Cosa il caso Groenlandia insegna sulla Sardegna – INMR Sardegna #107
Iniziamo parlando di Groenlandia e di quanto la vicenda abbia non poche similitudini con la nostra Isola, con la guida turistica Federica Marrocu. Il commissariamento della Regione sul dimensionamento scolastico, sanità e nuovo report Gimbe e la valorizzazione della lingua sarda in Ogliastra.
Fonti
#groenlandia
Perché la Groenlandia è in una situazione geopolitica unica
Perché la Groenlandia può insegnare qualcosa sulla Sardegna?
#scuola
Dimensionamento scolastico, la Sardegna ribadisce il suo no ai tagli del Governo.
Dimensionamento scolastico, il governo Meloni commissaria la Sardegna
#sanità
Sanità, Sardegna in affanno: assistenza insufficiente e ospedali bocciati – I DATI
Sanità, risorse aggiuntive per ridurre le liste d’attesa e fronteggiare la carenza di personale
#sardo
L’Unione sarda, carteceo del 13 gennaio 2026, “Comuni uniti per promuovere il sardo” di Federica Melis
#SCC
Tra gli ulivi della Cisgiordania e la violenza sionista: la testimonianza di una volontaria
Questione energetica, Stato italiano e Regione Sardegna: come evitare il disastro?
Claudia Camarda: “Se l’arrivo di detenuti al 41-bis fa paura, il problema non è il carcere ma l’istituzione”
Silvia Medda racconta Planu e Mesu, l’agriturismo vegetariano che coltiva il tempo
Trascrizione della puntata:
Iniziamo parlando di un’Isola, ma non la nostra. Allunghiamo l’occhio fino alla Groenlandia, la più grande isola non continentale al mondo, di cui con buona probabilità avete sentito parlare. La Groenlandia è infatti tornata al centro dell’attenzione geopolitica mondiale – e qua leggo da un approfondimento di Geopop – dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito che l’isola più grande del mondo è «fondamentale per la sicurezza nazionale». L’interesse è legato a una serie di fattori geografici, geologici e geopolitici che rendono la Groenlandia un caso unico nello scacchiere mondiale: è un territorio autonomo ma non indipendente (fa parte del Regno di Danimarca), ricco di risorse minerarie preziose e terre rare, che permetterebbero agli Stati Uniti di avere vantaggi strategici a lungo termine soprattutto su Cina e Russia. C’è anche la questione relativa la posizione che permette di controllare rotte militari e flussi commerciali. Trump ha infatti parlato della possibilità di “annettere” o “comprare” la Groenlandia, sicuramente quello che emerge chiaramente è la volontà di avere influenza su quel territorio. Mi soffermo un attimo sulla questione militare perché – leggo sempre da Geopop – è strettamente collegata a quella geografica e gli Stati Uniti hanno già basi nell’isola. La Pituffik Space Base, che non è solo un aeroporto militare ma un nodo cruciale per il sistema di allerta missilistica, per il tracciamento di satelliti e per la sorveglianza dello spazio artico. Sono stata breve ma quello che vogliamo sottolineare, è come in questa storia ci siano tante similitudini con le questioni sarde: la presenza americana sulla nostra isola, la questione terre rare di cui si parla anche qua, il diritto all’autodeterminazione dei popoli negato in funzione di interessi altri. La settimana scorsa su S’Indipendente è uscito un articolo dal titolo “perché la Groenlandia può insegnare qualcosa alla Sardegna?” Realizzato dalla guida turistica e studiosa della Sardegna e delle sue intersezioni con la realtà che la circonda, Federica Marrocu. Le abbiamo chiesto di dirci perché il caso della Groenlandia ci dice qualcosa anche sulla situazione sarda. “Il dibattito sulla Groenlandia riguarda non solo il tema della difesa, ma anche quello dell’autodeterminazione dei popoli nelle ultime settimane Donald Trump ha ribadito che gli Stati Uniti dovrebbero in qualche modo controllare la Groenlandia per proteggere i propri interessi nazionali. ipotizzando anche di comprarla. In realtà gli Stati Uniti in Groenlandia ci sono già dagli anni 50 del novecento, quando hanno iniziato a costruire basi militari. Con lo scioglimento dei ghiacci e l’accesso a risorse come le terre rare fondamentali per la tecnologia e l’industria bellica l’isola è diventata ancora più strategica Una questione, quella delle terre rare di cui si è riparlato anche da noi per via della riapertura della miniera dei Silius. La strategia degli Stati Uniti sembra puntare a spingere la Groenlandia verso l’indipendenza per poi stringere accordi economici e militari diretti con gli Stati Uniti, appunto. La Groenlandia oggi è un territorio autonomo all’interno del regno di Danimarca fino al 1953 è stata una colonia. Dal 2009 esiste una legge che stabilisce le modalità con cui l’isola potrebbe ottenere l’indipendenza dalla Danimarca, tuttavia da allora i negoziati sulle condizioni concrete di un futuro rapporto con Copenaghen non sono mai stati avviati anche per le difficoltà di trovare alternative alla dipendenza economica che lega i due paesi. Alcuni governi europei in una dichiarazione congiunta hanno affermato che la Groenlandia appartiene al suo popolo, salvo poi specificare secondo quale gerarchia, perché spetta alla Danimarca e alla Groenlandia e sono a loro decidere sulle questioni che li riguardano. Circa l’89% della popolazione è composta da Inuit groenlandesi che hanno una propria lingua una storia, un rapporto con il territorio e non visione del mondo specifici. Sebbene non siano mancate le proteste di chi non intende scambiare un colonizzatore con un altro, c’è anche chi considera Trump un sostenitore dell’indipendenza dalla Groenlandia per la quale l’eredità coloniale è tutt’altro che una questione superata. Ancora oggi l’uso della lingua indigena in parlamento è vincolato delle restrizioni e nel sistema legale persistono differenze di trattamento tra groenlandesi e danesi. Sono considerati un retaggio pesante del rapporto coloniale con la Danimarca anche la sottrazione di bambini e bambine alle famiglie Inuit, test di idoneità genitoriale e soprattutto alla sterilizzazione forzata di migliaia di donne inuit tra gli anni 60 e 70 del novecento Dopo il 1953, inoltre con la modernizzazione forzata del paese, il tasso di suicidi aumentò drasticamente segno di una profonda infelicità e perdita di identità. un fenomeno che in Sardegna suona ahimè tristemente familiare. La complessa vicenda groenlandese è utile per riflettere sulla differenza tra colonialismo e colonialità. Se l’una è una condizione formale di dominio sfruttamento e violenza, l’altra è una forma di controllo che impedisce di autodeterminarsi anche quando sarebbe possibile attraverso un condizionamento pervasivo che rende la relazione di subalternità naturale la normalizza agendo in ogni aspetto della vita culturale economica e sociale. Visto da questa prospettiva, si capisce che il caso della Groenlandia non è isolato in Europa esistono realtà che pur non essendo formalmente colonie, vivono dinamiche di subalternità economica e culturale, oltre all’occupazione militare. La Sardegna rappresenta uno di questi casi dove però il dibattito sulla natura dei rapporti con l’Italia è minimizzato quando non invisibilizzato.”
Parliamo ora del fatto che il Consiglio dei Ministri ha deliberato il commissariamento della Regione Sardegna, insieme alle Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, le quali non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. Leggo da un articolo della giornalista Marzia Piga su cagliariToday la quale ci spiega come la comunicazione è arrivata dal ministero dell’Istruzione ricordando che il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente Governo, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca. Il mancato rispetto di questo adempimento infatti metterebbe a rischio le risorse già erogate. Facciamo però un passo indietro partendo da che cosa sia il dimensionamento scolastico. Sempre come riporta CagliariToday, si tratta del processo di pianificazione e riorganizzazione della rete delle istituzioni scolastiche sul territorio, finalizzato ad adeguare il numero e la distribuzione delle scuole alla popolazione studentesca, ai cambiamenti demografici e alle esigenze didattiche e organizzative. Attraverso il dimensionamento, le Regioni — in accordo con Province e Comuni — possono istituire, accorpare o sopprimere autonomie scolastiche. I motivi del netto “no” al dimensionamento da parte della Regione Sardegna arrivano dalle dichiarazioni dell’assessora regionale alla pubblica istruzione Ilaria Portas, la quale ha spiegato come “Nell’ultimo triennio nella nostra regione sono state già accorpate 36 autonomie scolastiche e un ulteriore taglio di 9 istituti sarebbe stato deleterio per realtà già in sofferenza. Nonostante la riorganizzazione della rete scolastica non preveda la chiusura di plessi e il trasferimento di alunni, l’assenza di un dirigente risulterebbe un colpo durissimo per le scuole sarde, che spesso già oggi, con la situazione attuale, registrano plessi in numero superiore a dieci e distribuiti in un territorio vasto e poco omogeneo”. “Abbiamo confermato al Consiglio dei Ministri la nostra volontà di mantenere le 232 autonomie scolastiche della Sardegna sottolineando quanto sia deleterio continuare a ragionare su una scuola basata solo su numeri e costi – conclude l’assessora Portas –. Continueremo a lavorare per una scuola basata sulla qualità e non sulla razionalizzazione dei costi perché la nostra regione ha un forte bisogno di puntare sulla qualità e la permanenza dei presidi esistenti per garantire un futuro alle nuove generazioni e non peggiorare gli indici di spopolamento e abbandono scolastico. Sulla scuola è necessario investire, non tagliare”. La questione è molto ampia, continueremo a seguirla e a tenervi come sempre aggiornati e aggiornate ma si tratta anche dell’ennesima azione che lascia l’amaro nella bocca di tanti e tante. Come ha scritto la nostra Michela Calledda attraverso i canali social della libreria La Giraffa, “le piccole scuole non sono un problema amministrativo ma sono presidi di comunità. In molti paesi sono l’ultimo servizio pubblico rimasto, di conseguenza trattare l’istruzione come una questione di numeri significa ignorare le disuguaglianze reali. Commissariare significa togliere ai territori la possibilità di decidere tenendo conto delle loro realtà”. Vedremo che cosa accadrà e nel frattempo continuiamo a credere in un diritto allo studio davvero accessibile e garantito, ovunque
Anche sul fronte sanità continuano ad arrivare notizie non propriamente positive, con la nostra Regione tra le peggiori d’Italia sui dati del 2023. Il monitoraggio ufficiale del Ministero della Salute, effettuato attraverso gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg), restituisce l’immagine di una sanità ancora profondamente in crisi. Leggo da un articolo de La Nuova Sardegna che riporta come nel 2023, ultimo anno disponibile, per quanto riguarda i numeri del ministero della Salute sui Livelli essenziali di assistenza, il punteggio medio italiano complessivo raggiunge quota 226 punti su 300. Ecco, nel report di Gimbe però quello che emerge è che la Sardegna si ferma invece a soli 192 punti. Il dato complessivo è la sintesi di tre aree chiave. Nella prevenzione collettiva nella sanità pubblica l’isola totalizza 65 punti, ben 33 in meno rispetto alle regioni che guidano la classifica; la musica non cambia per quanto l’assistenza distrettuale, il livello che dovrebbe garantire prossimità di cure nel territorio: qui la Sardegna ottiene 67 punti, 29 in meno rispetto al Veneto, primo in classifica. Ma il dato più critico emerge invece per quando riguarda l’area ospedaliera: con 60 punti la Sardegna si colloca al penultimo posto a livello italiano, accumulando uno scarto di 37 punti sulla autonoma di Trento, che guida questo indicatore. Nel frattempo, notizia recente è anche quella che ha visto l’approvazione da parte della Giunta Regionale di ulteriori risorse finalizzate allo smaltimento delle liste d’attesa e al contrasto della carenza di personale sanitario. “Ridurre le liste d’attesa e garantire risposte tempestive ai bisogni di salute dei cittadini è una priorità assoluta per la Regione “, ha sottolineato la Presidente Alessandra Todde, assessora ad interim della Sanità. I dati però, al di là delle classifiche, continuano a porre una questione di fondo, che riguarda anche in questo caso il pieno esercizio del diritto alla salute in Sardegna e la capacità del sistema di garantire livelli di assistenza uniformi sul territorio. Una questione che continueremo a seguire con attenzione.
Sette comuni uniti in Ogliastra per la tutela e la promozione del sardo con attività nelle scuole, corsi di lingua, documentari sui riti tradizionali e servizi a cittadine e cittadini. Leggo da un’articolo della giornalista Federica Melis sull’Unione Sarda, la quale ci racconta l’avvio dello sportello linguistico sovracomunale “Dae su connottu a su benidore “ con il comune di Locri come capofila insieme a Bari Sardo, Cardedu, Lanusei, Azana, Elini e Ilbono. Lo scopo del progetto è quello di integrare la lingua sarda nella vita quotidiana, istituzionale e educativa delle comunità coinvolte, con consulenze a enti e cittadini, traduzioni di atti amministrativi e supporto alla comunicazione pubblica, il tutto volto come anticipavamo a rafforzare l’uso del sardo. Ad essere previsti sono anche laboratori in sardo e un percorso formativo che toccherà temi come archeologia, ambiente storie locale ma anche educazione alle emozioni e prevenzione al bullismo. Un progetto che mira quindi a riportare il sardo al centro delle pratiche educative, istituzionali e più in generale sociali, promuovendone l’uso come strumento vivo di comunicazione e di trasmissione culturale.
Sardegna che cambia è il 7° portale regionale aperto da Italia che cambia. Nella rassegna stampa settimanale, oltre alle principali notizie raccontiamo gli articoli usciti sul portale sardo, vediamoli insieme:
Lunedì abbiamo inaugurato la nostra settimana di pubblicazioni con un articolo che ha per tutti e tutte noi una valenza molto importante. Si tratta della testimonianza anonima di una volontaria delle brigate internazionali per la Cisgiordania, che ci porta nel cuore di una terra dove (anche) ogni raccolta di olive diventa un atto di coraggio e di lotta. La tragica morte di Issam Jihad Ma’ala, 13 anni, ucciso durante una violenta aggressione dei coloni israeliani e dell’esercito israeliano durante la raccolta delle olive, testimonia, ancora una volta, quanto sia alto il prezzo di questa resistenza. In un contesto di distruzioni sistematiche, di terre violate, confiscate e di oppressioni quotidiane, le famiglie palestinesi custodiscono con fierezza le tradizioni e la loro identità, minate da chi mira a cancellare ogni traccia di presenza e di storia, alimentando un’ingiusta narrazione di terra vuota. I volontari e le volontarie come A., tra ostacoli e aggressioni, continuano a testimoniare, a condividere le storie di chi resiste con dignità e fermezza. Non perdetevi questa testimonianza e soprattutto, non smettiamo di pensare ai popoli oppressi, come quello palestinese. La trovate su www.sardegnachecambia.org
Con Maurizio Onnis sindaco di Villanovaforru e penna della nostra redazione, martedì abbiamo fatto il punto sulla questione energetica in Sardegna, partendo da una considerazione: da qualunque parte la si guardi, lo Stato ha messo la Regione Sardegna nell’angolo. Ma su cosa si gioca questa “partita”? Lo Stato italiano e la Corte costituzionale stanno stringendo le maglie sul controllo delle decisioni energetiche dell’Isola, lasciando nessun margine di manovra e rischiando di trasformare la Sardegna in una piattaforma energetica del continente. Vi leggo una parte dell’articolo ma l’invito è a dare un’occhiata all’intero approfondimento, sempre sul nostro sito. Apro le virgolette: Non c’è molto da girarci attorno, perché comunque la si guardi la conclusione è la stessa: sulla questione energetica, lo Stato ha messo la Regione Sardegna nell’angolo. Il Consiglio dei Ministri e la Corte costituzionale, agendo in continuità, hanno tolto ogni spazio d’azione e discrezionalità a Giunta e Consiglio regionale sardi. Hanno levato l’aria alle istituzioni dell’Isola, tanto che adesso la domanda è una sola: c’è la possibilità di recuperare libertà e capacità decisionali sul tema dell’energia? Si tratta, per la Sardegna, di una partita dal valore esistenziale. O ne emergiamo capaci di autodeterminarci o precipitiamo in una dimensione neocoloniale, da piattaforma energetica del continente. Non ci sono alternative.
Il dibattito sull’arrivo in Sardegna di persone detenute al regime 41-bis dal continente, punta le luci sulle criticità delle istituzioni e sulla gestione complessiva del sistema penitenziario. Tra le ricadute più evidenziate ci sono quelle legate alle presunte infiltrazioni mafiose: ibadite a più voci e a più riprese. In merito anche la stessa presidente Todde si è detta «spaventata» per le possibili infiltrazioni della mafia in Sardegna : «L’arrivo dei detenuti 41-bis lo pagheranno tutti i sardi. I detenuti non arriveranno soli, verranno anche familiari, parenti e amici». Per Claudia Camarda però, assistente sociale nuorese, il binomio quasi dato per perfetto tra detenuti al 41-bis e minaccia per sicurezza dei territori che li ospita ha come esito la trasmissione di “un’incapacità amministrativa”. Il rischio è inoltre quello di cadere in una narrazione che disumanizza le persone detenute e ignora problemi reali come il sovraffollamento, le carenze di personale e le fragilità del sistema sanitario. Una cornice in cui a emergere è anche un’altra domanda: se spostare le persone al 41-bis in un territorio comporta il timore di eventuali infiltrazioni mafiose nel luogo, il regime del 41 bis (che realtà come Amnesty International hanno definito come inumano e degradante) nella sua finalità di rescissione dei collegamenti della persona detenuta con la criminalità organizzata, serve? Abbiamo parlato di questo mercoledì attraverso un’intervista della nostra Lisa Ferreli a Claudia Camarda. L’esito è una riflessione che prende in considerazione la gestione complessiva del sistema carcerario e le sue implicazioni sociali e territoriali, da leggere.
Giovedì infine la nostra Sara Brughitta ci ha raccontato una bella storia. Siamo A Capoterra, dove l’azienda agricola Planu e Mesu porta avanti da generazioni un modello di agricoltura lenta e consapevole, in cui il cibo non è solo nutrimento, ma un racconto di stagionalità, territorio e rispetto. E con Silvia Medda è nato l’agriturismo vegetariano, frutto di una rilettura, o meglio, di un ritorno alla tradizione contadina, fatta di preparazioni che richiedono tempo e cura. Planu e Mesu è una storia di cambiamento personale, di sostenibilità, ma soprattutto un’esperienza che cerca di unire lavoro, etica, tempo e sopravvivenza. «Ogni generazione ha portato delle innovazioni», racconta Medda. «Necessarie perché i tempi cambiano, ma anche perché ogni innovazione porta con sé un messaggio». Come quello di farsi agriturismo sì, ma vegetariano. Una realtà di cui seguiremo sicuramente l’evoluzione, nel frattempo trovate l’articolo come sempre su www.sardegnachecambia.org
E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola, vediamoli insieme:
- Ecologia, diritto alla città e diritto alla casa: tre temi legati strettamente. Per quattro lunedì consecutivi, dal 19 gennaio al 9 febbraio, l’associazione ecologista Mesu parla ancora una volta di giustizia sociale, con un ciclo di attività e proiezioni che avranno luogo nella Parrocchia di Sant’Eulalia, a Cagliari. Si parte Lunedì 19 gennaio con la presentazione del libro ‘Abitare in affitto. Le nuove frontiere dell’estrattivismo immobiliare’ di Chiara Davoli e Stefano Portelli, e poi la proiezione del film ‘Esseri urbani’ di Mariasole Caio, Marco Occhionero, Camilla Parodi, Simone Pontini. Lunedì 26 gennaio ci sarà la proiezione di ‘Recinti urbani’ di Francesco Cerrone, Lunedì 2 febbraio, spazio invecel film ‘Good Buy Roma’ di Margherita Pisano e Gaetano Crivaro, che rappresenta l’occupazione abitativa di Porto Fluviale a Roma, e ‘Le case che eravamo’, cortometraggio di Arianna Lodeserto che ha come protagonista la storia e il destino dell’edilizia popolare pubblica italiana. Lunedì 9 febbraio il ciclo si chiude con la proiezione di A început ploaia’, film di Michele Lancione, che testimonia le lotte contro lo sgombero e le pratiche di resistenza messe in atto da una comunità Rom a Bucharest. Una serie di eventi da non perdere, trovate tutte le info sui canali social dell’associazione Mesu
- Vi parlo adesso di una mostra che verrà inaugurata venerdì 23 gennaio al Museo Archeologico di Villanovaforru e sarà visitabile dal martedì alla domenica, sino al 5 febbraio, con ingresso gratuito. Sto parlando della mostra “In donna veritas”, personale di Ugo Capua. Si tratta di un progetto di Cromatria che nasce da una riflessione: come raccontare la Sardegna e la Donna sarda senza limitarsi alla riproduzione fedele dei dettagli, evitando l’ennesima citazione decorativa? Una mostra che vi consigliamo di vedere, insieme alla visita completa al Museo Archeologico di Villanovaforru che per chi non lo conoscesse, è molto interessante!
- Mi sposto infine nel nord sardegna perché prosegue al Cine Teatro Astra di Sassari l’appuntamento con la 35esima edizione del Festival Etnia e Teatralità, organizzato dalla Compagnia Teatro Sassari. Sabato 17 gennaio alle ore 20:30 la compagnia Quinte emotive presenta lo spettacolo “Il filo di Teseo” di Fabrizio Carta. In una casa che diventa il rifugio e insieme il labirinto di emozioni e ricordi, si intrecciano le vite di: Nello, Carla, Mary e François. Lo spettacolo racconta una storia di legami familiari, fragilità e speranza, dove la quotidianità si scontra con l’ombra di una malattia che confonde il passato con il presente. “Il filo di Teseo” affronta con delicatezza l’Alzheimer in accordo con l’Associazione Alzheimer Sassari, infatti durante la serata potrà essere devoluta una quota a sostegno e per le finalità dell’Associazione stessa. Tra dialoghi ironici, momenti di tensione e frammenti di commozione profonda, il testo esplora i conflitti familiari, i rimpianti e l’amore incondizionato che tiene unita una famiglia anche nei momenti più difficili. Un evento prezioso, se potete andateci
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