione per piloti dei cacciabombardieri F-35.
Fonti
#Ciclone Harry
Avvenire – Il ciclone Harry ha fatto 2 miliardi di danni al Sud, ma non ne ha parlato quasi nessuno
Il Manifesto – Il ciclone ha spazzato via ciò che la politica vorrebbe ricostruire
Il Corriere della sera – Gli «angeli» di Acitrezza, 600 all’opera per riparare i danni del Ciclone Harry
La Sicilia – Ciclone Harry, per la Sicilia il governo Meloni stanzia (per ora) solo 33,3 milioni di euro. «Elemosina e burla. Non hanno capito la gravità»
La Sicilia – La ferrovia tagliata in due per il maltempo, Salvini non partecipa al Consiglio dei ministri: «Non potevo essere in due posti»
Il Post – Il centro storico di Niscemi sta collassando
Italia che Cambia – Un’incredibile rete di solidarietà dal basso si è attivata dopo il ciclone Harry. Ecco come aiutare
Italia che Cambia – Tutto quello che non ha funzionato nella gestione del ciclone Harry in Sicilia, Calabria e Sardegna
Italia che Cambia – Claudia Fauzia, una Mala Fimmina che parla di “femminismo terrone”
#Macari
QdS.it – Macari, dalla notorietà televisiva al pericolo turistificazione: raccolta firme contro il progetto del Comune
Petizione – IoScelgo.org
#Spopolamento
Siracusa Press – Sicilia, Mutui a tasso zero per far rivivere i centri storici. Gennuso: “Una risposta a chi sceglie di restare”
L’Altroparlante – Sicilia, la grande fuga dei giovani: capitale umano in caduta libera e un Nord sempre più lontano
#Centro cacciabombardieri F-35
Itacanotizie.it. – A Salemi continua la mobilitazione contro il centro di addestramento F-35 a Birgi
Stampa libera – Cacciabombardieri nucleari F-35 a Trapani Birgi. La Difesa stanzia oltre 100 milioni di euro
#SCC
Italia che Cambia – Ad Acireale un Centro di Educazione Ambientale, una ricchezza per la comunità, tra visione e difficoltà
Italia che Cambia – Sebastian Colnaghi, il giovane attivista che ripulisce le spiagge e mobilita i social
Italia che Cambia – Orti della Susanna, a Catania 18 ettari di verde a rischio: nasce il Comitato per salvarlo
Italia che Cambia – In un istituto siciliano i Labs incanalano la curiosità dei ragazzi. E se fosse un nuovo modello per tutte le scuole?
Trascrizione Puntata
Mercoledì 21 gennaio la costa orientale della Sicilia si è svegliata devastata a seguito del passaggio del ciclone Herry, la tempesta peggiore del ventunesimo secolo per l’Italia meridionale secondo Giulio Betti, climatologo del CNR. Onde alte anche 16 metri, mai registrata fino ad ora nel canale di Sicilia, veri e propri muri d’acqua che sono state scaraventate sulla costa da un vento di 130 km orari. Sicilia, Calabria e Sardegna sono stati testimoni di un evento che non ha precedenti
Sin da subito è stato evidente che senza l’attivazione massiccia di misure emergenziali, comprese evacuazioni di interi borghi, oltre ai danni avremmo dovuto contare anche molte vittime. Vi ricordo la tragedia di Valencia, poco più di un anno fa, quando al corretto inquadramento previsionale non corrispose la messa in opera dei provvedimenti preventivi, e così quel giorno erano tutti in giro come se niente fosse.
A distanza di una settimana, oltre alla conta dei danni che si aggira intorno a 1 miliardo e mezzo, possiamo dire che l’emergenza è rapidamente uscita dal racconto dei media nazionali, in realtà quasi del tutto assente sin da subito. Dopo il primo giorno di immagini “spettacolari”, l’emergenza che ha colpito Sardegna, Sicilia e Calabria è scivolata rapidamente ai margini dell’agenda mediatica, come se l’assenza di vittime avesse attenuato anche la portata del disastro.
Mi chiedo se con un delitto di mafia o con qualsiasi altra notizia che avrebbe nutrito l’immaginario di un “certo” sud, fosse stato lo stesso. Ma c’è di più. Questo evento porta alla luce – e qui prendo a prestito le parole di Claudia Fauzìa, studiosa della questione meridionale – “una fragilità che non nasce dall’emergenza, ma da una struttura fatta di disinvestimenti, gerarchie consolidate, scelte politiche reiterate e corresponsabilità diffuse. Una struttura che ha reso il Sud esposto e sacrificabile. E per anni questa analisi è stata liquidata come vittimismo. La questione meridionale non è solo geografica. È politica. È sociale. È una questione di classe. E quando arriva un’emergenza — climatica, economica, democratica — non fa che seguire una gerarchia già scritta”.
Del resto la storia ce lo insegna. All’indomani del terremoto del 1908 che colpì duramente Messina e Reggio, tra centinaia di migliaia di morti e distruzione, il presidente del consiglio Giovanni Giolitti liquidò la tragedia come «l’ennesima fastidiosa lamentela meridionale per il crollo di qualche comignolo». Solo qualche giorno dopo dovette intervenire per salvarsi la faccia.
In modo diverso, anche stavolta il territorio è in ginocchio. Infrastrutture, strade, porticcioli, stabilimenti balneari, attività produttive e ricettive, hanno subito danni pesanti. Un tratto della linea ferroviaria che collega Siracusa – Messina è completamente sospeso nel vuoto. Salvini ha avuto il buon gusto di rivendicare la necessità del Ponte anche in piena emergenza sottolineandone l’importanza in giorni di tempesta. Solo lunedì, il governo Meloni ha dichiarato la stato d’emergenza stanziando 33,3 milioni di euro per ognuna delle tre regioni. Non sono mancate le polemiche per una cifra così irrisoria rispetto ai danni, tant’è che il ministro Musumeci ha precisato che questi soldi servono per fare fronte alle prime spese sostenute dai Comuni e che non appena dalle Regioni arriverà un quadro più dettagliato dei danni, si potrà procedere a un ulteriore stanziamento che invece servirà alla ricostruzione».
A proposito di ricostruzione, come si farà? Secondo lo stesso Musumeci sarà necessaria una nuova pianificazione urbanistica. Sarà vero? Si spera anche perché il caso del paese di Niscemi coinvolto in una frana senza precedenti rende un po’ l’idea delle gravi conseguenze di certe scelte politiche. Concessioni edilizie rilasciate negli anni Settanta e Ottanta in zone note per essere a rischio, di fatto un altopiano di sabbie e argille che adesso, dopo le copiose piogge del ciclone Harry, non reggono più. Il risultato è che 1500 persone hanno dovuto lasciare le proprie case, per sempre di fatto. Quanto sta accadendo deve farci pensare e non farci voltare lo sguardo dall’altra parte.
Sono tornata a vivere in Sicilia da pochi anni e solo negli ultimi due ho visto con i miei occhi eventi di cui prima avevo solo letto o sentito parlare in tv. Nell’estate 2023 le temperature sono arrivate a 47 gradi e incendi – dolosi – con quelle condizioni “ottimali” hanno bruciato l’intera Sicilia. Adesso un ciclone che non ha precedenti. La crisi climatica sta rendendo sempre più frequenti e ravvicinati eventi estremi. Il Mediterraneo, anche per l’alta temperatura, è sempre più soggetto ad eventi di questo tipo e le coste e i territori tutti dovranno adattarsi a una nuova normalità.
Il cambiamento climatico sta colpendo il Paese ma non lo fa in modo uniforme, e quindi andrà ad amplificare disuguaglianze già profonde. Non si può ignorare la morte dei territori: delle coste, delle città, delle economie locali, delle possibilità future.
Tra la distruzione e lo sconforto generale, a vincere è l’amore e la solidarietà. Ad esempio ad Aci Trezza, ma non solo lì, si sono ritrovati oltre cinquecento ragazze e ragazzi, provenienti da più località, per dare una mano. Tutto questo grazie al passaparola e all’appello lanciato da alcuni giovani catanesi. Il numero di volontari continua a crescere in una chat spontanea. Ad Aci Trezza come in molti altri borghi della costa ionica della Sicilia.
Sono tante anche le raccolte fondi. L’associazione Salmastra, ad esempio, di cui vi abbiamo parlato di recente, ne ha lanciato a favore del borgo di pescatori di San Giovanni Li Cuti a Catania. In fonti trovate le info qualora voleste partecipare.
Restiamo in tema di coste e costruzioni lungo i litorali, perché come dice il detto “il lupo perde il pelo ma non il vizio”. Nei pressi di San Vito Lo Capo, nella frazione di Macari, nota al grande pubblico per una serie televisiva, il comune vuole realizzare un parcheggio spianando e trasformando due aree di almeno 20mila metri quadrati. Oltre al parcheggio sarebbe prevista anche un’area per organizzare manifestazioni estive con stand amovibili, e una struttura componibile da trasformare in anfiteatro. Il progetto del comune ha ricevuto il parere positivo da parte del Cts perché non produrrebbe effetti all’integrità di questa zona di protezione speciale.
La pensano diversamente le oltre cinquemila persone che hanno firmato la petizione lanciata IoScelgo.org. Giuseppe Fiorello, la regista Emma Dante e il cantante Mario Venuti, oltre a numerosi studiosi e professori universitari. Secondo i firmatari Il progetto provocherebbe una pressione antropica che causerebbe la produzione di rifiuti, rumore, consumo energetico e inquinamento dell’aria, perdita di habitat naturali e alterazione del suolo, impatto sulla vegetazione endemica e sulle rocce compresa la particolare scogliera a vermeti, biocostruzione che costituisce l’omologo mediterraneo delle barriere coralline”.
Sempre secondo i firmatari, più che migliorare la fruizione del luogo, la proposta sembra voler sanare irregolarità esistenti e creare un sistema di appalti e di profitto privato. Un modello, purtroppo, già diffuso nelle spiagge limitrofe.
Dal governo siciliano arriva una nuova misura rivolta a chi sceglie di restare, a chi vuole tornare e a chi decide di investire in Sicilia. Un’iniziativa che sostiene giovani coppie e cittadini, under 35 e con un ISEE fino a 40 mila euro che vogliono acquistare la prima casa recuperando edifici nei centri storici con finanziamenti fino a 300 mila euro senza interessi.
I beneficiari dovranno stabilire la propria residenza nell’immobile ristrutturato, contribuendo così al ripopolamento delle aree storiche. La misura vuole incentivare anche la sostenibilità degli edifici con interventi di efficientamento energetico e gli adeguamenti antisismici. Da parte dei proponenti è un modo per restituire vita e dignità ai centri storici, per tutelare l’identità dei territori e creare nuove opportunità abitative e sociali. Una misura per contrastare lo spopolamento e rilanciare le comunità locali.
Sono oltre 163 mila giovani che, tra i 18 e i 34 anni, hanno lasciato l’isola tra il 2011 e il 2024. Una fotografia allarmante L’accesso alla casa è sicuramente un incentivo importante per contrastare lo spopolamento della ragione, ma non l’unico. Non può bastare. Serve investire anche in processi che permettano ai giovani di collocarsi dopo gli studi o di tornare dopo esperienze fuori con la possibilità concreta di allocarsi.
Il Ministero della Difesa ha accelerato il programma di realizzazione del primo Centro internazionale di formazione dei piloti dei cacciabombardieri F-35 fuori dal territorio degli Stati Uniti d’America. Indovinate dove? Proprio in Sicilia, nella base aeroportualie di Birgi, a Trapani. Sono stati stanziati 112,6 i milioni di euro per un piano quinquennale di creazione del centro , destinato a diventare un punto di riferimento non solo per l’Aeronautica Militare, ma per tutti i partner mondiali del programma JSF(joint Strike Fighter, il velivolo da guerra di quinta generazione). Il Ministero della Difesa ha affidato i lavori a un gruppo di Imprese formato dall’italiana Leonardo S.p.A. E dal colosso statunitense Lockheed Martin.
La società civile del territorio non ci sta, è in corso infatti una mobilitazione contro il progetto del campo di addestramento per gli F-35. A seguito di una prima assemblea molto partecipata, per organizzare le iniziative contro la militarizzazione di Birgi, gli F-35 e l’addestramento per il loro utilizzo, è stata indetta una seconda assemblea che si è svolta il 24 gennaio scorso al Circolo Peppino Impastato di Salemi. Vi aggiorneremo più avanti sulla questione.
Un leit motif di questa puntata è la politica e le scelte spesso sbagliate rispetto a nuove cementificazioni o ricostruzioni che non tengono conto delle caratteristiche del territorio. Qualcosa del genere potrebbe accadere nel quartiere Cibali di Catania all’interno un grande polmone verde, gli Orti della Susanna, un grande polmone verde. Per fortuna è in atto una grande mobilitazione che riunisce diverse associazioni e cittadine e cittadini.
2 ettari sarebbero destinati a costruzione di case popolari. Il comitato chiede di allestire percorsi ciclabili, iniziative di riforestazione e un presidio antincendio, fondamentale per una città come Catania dove, soprattutto in estate, le temperature sono sempre più calde.
Ancora una storia di partecipazione civile è quella del CEA, centro educazione ambientale delle Aci, un luogo aperto e condiviso che rappresenta da anni un presidio culturale e ambientale fondamentale per la zona.
Se la politica manca di consapevolezza, le giovani generazioni sono un passo avanti. Sebastian Colnaghi, giovane attivista ambientale, impegnato nella cura e nella tutela del territorio, con le green challenge, giornate dedicate alla pulizia delle spiagge, riesce a sensibilizzare i suoi numerosi followers sui social sulla plastica e sui rifiuti in genere. Un impegno che va anche oltre.
Infine, i giovani protagonisti dei Labs dell’I.I.S. Fermi – Guttuso di Giarre. Creativi, talentuosi e appassionati che hanno voglia di scoprire, sperimentare e informarsi. Dalla fisica alla robotica, i Labs potrebbero essere un modello per tutte le scuole anche come strumento efficace di prevenzione della dispersione scolastica
Segnala una notizia
Segnalaci una notizia interessante per Io non mi rassegno.
Valuteremo il suo inserimento all'interno di un prossimo episodio.






Commenta l'articolo
Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi
RegistratiSei già registrato?
Accedi